Riaffiora sotto una villa di Roma un tesoro nascosto dell’Impero romano

Nel cuore di Roma, durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana, gli archeologi della Soprintendenza Speciale di Roma hanno riportato alla luce, nell’ambito degli interventi finanziati dal PNRR, un edificio di età imperiale rimasto sepolto per secoli sotto il parco del Celio, una scoperta che potrebbe aiutare a rileggere l’organizzazione urbana e forse militare di questa parte della città antica.

Un edificio imperiale sotto Villa Celimontana

La scoperta è arrivata nel corso di un cantiere aperto per ragioni di tutela, non per uno scavo programmato in senso stretto. Sotto Villa Celimontana, a pochi passi da uno dei tratti più delicati del colle, le indagini archeologiche preventive hanno intercettato strutture murarie riferibili a un complesso costruito nel II secolo d.C. e poi riorganizzato nel III secolo d.C.. Solo allora, procedendo con maggiore cautela, sono emersi ambienti, pavimenti e porzioni di decorazione ancora leggibili.

Gli archeologi hanno individuato cinque ambienti completamente scavati e altri tre conservati solo in parte. La qualità dei materiali, spiegano dagli ambienti della tutela, indica un edificio di rango, inserito in un settore del Celio antico già noto per la presenza di residenze, strutture pubbliche e complessi legati alla vita amministrativa e militare della Roma imperiale. Le verifiche sono ancora in corso. Ma il quadro, fin dalle prime battute, è apparso denso.

Mosaici, affreschi e tracce di una Roma raffinata

Tra gli elementi venuti alla luce spicca un grande mosaico con emblema marino, al centro del quale compare un cratere circondato da un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio. Una composizione accurata, con un linguaggio figurativo che rimanda al gusto decorativo dell’età imperiale e al valore rappresentativo degli spazi. Non un dettaglio secondario, insomma.

Accanto al mosaico principale sono stati rinvenuti anche frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni di soffitti affrescati e numerosi elementi in opus sectile, tecnica basata sull’uso di marmi tagliati e accostati per formare motivi geometrici o figurati. Piccoli pezzi, spesso. Eppure sufficienti, nelle mani degli studiosi, per ricostruire fasi, trasformazioni e ambizioni decorative dell’edificio. Secondo la Soprintendenza Speciale di Roma, il complesso conserva dati utili non solo sul piano artistico, ma anche per comprendere l’evoluzione dell’area nel passaggio tra II e III secolo.

L’ipotesi della caserma dei Vigiles

Il punto più delicato riguarda la funzione dell’edificio. Una prima lettura, basata sulla ricchezza degli apparati decorativi e sulla qualità delle finiture, porta a immaginare una residenza aristocratica, forse collegata a una delle proprietà di pregio presenti sul Celio in età imperiale. È un’ipotesi prudente, sostenuta dai materiali, ma non ancora conclusiva.

C’è però una seconda pista, più complessa e per questo seguita con attenzione: il complesso potrebbe essere collegato alla caserma della V Coorte dei Vigiles, il corpo incaricato nell’antica Roma della sorveglianza notturna e della prevenzione degli incendi. Se questa interpretazione venisse confermata dallo studio delle murature, dei livelli di frequentazione e dei reperti, cambierebbe la percezione dell’estensione di uno dei principali complessi militari del quartiere. “Serviranno ulteriori analisi”, viene spiegato in ambito archeologico, con la cautela che accompagna le scoperte ancora fresche. Perché a Roma, si sa, una parete può raccontare una casa. O una caserma.

Il ruolo del PNRR e le prossime indagini

L’intervento rientra nei lavori finanziati dal PNRR e condotti sotto la direzione della Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, con l’obiettivo iniziale di consolidare il muraglione storico di Villa Celimontana. Proprio questa cornice, nata per la messa in sicurezza, ha permesso di aprire una finestra su un settore del sottosuolo rimasto a lungo fuori dalla portata degli studiosi. Un cantiere di manutenzione, in pochi giorni, si è trasformato in un’occasione di ricerca.

Il Ministero della Cultura ha evidenziato come il ritrovamento confermi il valore degli interventi di tutela quando sono accompagnati da indagini archeologiche sistematiche. Ora il lavoro proseguirà sui materiali, sulle tecniche edilizie e sui rapporti tra le diverse fasi dell’edificio. Saranno questi dati, più delle prime impressioni, a chiarire la destinazione d’uso del complesso e il suo rapporto con il Celio imperiale. Intanto resta l’immagine concreta dello scavo: tessere di mosaico, intonaci dipinti, marmi spezzati, terra rimossa a mano. Roma, ancora una volta, ha restituito una pagina che non era perduta. Era solo sotto i piedi.

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Redazione