Suriname: conservazione e distruzione

E pensare che è da anni ormai che nel Suriname non si fa altro che parlare di conservazione della flora e della fauna delle sue foreste, ricche di bioiversità e che rappresentano uno dei beni naturali più importanti per l’economia della ex-colonia olandese (circa l’80% dell’intero territorio è foresta tropicale). Infatti il Suriname è ricoperto in gran parte da una vastissima percentuale di foresta pluviale, che nel corso degli anni, anche per evitare sciacallaggi di legname e di risorse minerarie (di cui la foresta surinamense è piena) si è provveduto a conservare attraverso l’istituzione di parchi naturali e riserve, anche se stando alle ultime stime la protezione dei quali non copre più del 4 % dell’intero territorio.

Quello che però non tutti tengono in considerazione è che il Suriname consta di ben 350 Km. di costa. E questo non è mare da poco, trattandosi di sua maestà l’Oceano Atlantico, ricco di fondali bellissimi e di specie marine molto rare. Pensare che ogni anno sulle spiagge si riversano migliaia di tartarughe marine, protagoniste di quella che da molti viene definita “la corsa alla vita”. America Latina la settimana scorsa aveva riportato la notizia secondo la quale il Suriname e la Guyana erano in controversia per la contesa di una zona di mare, al largo, molto importante e ricca di giacimenti di petrolio da potervi estrarre.

Premesso che poi la controversia si è risolta con la spartizione delle acque, rendendo così entrambi i paesi soddisfatti, non si è tenuto di precisare quanto in realtà questo mare di tutto aveva bisogno tranne che di piattaforme petrolifere. Se queste sono le politiche atte alla conservazione ed a favorire il turismo incoming in Suriname, allora non ci stupiamo se poi ben il 66% di questo proviene dalla vecchia madre patria olandese e per il resto quasi nessuno lo conosce e molti fanno addirittura fatica a capire che si tratta di una nazione sud americana e non africana.

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