La buccia di anguria viene tagliata e pesata, mostrando come riutilizzare anche la parte spesso considerata scarto.
Negli Stati Uniti, ad agosto 2026, il Dipartimento dell’Agricoltura Usa (Usda) ha inserito la scorza di anguria nel database ufficiale FoodData Central per offrire a dietologi, ricercatori e professionisti dell’alimentazione dati nutrizionali standardizzati su una parte del frutto finora trattata quasi sempre come scarto.
La scorza di anguria entra nel database Usda
Dell’anguria, adesso, si può guardare con altri occhi anche la parte verde e bianca che resta sul tagliere dopo il pranzo. L’Usda ha pubblicato il profilo nutrizionale della buccia del cocomero, rendendolo consultabile nel suo archivio FoodData Central, lo strumento usato negli Stati Uniti da nutrizionisti, ricercatori, aziende alimentari e sviluppatori di ricette. Non è un passaggio solo tecnico: significa dare una dignità alimentare a un ingrediente che, nelle case come nella ristorazione, finisce spesso nel bidone dell’umido.
La scelta arriva in un momento in cui il tema dello spreco alimentare pesa sempre di più nelle abitudini quotidiane. In cucina, del resto, la scorza di anguria non è una novità per tutti: c’è chi la mette sottaceto, chi la frulla, chi la taglia sottile nelle insalate. Ora però, con una scheda ufficiale, diventa più semplice inserirla in piani alimentari, ricette professionali e percorsi di educazione nutrizionale. Un piccolo cambio di prospettiva. Dal “si butta” al “si può usare”.
Poche calorie, fibre e potassio: cosa dice la scheda nutrizionale
Secondo il nuovo profilo pubblicato dall’Usda, una porzione da 50 grammi di scorza di anguria cruda a cubetti contiene circa 10 calorie, 1 grammo di fibre alimentari, 140 milligrammi di potassio e 4 milligrammi di vitamina C. Numeri semplici, ma utili per chi deve valutare un alimento dentro una dieta o costruire una ricetta con criteri misurabili. La scorza, precisano gli esperti, non sostituisce la polpa dell’anguria, più ricca di nutrienti e acqua, ma può completare il valore del frutto.
Il punto è proprio questo: usare di più, sprecare di meno. La buccia dell’anguria può essere frullata in succhi e smoothies, grattugiata in un’insalata, marinata per poche ore oppure aggiunta a preparazioni saltate in padella, salse e contorni freddi. Ha una consistenza più compatta della polpa e un sapore tenue, quasi neutro, che permette abbinamenti diversi. Qualcuno la prova con lime e menta, altri con peperoncino o zenzero. Ricette domestiche, certo. Ma anche spunti per chef e laboratori alimentari.
Il valore della polpa e il ruolo nella dieta
La nuova attenzione alla scorza non cambia il ruolo centrale della polpa di anguria, che resta la parte più consumata e riconoscibile del frutto estivo. Secondo i dati riportati dal National Watermelon Promotion Board, una porzione di polpa fornisce vitamina C, vitamina B5, vitamina A, vitamina B6, potassio e licopene, un carotenoide naturalmente presente nel frutto. Con circa il 92% di acqua e intorno a 80 calorie per una porzione da due cup, l’anguria viene spesso inserita in un’alimentazione leggera, anche per il suo contributo all’idratazione nei mesi caldi.
“Da tempo incoraggiamo i consumatori a utilizzare l’anguria in ogni sua parte, dalla polpa dolce alla scorza versatile”, ha spiegato Megan McKenna, senior director Marketing & Foodservice del National Watermelon Promotion Board. Il nuovo profilo dell’Usda, ha aggiunto, offre a dietologi e professionisti della salute “i dati di cui hanno bisogno” per includere con maggiore sicurezza la buccia in ricette e indicazioni nutrizionali. Una frase da addetti ai lavori, ma con un effetto concreto: rendere più facile dire, anche a casa, che quella parte può restare nel piatto.
Meno sprechi e nuove ricette: la sfida passa dalla cucina
L’inserimento della scorza di anguria nel database alimentare si collega anche a una serie di studi sul consumo del frutto. Un’analisi pubblicata sulla rivista Nutrients ha osservato che bambini e adulti che mangiano anguria tendono ad avere una qualità complessiva della dieta più alta e maggiori apporti di fibre, magnesio, potassio, vitamine A e C, licopene e altri carotenoidi rispetto a chi non la consuma. Gli stessi autori invitano però alla prudenza: i risultati sono promettenti, ma servono ulteriori ricerche e non possono essere estesi a tutte le popolazioni.
Intanto la partita si sposta tra cucine domestiche, ristoranti e contenuti social. La scorza del cocomero può diventare una base per conserve, chutney, centrifugati, dadolate fresche o contorni speziati, con un vantaggio immediato: ridurre la quantità di scarti prodotti da un frutto spesso acquistato intero e consumato in grandi quantità. In Italia, dove l’anguria resta uno dei simboli dell’estate, la curiosità non manca. Resta da vedere se la buccia passerà davvero dal tagliere alla tavola. Ma il primo passo, nero su bianco, lo ha fatto l’Usda.
