Camminare lungo la via Francigena toscana in autunno significa attraversare uno dei paesaggi più stratificati d’Italia in un momento in cui tutto rallenta: il caldo estivo si ritira, le colline della Val d’Elsa e della Val d’Orcia virano verso l’ocra e il rame, e i sentieri tornano a essere percorribili senza la pressione della stagione alta. Il tratto che va da Pontremoli a Radicofani — circa 380-400 chilometri articolati in 16 tappe — è una delle esperienze a piedi più complete che l’Italia offra: non una semplice escursione, ma un viaggio dentro la storia, il paesaggio e il tempo.
Un cammino che viene da lontano
La Via Francigena non è un sentiero inventato dal turismo moderno. Collegava Canterbury a Roma — e da lì, proseguendo verso la Puglia, ai porti d’imbarco per la Terra Santa — ed era già percorsa da mercanti, pellegrini e ambasciatori nel pieno del Medioevo. Il punto di riferimento storico più preciso è Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nel 990 d.C. percorse la via in senso inverso dopo aver ricevuto il pallio dal Papa, annotando le tappe del suo viaggio. Quel diario di viaggio millenario è oggi la base cartografica del cammino.
Nel Medioevo, il pellegrinaggio a Roma lungo la Via Francigena era considerato una delle tre grandi peregrinazioni cristiane, insieme al Cammino di Santiago e al viaggio in Terra Santa. Questa genealogia non è un dettaglio folkloristico: camminarla oggi significa sovrapporre i propri passi a quelli di milioni di persone che, per secoli, hanno attraversato gli stessi valichi e gli stessi borghi con motivazioni radicalmente diverse dalle nostre, ma con la stessa necessità di muoversi lentamente nel mondo.
Pontremoli: la porta della Toscana
Pontremoli è il punto d’ingresso al tratto toscano. Piccola città della Lunigiana, si raggiunge scendendo dal Passo della Cisa dopo aver lasciato l’Emilia-Romagna. Il primo segno che si è entrati in un territorio diverso — più aspro, più antico — lo dà il Castello del Piagnaro, che domina il centro storico dall’alto e che è direttamente legato alla storia della Via Francigena come punto di controllo e protezione dei pellegrini medievali.
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Pontremoli non è una città da cartolina: ha un carattere preciso, con i suoi vicoli stretti, il fiume Magra che la attraversa, e una tradizione gastronomica — i testaroli, pasta cotta su pietra, sono il piatto simbolo della Lunigiana — che vale già da sola la prima sosta. Da qui inizia il conto alla rovescia delle tappe verso Radicofani.
Il paesaggio che cambia tappa dopo tappa
Uno degli aspetti più interessanti del tratto toscano è la varietà di paesaggio che si attraversa. Si parte dai boschi di castagno e faggio della Lunigiana, ancora fitti e selvatici, si scende verso la pianura lucchese, si risale verso le colline del Chianti e della Val d’Elsa, e si arriva infine alla Val d’Orcia, con i suoi profili di colline nude e cipressi in fila che sembrano disegnati a matita.
In autunno, questa variazione è amplificata. I boschi della prima parte del percorso si colorano in modo spettacolare tra ottobre e novembre. Le strade bianche della parte senese, polverose e assolate in estate, diventano più morbide, circondate da vigneti dopo la vendemmia e campi arati di fresco. Le temperature — generalmente tra i 10 e i 18 gradi nelle ore centrali della giornata — rendono il passo più sostenuto e le soste più piacevoli.
I borghi attraversati lungo il cammino — Lucca, con le sue mura rinascimentali percorribili in cima; San Gimignano, con le torri medievali che si vedono da chilometri di distanza; Siena, che il pellegrino raggiunge a piedi entrando dalla Porta Camollia — non sono sfondo decorativo, ma tappe funzionali al ritmo del cammino. Ognuno ha ospizi, chiese e piazze che hanno accolto i viaggiatori per secoli.
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Radicofani e la fine del tratto toscano
L’ultima tappa significativa prima di lasciare la Toscana è Radicofani, un borgo arroccato su un colle vulcanico nell’estremo sud della regione, dominato da una rocca medievale visibile da decine di chilometri. Arrivare a Radicofani a piedi significa averla vista avvicinarsi lentamente per ore, crescere all’orizzonte tappa dopo tappa — un’esperienza che nessun mezzo di trasporto può replicare.
Da Radicofani il cammino continua verso Roma attraverso il Lazio, ma il tratto toscano si chiude qui, con una sensazione di completezza difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta. Sono 16 tappe, mediamente tra i 20 e i 25 chilometri ciascuna, che richiedono una pianificazione realistica: non si improvvisa, ma non serve nemmeno essere atleti. Serve solo saper camminare, avere scarpe adatte e accettare che il ritmo del cammino è più lento di quello a cui siamo abituati.
Cosa sapere prima di partire
La logistica del tratto toscano è relativamente accessibile. Lungo il percorso esistono strutture ricettive dedicate ai camminatori — ostelli, case del pellegrino, agriturismi — che si prenotano con anticipo, specialmente in autunno quando la domanda aumenta. La credenziale del pellegrino, il documento che si fa timbrare in ogni tappa, si ritira a Pontremoli o in qualsiasi punto di partenza e permette di accedere alle strutture convenzionate a tariffe ridotte.
Per chi non vuole percorrere l’intero tratto, è possibile scegliere sezioni specifiche: la parte senese, dalla Val d’Elsa alla Val d’Orcia, è spesso considerata la più scenografica e si percorre in cinque o sei tappe. Chi ha meno tempo può concentrarsi su questo segmento senza rinunciare all’essenza del cammino. Per informazioni ufficiali sul percorso, segnaletica e strutture convenzionate, il punto di riferimento è il sito dell’Ufficio Turistico della Toscana dedicato alla Via Francigena.
Camminare la via Francigena toscana in autunno non è una fuga romantica dalla realtà: è un impegno fisico e mentale che richiede preparazione, ma che restituisce qualcosa di difficile da trovare altrove — la sensazione concreta di attraversare un territorio invece di limitarsi a guardarlo. E in Toscana, dove ogni collina ha una storia e ogni borgo un campanile, quella differenza si sente ad ogni passo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
