Pensione di reversibilità e assegno sociale, requisiti richiesti (fonte_Facebook:Inps)(www.travelblog.it)
Pensioni, buone notizie: oltre alla reversibilità arriva anche l’assegno sociale. Ma attenzione — non per tutti e non senza condizioni. Se hai perso il tuo coniuge e ti stai chiedendo se puoi contare su un doppio sostegno economico dallo Stato, la risposta è: sì, è possibile, ma solo se rientri in parametri ben precisi. Scopriamo insieme come funziona, a quanto ammonta e cosa devi fare per non perdere nemmeno un euro a cui hai diritto.
Pensione di reversibilità e assegno sociale: due pilastri del sistema previdenziale italiano
Il sistema previdenziale italiano offre, a chi si trova in difficoltà dopo la perdita di un familiare, due importanti forme di sostegno economico che, in determinate circostanze, possono essere percepite contemporaneamente. Questi benefici, sebbene cumulabili, sono soggetti a regole specifiche e limitazioni che è fondamentale conoscere per sfruttare appieno quanto previsto dalla legge. Di seguito esploreremo le caratteristiche principali di questi due aiuti e le condizioni necessarie per accedervi.
Cos’è la pensione di reversibilità e chi può richiederla
La pensione di reversibilità è un trattamento riconosciuto dall’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) ai familiari superstiti di un pensionato o di un assicurato deceduto. Questo sostegno è cruciale in un contesto in cui la perdita di un congiunto può generare gravi difficoltà economiche. Le percentuali spettanti variano in base alla composizione del nucleo familiare superstite:
- Il coniuge superstite ha diritto al 60% della pensione goduta in vita dal titolare.
- Un figlio unico superstite (minore, studente o inabile) può ricevere il 70%.
- In assenza del coniuge, se ci sono due figli superstiti, questi hanno diritto all’80% della pensione del genitore deceduto.
- Se ci sono tre o più figli, spetta loro il 100%.
Recentemente, la Corte Costituzionale ha esteso il novero dei beneficiari, includendo anche i nipoti maggiorenni orfani e riconosciuti inabili al lavoro, che vivono a carico del pensionato defunto. Queste modifiche mirano a garantire una maggiore equità e supporto ai familiari in difficoltà.
Cos’è l’assegno sociale e quando spetta
L’assegno sociale è una forma di sostegno economico pensata per chi si trova in situazioni di disagio economico e non dispone di redditi sufficienti per vivere dignitosamente. Non si tratta di una pensione in senso stretto, ma di un intervento assistenziale: per questo motivo, la sua concessione dipende interamente dalla situazione economica del richiedente. Per accedere a questo beneficio è necessario soddisfare i seguenti requisiti:
- Avere almeno 67 anni di età.
- Essere cittadino italiano o comunitario residente in Italia (o extracomunitario con permesso di lungo soggiorno).
- Presentare un reddito annuale non superiore alle soglie stabilite dall’INPS per l’anno in corso — soglie che vengono aggiornate periodicamente in base alla rivalutazione ISTAT.

L’importo mensile dell’assegno sociale viene rivalutato ogni anno dall’INPS sulla base degli indici ISTAT: è sempre consigliabile verificare il valore aggiornato direttamente sul sito ufficiale dell’istituto o rivolgendosi a un patronato. È importante ricordare che l’assegno sociale è un intervento assistenziale: se un vedovo percepisce una pensione di reversibilità, questa viene considerata parte del reddito complessivo e potrebbe influire sulla possibilità di ricevere l’assegno sociale.
Pensioni, buone notizie: oltre alla reversibilità arriva anche l’assegno sociale, ma solo a queste condizioni
Eccola, la domanda che in tanti si pongono: è davvero possibile ricevere sia la pensione di reversibilità sia l’assegno sociale? La risposta è sì, ma solo a condizioni precise. La chiave di tutto è il reddito complessivo: poiché la reversibilità viene conteggiata come reddito ai fini dell’assegno sociale, il cumulo è ammesso soltanto quando l’importo della reversibilità rimane al di sotto della soglia reddituale prevista dall’INPS.
Come funziona il cumulo in pratica: un esempio concreto
Immagina di essere un vedovo che percepisce una pensione di reversibilità di 300 euro al mese e di non avere altri redditi. In questo caso, potresti richiedere l’assegno sociale e beneficiare di un’integrazione che colma la differenza fino all’importo pieno previsto dall’INPS. Il risultato? Un reddito mensile complessivo più stabile e dignitoso, costruito sommando i due trattamenti.
Tuttavia, se la pensione di reversibilità supera la soglia reddituale stabilita, l’accesso all’assegno sociale diventa impossibile o parziale. La logica è semplice: lo Stato interviene per garantire un minimo vitale a chi non ce la fa da solo, non per integrare chi già dispone di un reddito sufficiente.
Le condizioni imprescindibili per ottenere entrambi i benefici
Per poter contare su questo doppio sostegno, è necessario che si verifichino tutte le seguenti condizioni:
- Età minima di 67 anni: requisito anagrafico inderogabile per l’assegno sociale.
- Reddito complessivo sotto soglia: la pensione di reversibilità percepita, sommata a eventuali altri redditi, non deve superare il limite fissato dall’INPS per l’anno in corso.
- Residenza stabile in Italia: l’assegno sociale è riservato a chi risiede effettivamente e continuativamente nel territorio nazionale.
- Assenza di altri redditi significativi: affitti, rendite finanziarie o altri trattamenti pensionistici concorrono al calcolo del reddito e possono precludere l’accesso al beneficio.
Come fare domanda: il ruolo del patronato
Se pensi di avere i requisiti per ricevere entrambi i trattamenti, il primo passo è rivolgerti a un patronato o direttamente a una sede INPS. Gli operatori potranno analizzare la tua situazione reddituale nel dettaglio, calcolare l’eventuale integrazione spettante e guidarti nella presentazione della domanda online tramite il portale INPS. Non aspettare: i benefici non vengono erogati retroattivamente oltre certi limiti, e ogni mese perso è un mese di sostegno a cui potresti avere diritto.
FAQ: le domande più frequenti su reversibilità e assegno sociale
Posso ricevere la pensione di reversibilità e l’assegno sociale contemporaneamente?
Sì, è possibile, ma solo se il tuo reddito complessivo — inclusa la reversibilità — rimane al di sotto della soglia reddituale prevista dall’INPS per l’assegno sociale. In quel caso, l’assegno integra la differenza fino all’importo pieno stabilito.
La pensione di reversibilità viene conteggiata come reddito per l’assegno sociale?
Sì. L’INPS considera la reversibilità come reddito a tutti gli effetti ai fini del calcolo della soglia per l’assegno sociale. Più alta è la reversibilità percepita, minore sarà l’integrazione — fino ad azzerarsi se si supera il limite.
A che età si può richiedere l’assegno sociale?
L’assegno sociale è accessibile a partire dai 67 anni di età, indipendentemente dalla storia contributiva del richiedente.
Chi può aiutarmi a capire se ho diritto a entrambi i benefici?
Il modo più semplice e gratuito è rivolgersi a un patronato (INCA, ACLI, CAF, ecc.) o a una sede territoriale dell’INPS. Questi enti offrono consulenza gratuita e possono presentare la domanda per tuo conto.
I nipoti possono beneficiare della pensione di reversibilità?
Sì, grazie a una recente sentenza della Corte Costituzionale, anche i nipoti maggiorenni orfani e inabili al lavoro che vivevano a carico del pensionato defunto possono accedere alla pensione di reversibilità.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
