Selezione di distillati premium su un bancone di cocktail bar, simbolo di consumi più selettivi nel mercato degli spirits.
Il mercato italiano degli spirits ha chiuso il 2025 con volumi in calo e consumi più selettivi, ma nel primo semestre 2026 i distributori indipendenti registrano segnali di ripresa, dopo mesi condizionati anche dai timori legati alle nuove sanzioni del Codice della Strada sulla guida in stato di ebbrezza. Il quadro, raccontato dagli operatori del settore, resta frammentato: meno quantità vendute, più attenzione alla qualità, canale fuoricasa sotto pressione e consumatori più prudenti nella spesa.
Spirits, un mercato diviso tra calo dei volumi e ricerca della qualità
Il dato che attraversa il comparto è chiaro: gli spirits in Italia non stanno arretrando tutti allo stesso modo, ma il consumo cambia forma. I distributori parlano di una domanda più mirata, meno legata all’acquisto d’impulso e più orientata verso prodotti riconoscibili, spesso di fascia alta. Non è solo una questione di prezzo. È cambiato il modo in cui si beve, nei locali e a casa.
Il 2025, secondo le indicazioni raccolte tra alcuni operatori indipendenti, si è chiuso con un saldo in chiaroscuro. Da una parte la flessione dei volumi, dall’altra la tenuta — in alcuni casi la crescita — dei marchi premium e delle categorie più dinamiche. A pesare, nei primi mesi dell’anno scorso, era stato anche il clima di incertezza generato dalle modifiche al Codice della Strada, con sanzioni più severe per chi guida dopo aver bevuto. Un effetto psicologico, prima ancora che commerciale, come raccontano diversi operatori.
Nel fuoricasa, bar, ristoranti e locali hanno dovuto fare i conti con clienti più cauti. “Si ordina meno, ma si sceglie meglio”, è la sintesi che circola tra chi vende a cocktail bar ed enoteche. Eppure il primo semestre 2026, complice il confronto con un avvio 2025 debole, sta restituendo qualche margine di respiro.
Rinaldi tiene sugli spirits e cresce con vini e Champagne
Tra gli operatori osservati c’è Rinaldi, casa bolognese con un fatturato superiore ai 22 milioni di euro, che ha archiviato il 2025 con un calo inferiore al 3%. Una flessione contenuta, in un anno complicato. Nel primo semestre 2026, spiegano dall’azienda, la parte spirits sta tenendo, mentre il comparto vini mostra un andamento migliore, soprattutto grazie agli Champagne.
Dentro la categoria, però, le differenze sono nette. Rum e whisky di fascia media accusano una contrazione, mentre agave, gin e vodka mostrano segnali positivi. “I brand più tradizionali si trovano in maggiore difficoltà”, ha osservato la direttrice marketing Valentina Ursic, indicando invece una migliore performance per le nicchie più moderne e capaci di parlare a un pubblico nuovo.
Il punto, per Rinaldi, non è soltanto aggiungere etichette al portafoglio. Serve intercettare un consumatore che legge, confronta, chiede informazioni al banco. In molti casi arriva al locale sapendo già cosa vuole assaggiare. Solo allora il distributore riesce a trasformare la selezione in valore, non in semplice assortimento.
Spirits & Colori cresce con i nuovi brand, ma pesa il ritardo della stagione
Un percorso diverso è quello di Spirits & Colori, che realizza oltre 3 milioni di euro di fatturato nell’alta gradazione, all’interno di un gruppo da circa 13 milioni a prevalenza vino. L’azienda ha chiuso il 2025 con una crescita del 5,2%, sostenuta soprattutto dai nuovi marchi inseriti in portafoglio. “Circa il 40% del fatturato 2025 deriva da brand lanciati negli ultimi due anni”, ha spiegato Gabriele Rondani, direttore commerciale e marketing.
Questo ricambio, secondo Rondani, ha permesso di chiudere l’anno in crescita “nonostante il contesto”. Nel primo semestre 2026 il confronto tendenziale è favorevole, perché l’inizio del 2025 aveva risentito dell’effetto legato al nuovo Codice della Strada. Ma non tutto fila liscio. L’arrivo del caldo, paradossalmente, non ha dato la spinta attesa al consumo di alcolici.
“La stagione turistica è partita in ritardo, soprattutto nelle località balneari del Sud”, ha spiegato Rondani. Le temperature alte hanno favorito soft drink e bevande a basso contenuto alcolico, più facili da ordinare nelle ore calde. In quel momento, per molti locali, il cocktail classico ha lasciato spazio a scelte più leggere. Resta poi l’incognita dei costi, legata anche alle tensioni in Medio Oriente, che potrebbe comprimere i margini nei prossimi mesi.
Mavolo punta sull’Anthology e sui marchi premium
Anche Mavolo ha chiuso il 2025 con un risultato positivo, pari a circa +5%, attribuito in larga misura alla linea Anthology, progetto dedicato alla selezione e distribuzione in esclusiva di brand premium. Una scelta coerente con un mercato che compra meno in quantità, ma premia prodotti con identità chiara. “È un risultato che consideriamo significativo”, ha spiegato la marketing manager Chiara Pigini, ricordando il contesto di consumi più selettivi e un cliente finale più attento alla spesa.
Il primo semestre 2026, secondo l’azienda, conferma questa tendenza. Non una corsa generalizzata, piuttosto una crescita costruita su proposte mirate, formazione dei clienti e presidio del canale specializzato. Nei locali, raccontano gli operatori, il consumatore chiede sempre più spesso origine, metodo produttivo, abbinamenti. Domande concrete. E il prezzo, oggi, si giustifica solo se il prodotto ha una storia credibile.
Il quadro resta quindi prudente, ma meno pesante rispetto a un anno fa. Il mercato degli spirits continua a fare i conti con volumi sotto pressione, nuove abitudini di consumo e un fuori casa più fragile. Allo stesso tempo, però, i distributori che hanno investito su innovazione di portafoglio, marchi contemporanei e fascia alta intravedono uno spazio di crescita. Non per tutti. Ma per chi ha letto prima il cambio di passo, sì.
