Colloquio tra oncologa e giovane paziente: immagini al tablet e tema della fertilità dopo le cure per tumore al seno.
A Genova, oggi, oncologi e ricercatori del Gruppo italiano mammella (Gim) si sono riuniti per l’appuntamento annuale dedicato al tumore del seno, mentre i dati indicano che in Italia oltre 3.000 donne under 40 ricevono ogni anno una diagnosi e la ricerca punta sempre più a preservare fertilità, qualità di vita e possibilità di maternità dopo le cure.
La riunione, ospitata nella città ligure fino a domani, segna anche i 25 anni di attività del Gim, consorzio che dal 2001 coordina in Italia la ricerca indipendente sul carcinoma mammario. Il tema delle pazienti più giovani è entrato subito nel cuore dei lavori: tra il 2008 e il 2016, secondo i dati richiamati dagli specialisti, il tasso di incidenza tra le donne under 40 è cresciuto dell’1,6% l’anno.
Non è solo una questione di numeri. Le giovani pazienti, spiegano gli oncologi, affrontano diagnosi e terapie in una fase della vita in cui lavoro, relazioni e progetto di maternità sono spesso ancora in costruzione. Per effetto della malattia, queste donne hanno una probabilità inferiore del 35% di diventare madri rispetto al resto della popolazione. Un dato secco, che pesa nelle visite, nei colloqui, nelle scelte terapeutiche.
«La crescita delle neoplasie mammarie giovanili è un dato accertato e ha determinato profonde modifiche alla pratica clinica», ha spiegato Lucia Del Mastro, responsabile scientifico dell’evento, ordinario e direttore della Clinica di Oncologia medica dell’Irccs San Martino, Università di Genova. Le pazienti giovani, ha aggiunto, «presentano esigenze diverse rispetto a quelle con età maggiore» e per questo la ricerca deve essere sempre più “su misura” delle giovani adulte.
Il Gim, ha ricordato Del Mastro, è stato tra i primi in Italia ad avviare studi interamente dedicati alle under 40, trasformando domande nate in ambulatorio in ricerche capaci di orientare la pratica clinica. Tra gli esempi citati c’è lo studio PROMISE-GIM6, coordinato a Genova, che ha dimostrato come mettere temporaneamente a riposo le ovaie durante la chemioterapia riduca il rischio di menopausa precoce e aumenti la probabilità di recupero della funzione ovarica. «È un esempio concreto di ricerca che non guarda soltanto alla guarigione, ma alla vita dopo il tumore», ha detto.
Il ruolo dell’Irccs San Martino di Genova è stato richiamato anche da Monica Calamai, direttrice generale dell’azienda ospedaliera metropolitana. «Il San Martino ha avuto un ruolo centrale nel coordinamento di numerosi studi del Gim, mettendo in rete competenze e centri di tutta Italia», ha affermato, sottolineando il valore dell’integrazione tra assistenza, ricerca e formazione. Per l’ospedale genovese, il carcinoma mammario resta un’area di impegno prioritario, con investimenti in percorsi multidisciplinari, sperimentazioni cliniche e cure personalizzate.
Tra gli studi che hanno segnato il percorso del Gruppo figura il GIM2, che ha evidenziato una maggiore efficacia della chemioterapia dose-dense, somministrata a intervalli più ravvicinati, nelle pazienti con carcinoma mammario iniziale ad alto rischio. Lo stesso studio ha mostrato che l’aggiunta del 5-fluorouracile può essere evitata senza ridurre l’efficacia del trattamento, risparmiando una componente non necessaria. Il GIM4, invece, ha contribuito a definire il beneficio del prolungamento della terapia endocrina adiuvante oltre i cinque anni in donne in post-menopausa selezionate, con effetti sulla sopravvivenza libera da malattia e sulla sopravvivenza globale.
Negli ultimi anni l’attività del Gim si è estesa anche al carcinoma mammario metastatico, con la costruzione del più ampio Registro italiano dedicato alla malattia avanzata: oltre 5.000 casi inseriti, una base di dati che consente di studiare efficacia e sicurezza delle cure nella pratica clinica quotidiana, fuori dai criteri più selettivi dei trial registrativi. «Le terapie innovative hanno migliorato in modo significativo la prognosi e, per molte pazienti, consentono di controllare a lungo la malattia metastatica», ha spiegato Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia mammaria e toraco-polmonare dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli.
Il progresso, ha osservato Fabio Puglisi, ordinario di Oncologia medica all’Università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia medica del Cro di Aviano, passa oggi da diagnosi biologiche più precise, minore ricorso alla chemioterapia in diversi casi, immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare e nuove terapie endocrine. In questo quadro, i gruppi cooperativi restano decisivi perché rispondono a quesiti clinici concreti. «Il Gim è una delle eccellenze della ricerca clinica indipendente italiana», ha concluso Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom, ricordando che sostenere questa rete significa rafforzare qualità e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.