Oggi, 23 ottobre 2026, alla fiera TTG Travel Experience di Rimini è stato firmato un protocollo d’intesa che potrebbe cambiare il modo in cui l’Europa racconta se stessa attraverso i cammini: Italia e Polonia hanno ufficializzato la nascita di un itinerario europeo dedicato a Giovanni Paolo II, un percorso che unisce Cracovia e Roma lungo le tracce spirituali e umane del papa polacco. Non è solo un accordo diplomatico: è il segnale che il turismo religioso e culturale di lungo raggio sta trovando forme nuove, più strutturate, capaci di attraversare confini nazionali con una narrazione comune.
Il protocollo è stato sottoscritto da Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo italiano, e da Ireneusz Raś, Segretario di Stato polacco, nel contesto del TTG Travel Experience 2026, la principale fiera internazionale del turismo in Italia. La scelta di Rimini come sede della firma non è casuale: il TTG è da anni il luogo in cui si costruiscono alleanze tra destinazioni, operatori e istituzioni, e questa firma ne conferma il ruolo di piattaforma politica oltre che commerciale.
L’accordo prevede il coinvolgimento di quattro università e istituzioni turistiche dei due Paesi, a testimoniare che il progetto non vuole essere solo un’iniziativa simbolica, ma un percorso con una base accademica e metodologica. La ricerca storica, la mappatura dei luoghi, la valorizzazione delle comunità locali lungo il tracciato: sono tutte dimensioni che richiedono competenze universitarie, non solo buone intenzioni istituzionali.
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Il cammino Giovanni Paolo II collega due città che nella biografia di Karol Wojtyła hanno un peso specifico enorme. Cracovia è la città in cui è cresciuto, ha studiato, è stato ordinato sacerdote e poi vescovo. È lì che si trovano la cattedrale del Wawel, il quartiere ebraico di Kazimierz, il seminario dove si è formato: luoghi che già oggi attirano pellegrini e turisti da tutto il mondo, ma che con questo progetto potrebbero diventare tappe di un percorso narrativo più ampio.
Roma è l’altro capo del filo: la città in cui Wojtyła è diventato papa nel 1978, dove ha trascorso quasi ventisette anni di pontificato, dove è morto nel 2005 e dove è stato beatificato nel 2011 e canonizzato nel 2014. Il Vaticano, la Basilica di San Pietro, le chiese polacche di Roma come il Santo Spirito in Sassia: anche qui esistono già itinerari informali legati alla sua memoria, ma un cammino strutturato darebbe a questi luoghi una continuità che oggi manca.
Tra i due estremi, il percorso dovrà attraversare territori che ancora non sono stati definiti pubblicamente nei dettagli. È uno degli aspetti più interessanti — e più aperti — del progetto: la costruzione del tracciato è ancora in corso, e il coinvolgimento delle università suggerisce che non si tratterà di un semplice collegamento stradale, ma di un itinerario ragionato attorno a luoghi di memoria, comunità religiose, paesaggi e architetture significative.
Il cammino Giovanni Paolo II nasce in un momento in cui i percorsi a piedi — o comunque lenti — stanno vivendo una stagione di grande interesse. Il Camino de Santiago ha superato da anni il milione di pellegrini l’anno, ma anche i cammini italiani, dal Cammino di Francesco alla Via Francigena, registrano numeri in crescita costante. Non si tratta solo di turismo religioso in senso stretto: molti camminatori cercano un ritmo diverso, un’esperienza che abbia una struttura narrativa, che attraversi comunità reali e non solo attrazioni.
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Un cammino europeo che unisce due Paesi con una figura storica così riconoscibile a livello globale ha potenziale di attrazione su pubblici molto diversi: i cattolici devoti, naturalmente, ma anche i viaggiatori culturali interessati alla storia del Novecento europeo, agli anni della Guerra Fredda, al ruolo della Chiesa nell’Europa dell’Est. Giovanni Paolo II non è solo una figura religiosa: è uno dei protagonisti della storia europea del ventesimo secolo, e un itinerario che ne segue le tracce è anche un modo per attraversare quella storia con i piedi per terra.
Per la Polonia, il progetto rafforza un’offerta turistica che già ruota attorno a Cracovia e ai siti della memoria, ma che attraverso un cammino strutturato potrebbe raggiungere anche aree meno frequentate del Paese. Per l’Italia, il cammino si aggiunge a una rete di itinerari religiosi e culturali già ricca, ma con la specificità di essere un percorso transnazionale, il che lo rende più ambizioso e più visibile sul piano europeo.
Il coinvolgimento delle istituzioni universitarie suggerisce anche una certa attenzione alla sostenibilità del progetto: un cammino che nasce con una base di ricerca e documentazione ha più probabilità di reggere nel tempo rispetto a iniziative lanciate sull’onda dell’entusiasmo e poi abbandonate. Resta da vedere come si svilupperà la fase operativa — la definizione del tracciato, la segnaletica, le strutture di accoglienza lungo il percorso — ma la firma di oggi a Rimini è un punto di partenza concreto, non solo una dichiarazione d’intenti.
Per chi è interessato ad approfondire il contesto del turismo religioso europeo e i cammini in crescita, Avvenire ha pubblicato un’analisi dettagliata dell’accordo con ulteriori elementi sul significato culturale del progetto.
Il cammino Giovanni Paolo II è ancora, in larga parte, una promessa. Ma è una promessa firmata da due governi, sostenuta da istituzioni accademiche e radicata in una domanda reale di viaggio lento, significativo, capace di mettere in connessione luoghi e storie attraverso i confini. Vale la pena tenerlo d’occhio, perché quando prenderà forma potrebbe diventare uno degli itinerari europei più originali degli ultimi anni.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.