Due borghi laziali, uno appollaiato su uno sperone di tufo che sembra sospeso nel vuoto, l’altro affacciato su un lago vulcanico tra chiese romaniche e acque ferme: Civita di Bagnoregio e Bolsena sono state designate Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028, il riconoscimento che ogni due anni individua una realtà territoriale capace di costruire un progetto culturale solido, radicato nel paesaggio e rivolto al futuro. L’annuncio è arrivato il 12 ottobre 2026, durante una cerimonia ufficiale alla Sala Spadolini del Ministero della Cultura, e ha già cambiato la prospettiva con cui questi luoghi vengono guardati.
Il titolo del progetto vincitore è, in sé, una dichiarazione di poetica: Arte che viene, arte che va. Tre parole che evocano movimento, transito, scambio — qualcosa di opposto all’idea del borgo come cartolina immobile. La candidatura è stata valutata sulla base del legame tra creatività, identità dei luoghi e formazione giovanile, tre elementi che la commissione ha ritenuto ben intrecciati nella proposta presentata dai due comuni.
Non si tratta di un riconoscimento puramente onorifico. Al progetto è assegnato un contributo di un milione di euro destinato alla realizzazione del programma culturale nel corso dell’anno di designazione. Una cifra che, per realtà di queste dimensioni, rappresenta una leva concreta per costruire qualcosa di duraturo, non solo un calendario di eventi estivi.
→ Leggi anche: Castelli e fortezze europee con videomapping e installazioni luminose: il Castello di Lagopesole estate 2026
Prima di arrivare alla proclamazione, la selezione aveva ristretto il campo a quattro candidature finaliste: Civita di Bagnoregio e Bolsena, Capri, Padova e Pozzuoli. Un confronto tra geografie e vocazioni molto diverse — l’isola campana con la sua storia millenaria di turismo d’élite, la città universitaria veneta con i suoi musei e la sua tradizione accademica, il comune flegréo in piena trasformazione post-bradisismo. Il fatto che abbiano vinto due borghi laziali relativamente piccoli, uniti in una candidatura congiunta, dice qualcosa di preciso su cosa ha convinto la giuria: non la dimensione, non la notorietà internazionale, ma la qualità del progetto e la sua coerenza con il territorio.
L’annuncio è stato fatto dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha presieduto la cerimonia nella sede ministeriale. La scelta di due comuni legati da prossimità geografica e affinità paesaggistica — entrambi nel Lazio, entrambi inseriti in un contesto naturale di grande forza visiva — suggerisce una visione della cultura contemporanea come pratica diffusa, capace di abitare luoghi che non sono grandi centri urbani.
Chi conosce Civita di Bagnoregio sa che è uno dei borghi più fotografati d’Italia: raggiungibile solo a piedi attraverso un ponte pedonale, costruita su una roccia di tufo che l’erosione continua a consumare lentamente, è un luogo che porta con sé una tensione naturale tra permanenza e fragilità. Quella fragilità, paradossalmente, è diventata un punto di forza narrativo per il progetto culturale.
→ Leggi anche: Castelli e fortezze europee con nuove esperienze: Lagopesole (Basilicata) con videomapping estivo e Montebello (Svizzera)
Bolsena, invece, si apre sul lago omonimo — il più grande lago vulcanico d’Europa — con una storia che intreccia la leggenda del miracolo eucaristico del 1263 con una tradizione di vita lacustre fatta di pesca, borghi medievali e una luce sull’acqua che cambia con le stagioni. Due identità distinte, eppure capaci di dialogare attorno a un’idea comune di arte come pratica che attraversa i luoghi senza appartenervi definitivamente — esattamente come suggerisce il titolo del progetto.
Il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea è un riconoscimento relativamente giovane nel panorama delle designazioni culturali italiane, ma ha già dimostrato di poter generare attenzione mediatica, flussi turistici e investimenti stabili nei territori vincitori. Per Civita di Bagnoregio e Bolsena, il 2028 rappresenterà un anno di visibilità straordinaria, con un programma costruito attorno ai temi della creatività, dell’identità locale e della formazione delle nuove generazioni.
Per chi vuole visitare questi luoghi prima che l’anno della designazione trasformi ulteriormente l’offerta culturale, il momento attuale è già interessante: entrambi i borghi sono raggiungibili dalla Capitale in poco più di un’ora di auto, e il territorio circostante — la Tuscia, con Viterbo, Orvieto a breve distanza oltre confine umbro, i laghi vulcanici — offre abbastanza materiale per un weekend lungo costruito tra arte, paesaggio e enogastronomia locale. Per approfondire il progetto e seguire gli aggiornamenti sul programma culturale, il riferimento ufficiale è il sito di Artribune, che ha seguito la designazione fin dalle prime fasi.
Il 2028 è ancora lontano, ma la macchina organizzativa si è già messa in moto. E per due borghi abituati a essere guardati come scenografie del passato, diventare capitale italiana dell’arte contemporanea è, prima di tutto, un cambio di sguardo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.