C’è una spiaggia nel sud della Toscana che non ha ombrelloni, non ha bar, non ha strade che la raggiungono. Per arrivarci bisogna camminare, attraversare la macchia mediterranea, salire sulle scogliere delle colline dell’Uccellina e poi scendere verso il mare. Il trekking Cala di Forno, all’interno del Parco della Maremma, è uno di quei percorsi che giustificano da soli un viaggio in Toscana — non per la facilità, ma per quello che si trova alla fine.
Dentro il Parco della Maremma: un paesaggio che non assomiglia a nessun altro
Il Parco della Maremma, in provincia di Grosseto, è uno dei pochi tratti di costa italiana rimasti davvero integri. Niente sviluppo edilizio, niente villaggi turistici addossati alla spiaggia. Il parco protegge una fascia di territorio che comprende le colline dell’Uccellina, la pianura retrostante, le pinete e una linea costiera che alterna spiagge sabbiose a falesie rocciose.
Muoversi qui significa accettare le regole del parco: accesso controllato, percorsi segnalati, nessuna possibilità di raggiungere certi angoli se non a piedi. Cala di Forno è il caso più estremo in questo senso — una spiaggia raggiungibile esclusivamente via sentiero o via mare, senza alternative motorizzate. È questa inaccessibilità a renderla quello che è.
Il sentiero A4: come si arriva a Cala di Forno
Il percorso ufficiale è l’itinerario A4, catalogato dal parco tra i sentieri a piedi. Il punto di partenza pedonale è la Casetta dei Pinottolai. Chi invece preferisce iniziare in bicicletta può partire da Marina di Alberese o da Alberese, percorrendo la strada degli ulivi fino a Collelungo, dopodiché il tratto finale verso Cala di Forno è esclusivamente a piedi.
Il sentiero attraversa la Valle Calda, sul versante meridionale delle colline dell’Uccellina. Il nome non è casuale: questa parte del parco è riparata dai venti del nord e tende a raccogliere calore, rendendo il microclima particolarmente secco e mediterraneo. La vegetazione che si incontra lungo il cammino è quella tipica della macchia mediterranea — cisto, rosmarino, lentisco, con i profumi che cambiano a seconda dell’ora e della stagione.
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A un certo punto il sentiero sale sulle falesie delle colline dell’Uccellina, regalando viste sul mare aperto e sulla spiaggia di Collelungo. È uno di quei momenti in cui ci si ferma non perché si sia stanchi, ma perché il panorama lo richiede.
Cala di Forno: cosa aspettarsi (e cosa non trovare)
Definita da chi la conosce la spiaggia più selvaggia della Maremma, Cala di Forno non ha nulla di quello che ci si aspetta normalmente da una spiaggia toscana d’estate. Nessun servizio, nessuna struttura, nessuna organizzazione turistica. Quello che c’è è il mare, la roccia, la sabbia, e il silenzio relativo di un luogo che richiede impegno per essere raggiunto.
Proprio questa difficoltà di accesso funziona da filtro naturale: chi arriva a Cala di Forno ha già camminato, ha già scelto di rinunciare alla comodità. Il risultato è un ambiente in cui la fauna selvatica del parco si muove senza eccessive interferenze umane, e in cui l’esperienza balneare — se così si può chiamare — ha una qualità diversa rispetto a qualsiasi spiaggia attrezzata.
Vale la pena sottolineare che non esiste un’alternativa stradale: non è una di quelle spiagge “semi-selvagge” raggiungibili con una breve camminata dal parcheggio. L’accesso via mare è possibile, ma anche in quel caso si resta fuori dai servizi tipici. Portare acqua, cibo e tutto il necessario è indispensabile.

Quando andare e come organizzarsi
Il sentiero A4 per il trekking Cala di Forno ha una storia recente di chiusure e riaperture legate alla gestione del parco: l’itinerario è stato riaperto il 29 gennaio 2026, dopo un periodo di sospensione. Prima di pianificare qualsiasi uscita, è quindi fondamentale verificare lo stato attuale del percorso direttamente sul sito ufficiale del parco.
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In termini di stagionalità, la primavera e l’inizio dell’autunno offrono condizioni ideali per un’escursione di questo tipo: temperature più gestibili rispetto all’estate, luce più morbida, e la macchia mediterranea nella sua espressione più viva. L’estate, pur essendo la stagione balneare per eccellenza, può rendere il percorso particolarmente impegnativo nella Valle Calda, esposta al sole e con poca ombra nei tratti aperti.
L’accesso al parco è regolamentato: è necessario acquistare il biglietto d’ingresso e, in certi periodi, prenotare in anticipo. Le informazioni aggiornate su orari, tariffe e disponibilità si trovano sul sito ufficiale del Parco della Maremma.
Cosa mettere nello zaino per il trekking marittimo
Un percorso come questo richiede una preparazione minima ma concreta. Ecco i punti essenziali:
- Acqua in abbondanza: non ci sono fonti lungo il sentiero né punti di rifornimento alla spiaggia.
- Scarpe da trekking con suola adatta a terreni misti — roccia, terra battuta, tratti sabbiosi.
- Protezione solare efficace, soprattutto per i tratti in quota sulle falesie.
- Cibo a sufficienza per l’intera giornata, inclusa la sosta in spiaggia.
- Un cambio leggero se si intende fare il bagno.
- Sacchetti per i rifiuti: in un parco naturale protetto, non si lascia nulla.
Il percorso non è tecnicamente difficile, ma richiede una buona condizione fisica di base, soprattutto per via del dislivello nella parte che risale le colline dell’Uccellina e del caldo che può accumularsi nella Valle Calda nelle ore centrali.
Cala di Forno è il tipo di posto che non si dimentica facilmente — non per qualcosa di straordinario che offre, ma per quello che non ha. In un’epoca in cui quasi ogni spiaggia italiana ha il suo stabilimento, il suo chiosco e la sua playlist, arrivare qui a piedi, con le gambe che ricordano il sentiero percorso, è un’esperienza che vale da sola il viaggio in Maremma.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
