Ricercatrici al banco di un laboratorio di virologia, osservate da visitatori durante un evento di divulgazione scientifica.
L’Inmi Spallanzani di Roma aprirà venerdì 25 settembre 2026, dalle 18 alle 24, le porte dei suoi laboratori ai cittadini per la Settimana della scienza 2026, invitando il pubblico a una “caccia al virus” pensata per mostrare, con linguaggio semplice e diretto, che cosa accade durante un’infezione e come lavorano i ricercatori in un laboratorio di virologia.
Allo Spallanzani la “caccia al virus” per la Settimana della scienza 2026
L’appuntamento è fissato all’Irccs Inmi Spallanzani, punto di riferimento nazionale per le malattie infettive, dove per una sera la ricerca uscirà dai protocolli e dai camici chiusi dietro le porte dei reparti per incontrare studenti, famiglie e curiosi. L’evento, aperto al pubblico, rientra nel programma della Settimana della scienza 2026 e punta a raccontare da vicino il percorso che porta dall’arrivo di un campione biologico all’identificazione di un possibile agente virale.
Il titolo scelto dai giovani ricercatori, “caccia al virus”, gioca con l’immaginario dell’indagine scientifica: si parte da un indizio, si segue una traccia, si verifica un sospetto. Nulla, però, viene lasciato alla fantasia. Al centro ci sono strumenti, procedure, tempi di analisi e competenze che, di solito, restano lontani dallo sguardo di chi non lavora in ospedale o in laboratorio.
Il video social in stile Mission Impossible
A lanciare l’iniziativa è stato un video diffuso sui social dai ricercatori dello Spallanzani, costruito con un tono ironico e un ritmo da spy story, dichiaratamente ispirato a “Mission Impossible”. La scena iniziale è quotidiana: uno starnuto. Da lì, quasi come in una piccola indagine, prende forma il percorso del tampone, del campione da analizzare e delle verifiche necessarie per capire quali virus possano essere presenti.
“Se potessi vedere gli effetti di un virus con i tuoi occhi?”: è la domanda scelta come slogan dai protagonisti del filmato, giovani ricercatori dell’istituto romano. Una frase semplice, quasi da corridoio universitario, che prova a tradurre in immagine un tema complesso: l’infezione non è un concetto astratto, ma un processo biologico osservabile attraverso tecniche, microscopi, reagenti e competenze maturate sul campo.
Nel breve filmato, tra camici, provette e passaggi di laboratorio, il messaggio è chiaro: la virologia non riguarda solo le emergenze sanitarie, ma anche il lavoro quotidiano, spesso silenzioso, di chi studia virus respiratori, infezioni emergenti e meccanismi di trasmissione. Il registro leggero non cancella il contenuto scientifico. Anzi, lo avvicina.
Cosa vedranno i cittadini nei laboratori di virologia
Durante la serata del 25 settembre, i visitatori potranno scoprire “come funziona un laboratorio di virologia”, spiegano dall’istituto, osservando da vicino alcune fasi del lavoro che segue un sospetto contagio. Il percorso, secondo quanto anticipato, partirà dal campione: un tampone, un prelievo, un materiale biologico che deve essere trattato con attenzione e secondo regole precise.
Solo allora entrano in gioco le analisi. I ricercatori mostreranno, con un linguaggio accessibile, come si passa dall’ipotesi alla ricerca del virus, quali strumenti vengono usati e perché i tempi della diagnosi non sono mai casuali. Ogni passaggio ha un motivo: proteggere gli operatori, evitare contaminazioni, garantire risultati attendibili. Piccole operazioni, a volte ripetitive. Ma decisive.
L’obiettivo, nelle intenzioni dello Spallanzani, è far capire che dietro una risposta di laboratorio non c’è un automatismo impersonale, bensì una catena di competenze. Tecnici, biologi, medici e ricercatori lavorano su campioni che raccontano una storia clinica, anche quando il paziente non è presente nella stanza. È qui che la divulgazione diventa concreta: vedere un banco di lavoro, una cappa, una provetta etichettata aiuta più di molte definizioni.
Ricerca, divulgazione e fiducia dopo gli anni delle emergenze
L’iniziativa arriva in un contesto in cui la ricerca sulle malattie infettive resta al centro dell’attenzione pubblica, dopo anni segnati da epidemie, campagne vaccinali, sequenziamenti e bollettini entrati nel linguaggio comune. Lo Spallanzani di Roma, già coinvolto in primo piano nelle principali emergenze sanitarie, sceglie quindi una formula aperta, meno istituzionale, per ricostruire un rapporto diretto con i cittadini.
La divulgazione scientifica, in casi come questo, non serve soltanto a spiegare che cosa sia un virus. Serve anche a mostrare come si produce un dato, come viene controllato, discusso, validato. “Vedere” la scienza mentre lavora può aiutare a distinguere tra informazioni verificate e semplificazioni frettolose, tra una diagnosi e una supposizione. Non è un dettaglio, in tempi di comunicazione rapida e spesso confusa.
La serata del 25 settembre, dalle 18 alle 24, sarà dunque anche un’occasione per avvicinare i più giovani alle professioni della ricerca biomedica. Non con una lezione frontale, ma attraverso un’esperienza diretta, fatta di domande, strumenti e volti. La “missione”, questa volta, non è impossibile: rendere più comprensibile ciò che accade quando un virus entra nell’organismo e quando un laboratorio prova a identificarlo.
