Ambulanza e personale sanitario davanti al pronto soccorso, immagine simbolo della rete di cure e dimissioni dopo l’emergenza.
L’ultima dei 12 pazienti feriti nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, la giovane Francesca, è stata dimessa in questi giorni dal Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano dopo 224 giorni di cure, chiudendo la fase più delicata dell’emergenza sanitaria seguita dalla Regione Lombardia dopo il rogo nel locale Le Constellation, in Svizzera, costato la vita ad alcuni ragazzi e con dieci giovanissimi tra i feriti trasferiti in Italia.
Dimessa Francesca, l’ultima paziente curata al Niguarda
“Proprio nei giorni in cui si esprimono i desideri, un sogno si è realizzato”, ha scritto su Facebook l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, annunciando la dimissione di Francesca, l’ultima dei ragazzi arrivati a Milano dopo l’incendio di Crans-Montana. Una frase che, al di là del tono personale, segna un passaggio concreto: tutti i 12 pazienti presi in carico dal sistema sanitario lombardo sono tornati a casa.
Bertolaso ha parlato di “missione compiuta”, ricordando la promessa fatta ai genitori nelle prime ore dell’emergenza. Eppure, ha precisato, la guarigione non coincide con l’uscita dall’ospedale: per i giovani feriti resta un percorso lungo, fatto di riabilitazione fisica, sostegno psicologico, controlli, nuove terapie. Le ustioni, ha spiegato l’assessore, “hanno bisogno di tempo per guarire”, e non solo sulla pelle.
L’intervento della rete sanitaria lombarda dopo il rogo
Nei primi giorni dopo il trasferimento dalla Svizzera, secondo quanto ricostruito dalla Regione Lombardia, oltre 100 operatori sanitari hanno lavorato contemporaneamente tra emergenza, terapia intensiva e assistenza specialistica. Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza, ha organizzato il trasporto dei feriti in elicottero; al Niguarda, il Pronto soccorso e la Terapia intensiva li hanno accolti e stabilizzati, mentre il Centro Ustioni ha preso in carico i casi più complessi.
Il bilancio sanitario, reso noto da Bertolaso, dà la misura dello sforzo: più di 50 interventi chirurgici, almeno una trentina di medicazioni in sedazione per ciascun paziente, sedute laser, visite e trattamenti ripetuti per mesi. La Banca dei tessuti ha messo a disposizione oltre 25mila centimetri quadrati di cute, un dato che racconta solo una parte del lavoro svolto. Accanto al Centro Ustioni sono intervenuti anche Pneumologia, Malattie infettive, Chirurgia plastica, Riabilitazione e Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
Dietro quei numeri, ha osservato l’assessore, ci sono “giornate e notti di lavoro, fatica e ansia”, ma anche una presenza costante accanto ai ragazzi e alle famiglie. Un lavoro di squadra, non sempre visibile dall’esterno. Bertolaso ha ringraziato il personale del Niguarda, del Policlinico di Milano, di Areu, del Servizio sanitario lombardo e della stessa Regione Lombardia, sottolineando la collaborazione tra strutture diverse in una fase di forte pressione.
Il ringraziamento di Mattarella al personale sanitario
Nelle stesse ore è arrivato anche il riconoscimento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha telefonato a Bertolaso per esprimere il proprio ringraziamento al personale impegnato nell’assistenza ai ragazzi ustionati. “Mi ha pregato di riportare i suoi ringraziamenti a tutti coloro che, in questi mesi, hanno lavorato con professionalità, competenza e umanità”, ha riferito l’assessore lombardo.
Il Capo dello Stato, secondo la nota diffusa dalla Regione, ha voluto rivolgere il suo pensiero a tutte le componenti della rete sanitaria: Niguarda, Policlinico, Areu e il sistema regionale nel suo insieme. Non è stato l’unico segnale istituzionale arrivato in questi mesi. Bertolaso ha ricordato anche la vicinanza del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dello stesso Mattarella, che avevano incontrato i ragazzi e i familiari nei momenti più difficili.
Per medici e infermieri, il messaggio del Quirinale viene letto come un riconoscimento al lavoro quotidiano più che come una cerimonia formale. “È un riconoscimento che rivolgo con orgoglio a tutte le donne e gli uomini del nostro sistema sanitario”, ha detto Bertolaso. Parole misurate, ma cariche di sollievo. Solo allora, con l’ultima dimissione, il peso di quei mesi è apparso meno opprimente.
La riabilitazione e il ricordo dei ragazzi morti
Il ritorno a casa non chiude la vicenda. Alcuni ragazzi, ha spiegato Bertolaso, hanno già iniziato un percorso di chirurgia della mano con il supporto degli specialisti di MultiMedica, per recuperare gradualmente la mobilità ridotta dalle cicatrici. Le mani, in quei momenti, erano state usate per proteggersi dal fuoco: ora sono al centro di interventi mirati, esercizi, controlli e nuove attese.
Ci vorranno tempo, pazienza e forza, ha ammesso l’assessore, perché ciascuno possa tornare alla vita di tutti i giorni. Il pensiero, però, resta anche a chi non è sopravvissuto all’incendio di Capodanno a Crans-Montana e alle loro famiglie. “Il dolore per quelle giovani vite spezzate resterà parte di tutti noi”, ha scritto Bertolaso, aggiungendo che quella memoria deve spingere le istituzioni a fare tutto il possibile perché tragedie simili non si ripetano.
