Della tolleranza e del rispetto, dentro il Duomo di Milano

Duomo di MilanoSe devo essere sincero, quando ho girato la città con Carlo, il mio amico milanese, avevo un'idea preconcetta di Milano. Ma forse non è stato poi un male, perché ho avuto il modo di sorprendermi, e di ricredermi, anche quando mi ha portato a vedere il Duomo, ovviamente da vedere, magari dopo essersi fatti un giro sul sito ufficiale segnalato da questo post del Blog 02, tutto incentrato sulla città meneghina. Anche il suo interno, qui in una fotografia di Kieran Lynam, mi ha sorpreso quanto il suo esterno, dopo che entrando ci siamo segnati e abbiamo rivolto lo sguardo alla navata e all'altare giù in fondo.

E poi, poi è entrata una coppia di ragazzi stranieri, probabilmente del nord Europa, vestiti leggeri (eravamo in luglio inoltrato), con la loro brava macchina fotografica, allegri e spensierati come lo possono essere due innamorati. Così è stato che, mentre mi dirigevo verso la navata laterale e con gli occhi ammiravo il soffitto, ad un tratto mi sono accorto che Carlo non era più con me; stava parlando, in inglese, con i due ragazzi e non sembrava molto amichevole, lui che di solito è un vero compagnone.

-Non fate finta di non capire. Vi ho sentito parlare in inglese prima. Non state per strada. Ricordatevi che siete dentro una chiesa, dove ci sono persone che pregano e che meritano rispetto, anche per i vestiti che portate.


Insomma, gli aveva "shampati" un pò, lamentandosi del loro comportamento e del loro abbigliamento, che tra le altre cose non mi aveva impressionato più di tanto (sandali, pantaloni corti sia lui che lei, maglietta sbracciata lui). Si, forse era più adatto per una passeggiata su di un lungomare, ma insomma nessuna mini o maglietta scollata. Dopo che poi si allontanarono da noi, un pò arrabbiati con gli italiani, ma ance più silenziosi, dandogli una manata sulla spalla, gli chiesi:

-A Ca', ma non ti sembra di aver esagerato?
-Certe cose non riesco a sopportarle. Vengono qui in città e la fanno da padroni.
-E da quando poi sei così credente?
-Marco, guarda che questo non c'entra. Vado a messa, si e no tre, quattro volte l'anno.
-E allora che ti è preso?
-E' stata la mancanza di rispetto che mi ha fatto girare le palle. Anche se io non sono cattolico, se entro in una chiesa, devo ricordarmi dove mi trovo e portare rispetto al posto e a quelli che ci vengono per pregare.
-Si, d'accordo. E' vero quello che dici. Ma che hanno fatto mai? Sono pischelli, al massimo vent'anni. Si vedeva che si stavano divertendo. Ci vuole pazienza...
-Non continuare. Ogni volta che vengo giù a Roma, me lo ripetono i vostri tassinari. Com'è che dicono? "Dottò, ce vò pazienza, se ci dovessimo incazzà pè ogni frescaccia che ci capita in giro pè Roma, sa chi ci verrebbe a riprende la sera? La neuro!". Beh, io non la penso cosi.
-Sentiamo allora. Come la pensi tu?
-La tolleranza è un atteggiamento dannoso, se non anche pericoloso. Perché se sei tollerante per una cartaccia butta per strada, finisce che sei tollerante per il motorino che ti passa a destra e alla fine ti abitui anche allo scippo.
-Ma cosi non campi più. Se ti metti a fare lo sceriffo per ogni cosa che non va, oltre a rischiare di beccare quello che ti dà una ripassata, a quarant'anni ti sei mangiato il fegato. E poi le cose cambiano, se ieri si entrava in chiesa a capo coperto oggi chi ci bada più, e quelli poi erano stranieri, magari da loro è normale comportarsi così.
-No, mi spiace. Se io vengo ospite a casa tua, pensi che mi comporto come quando mi stravacco a casa mia? Quando non si sta a casa propria, ci si deve adeguare ai comportamenti, alla sensibilità dell'ospite.
-Ma a te, chi ti dice che sei nel giusto? Che la sensibilità giusta, come dici tu, è la tua, e magari non abbiano ragione loro. Non è detto che anche se siamo a Milano dobbiamo girare tutti con vestiti firmati, o che in un'epoca dove siamo bombardati da voci e suoni, il volume debba rimanere basso. Chi ti sente più poi?
-Marco, se anche esistono diversi modi di pensare, secondo me nel limite del possibile, tutti meritano rispetto. Si inizia dalle piccole cose, e dai piccoli uomini, ad imparare e, ed anche insegnare l'educazione. Anche perché, nonostante non ci venga spesso, il Duomo è casa mia, e voglio che sia tenuta bene e rispettata.
-A Ca', riprendi fiato. Erano due ragazzi che non hanno rotto niente e solo fatto un pò di caciara. E se poi mettono una bomba, come a San Giovanni, che fai poi? Minimo, minimo giri per Milano con un Kalashnikov in mano.

Un mese fa, dei ragazzi ubriachi, hanno fatto il bagno nella barcaccia a piazza di Spagna, danneggiandola, e allora mi è ritornato in mente Carlo e la sua tirata. Da quel giorno ho un dubbio. Aveva ragione Carlo o sono io che mi sto invecchiando?

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