Preparazione di un vaccino in ambulatorio pediatrico, tema centrale nella prevenzione della difterite.
La difterite, malattia infettiva acuta causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, può colpire a ogni età ma riguarda soprattutto i bambini non vaccinati, ricorda oggi l’Istituto superiore di sanità sul proprio sito, richiamando l’attenzione sulla prevenzione perché la tossina prodotta dal microrganismo può danneggiare organi e tessuti e, nei casi più gravi, mettere a rischio la vita.
Difterite, che cos’è e perché resta una malattia da non sottovalutare
La difterite è provocata da un batterio che, una volta entrato nell’organismo, rilascia una tossina difterica capace di colpire localmente i tessuti e di diffondersi, attraverso il sangue, verso organi vitali. L’Iss spiega che la forma più diffusa interessa gola, naso e tonsille, mentre un’altra variante, presente soprattutto nelle aree tropicali, provoca lesioni cutanee e ulcere della pelle.
Il quadro clinico, almeno nelle fasi iniziali, può sembrare quello di una comune infezione delle vie respiratorie. Eppure il passaggio è rapido: entro pochi giorni possono comparire membrane grigiastre sulla gola, margini infiammati, difficoltà a respirare. In rari casi, aggiunge l’istituto, l’infezione può coinvolgere anche congiuntiva o apparato genitale.
Secondo gli esperti, nei Paesi a clima temperato la trasmissione tende a concentrarsi nei mesi invernali, quando i contatti ravvicinati aumentano. Il punto, però, resta la copertura vaccinale: “Per quanto possa colpire a qualsiasi età, riguarda essenzialmente i bambini non vaccinati”, si legge nella scheda dell’Istituto superiore di sanità.
Trasmissione e sintomi: dal mal di gola alla membrana grigiastra
La difterite si trasmette soprattutto per contatto diretto con una persona infetta, attraverso secrezioni respiratorie o lesioni cutanee. Più di rado, precisa l’Iss, il contagio può avvenire tramite oggetti contaminati; in passato anche il latte non pastorizzato è stato indicato come possibile veicolo dell’infezione.
Il periodo di incubazione dura in genere da due a cinque giorni. Quando l’infezione riguarda l’apparato orofaringeo, i primi segnali sono mal di gola, perdita dell’appetito e febbre lieve, sintomi che possono essere sottovalutati in famiglia o in ambulatorio. Solo dopo, di solito entro due o tre giorni, compare la membrana tipica sulla superficie di tonsille e gola.
Questa membrana può assumere un colore grigiastro, talvolta verdastro o nero se sanguina. Un dettaglio clinico che conta. Altri segnali segnalati dall’Iss sono il gonfiore del collo e l’ostruzione delle vie respiratorie, condizioni che richiedono una valutazione rapida, specie nei bambini più piccoli.
Complicanze e diagnosi: i rischi per cuore e vie respiratorie
Nella maggior parte dei casi la malattia può avere un decorso controllabile, ma la tossina difterica può provocare complicanze serie. Tra quelle indicate dall’Istituto superiore di sanità ci sono aritmie, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva e, nei casi più severi, rischio di arresto cardiaco. Non è solo un’infezione della gola, dunque.
La diagnosi richiede attenzione, perché la difterite può essere confusa con altre patologie. L’Iss invita a considerarla nella diagnosi differenziale con faringiti batteriche e virali, mononucleosi infettiva, sifilide orale, candidosi e angina di Vincent. La conferma arriva dall’esame batteriologico delle lesioni, passaggio decisivo per orientare la terapia.
In base agli ultimi dati disponibili del ministero della Salute, nel 2022 in Italia sono stati registrati tre casi di Corynebacterium diphtheriae tossigeno: due di difterite cutanea e uno con manifestazione sia respiratoria sia cutanea, tutti di importazione. Due casi, riferisce il ministero, sono stati confermati microbiologicamente dall’Iss.
Terapia e vaccino: la prevenzione resta la protezione principale
Chi sviluppa la difterite deve essere trattato subito con antitossina e antibiotici, in particolare eritromicina o penicillina, e va posto in isolamento per evitare nuovi contagi. L’Iss spiega che, di norma, dopo circa due giorni di terapia il paziente non è più contagioso, ma la gestione deve restare sotto controllo medico.
La strategia più efficace resta la vaccinazione antidifterica, disponibile fin dal 1920. Il vaccino contiene la tossina batterica trattata in modo da non essere tossica per l’organismo, ma ancora capace di stimolare la produzione di anticorpi protettivi. Una protezione costruita prima, non rincorsa dopo l’infezione.
Il vaccino contro la difterite viene somministrato di solito insieme a quelli contro tetano e pertosse nella formulazione Dtp. Oggi i nuovi nati ricevono spesso il vaccino esavalente, che protegge anche da poliomielite, epatite B e infezioni invasive da Haemophilus influenzae B. La vaccinazione è raccomandata ai bambini nel primo anno di vita, agli adulti non vaccinati e ai viaggiatori diretti in aree dove la malattia è ancora endemica.
