Nel parco di Sonsbeek, ad Arnhem, qualcosa di insolito accade ogni volta che la rassegna torna: gli alberi diventano cornice, i vialetti si trasformano in percorsi di visita, e lo spazio pubblico smette di essere semplice sfondo per diventare protagonista. È quello che sta accadendo anche adesso, con Sonsbeek Arnhem 2026, la tredicesima edizione di quella che è riconosciuta come la più antica rassegna ricorrente di arte all’aperto d’Europa — un appuntamento che dura fino all’11 ottobre 2026 e che, quest’anno più che mai, interroga il significato di condividere uno spazio comune.
Una storia che comincia nel 1949
Non molte manifestazioni artistiche possono vantare una continuità come quella di Sonsbeek. Sonsbeek Art Projects organizza mostre d’arte all’aperto nel parco di Arnhem dal 1949, costruendo nel tempo una tradizione che ha saputo rinnovarsi senza perdere il legame con il luogo. Il parco stesso — con i suoi pendii, i laghetti e le radure — non è mai stato soltanto una location: è una presenza attiva, capace di dialogare con le opere e di cambiarle in base alla luce, alla stagione, al modo in cui i visitatori vi si muovono dentro.
Quella del 2026 è la tredicesima edizione, un numero che porta con sé decenni di sperimentazione artistica in uno spazio pubblico aperto a tutti — non a pagamento dentro un museo, non riservato a pochi, ma accessibile a chi semplicemente attraversa il parco.
Il tema: lo spazio condiviso come atto politico
Il titolo scelto per questa edizione è una frase in olandese: Ik hoef geen tuin, ik deel een park. La scelta di mantenerlo nella lingua originale non è casuale: c’è qualcosa di deliberatamente radicato nel territorio, quasi a voler sottolineare che il discorso parte da qui, da questo parco, da questa città.
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Il tema tocca la questione dello spazio collettivo — chi lo abita, chi lo attraversa, chi ne ha diritto. In un’epoca in cui le città si frammentano tra spazi privatizzati e recintati, l’idea di un parco come bene comune assume una risonanza che va ben oltre l’estetica. Le curatrici Amira Gad e Christina Li hanno costruito un programma che mette al centro questa tensione, coinvolgendo circa venti artisti provenienti dai Paesi Bassi e dall’estero.
Le curatrici e la squadra creativa
Amira Gad e Christina Li sono le curatrici di questa edizione, affiancate da Berber Meindertsma nel ruolo di curatrice assistente e da Orlando Maaike Gouwenberg come commissario. È una squadra che unisce prospettive diverse e che ha lavorato per costruire un dialogo tra le opere e il contesto specifico di Sonsbeek — non una mostra trasportabile altrove, ma qualcosa pensato per esistere esattamente qui.
Tra gli artisti in mostra figura Alvaro Barrington, nome già affermato sulla scena internazionale, a conferma che Sonsbeek continua ad attrarre artisti di rilievo globale pur mantenendo un profilo fortemente legato alla dimensione pubblica e comunitaria.

Perché Arnhem vale il viaggio
Arnhem non è una delle mete olandesi più frequentate dai turisti italiani, che tendono a concentrarsi su Amsterdam, Utrecht o Maastricht. Eppure la città ha una sua personalità distinta: è una capitale del design nei Paesi Bassi, con una scena creativa vivace e un centro storico che porta ancora i segni — e la memoria — della Battaglia di Arnhem del 1944. Questa stratificazione storica non è irrilevante rispetto al tema della rassegna: il rapporto tra spazio pubblico, memoria collettiva e identità di una comunità è tutt’altro che astratto in una città come questa.
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Il parco di Sonsbeek si trova nella parte nord della città, facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta dal centro. Arnhem è collegata ad Amsterdam con treni frequenti, con un tempo di percorrenza di circa un’ora. Da lì, muoversi verso il parco è semplice.
Quando andare e come organizzarsi
La rassegna è aperta dal 2 luglio all’11 ottobre 2026, un arco temporale che copre l’estate e buona parte dell’autunno. I mesi di settembre e ottobre offrono condizioni particolarmente interessanti per visitare il parco: la luce cambia, i colori del fogliame si trasformano, e il numero di visitatori tende a diminuire rispetto al picco estivo. Per chi vuole abbinare la visita a un weekend nei Paesi Bassi, Arnhem si presta bene a un soggiorno di due giorni, con la mattina dedicata al parco e al pomeriggio per esplorare la città.
Ulteriori informazioni sul programma sono disponibili sul sito della Biennial Foundation, che ha documentato l’apertura della rassegna con dettagli sul programma e sugli artisti coinvolti.
Sonsbeek Arnhem 2026 è uno di quegli eventi che funzionano proprio perché non cercano di essere spettacolari a tutti i costi. La forza sta nell’idea di fondo: l’arte non come oggetto da contemplare in silenzio, ma come presenza dentro uno spazio che appartiene a tutti, che si attraversa, che cambia con le stagioni e con chi lo abita. Vale la pena andarci, e vale la pena farlo con il tempo necessario per fermarsi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
