Un mondo sotterraneo da scoprire ad Orvieto

Grotta colombari OrvietoNon sapevo che Orvieto offrisse al turista un mondo sotterraneo costruito in oltre duemila anni di storia e scoperto per caso solo negli anni '70: grotte e corridoi, pozzi, cunicoli e cisterne,pozzi neri medievali (detti "butti") e cisterne etrusche per la conservazione di acqua e vino, addirittura un frantoio medievale.

Il sito forse piu' esauriente è quello del Pozzo della Cava, di cui riprendo la storia dall'altro sito di visite guidate ai sotterranei, Orvieto Underground di Speleotecnica:

A volte, la scoperta di alcuni ipogei di grande importanza è un regalo del caso, come, ad esempio, quando venne trovato ciò che ora è noto come "Il Pozzo della Cava". Il proprietario di una tipica trattoria del quartiere medievale notò che una muratura che si trovava nella cantina del locale, e che sembrava una semplice opera di sostegno, dava cenni di cedimento. Rimosso un blocchetto di tufo scoprì... il vuoto! Al di là del vecchio muro non c'era niente! Gli speleologi, prontamente giunti appena sentita voce della scoperta, filati metri e metri di corda oltre il piccolo passaggio apertosi, si calarono nell'oscurità, non senza un preventivo battibecco circa le priorità di discesa che vennero, tuttavia, cavallerescamente stabilite a gomitate. Un grande pozzo li accolse ospitandoli sul suo fondo coperto di detriti, quasi trenta metri più in basso. Si scoprì anche che la parete del pozzo era segnata, per tutta la sua altezza, dalla traccia di un pozzetto con pedarole, tipico del periodo etrusco.

Ma le sorprese non erano ancora finite. Dopo alcuni anni, il proprietario decise di liberare il fondo del pozzo dai detriti, invogliato anche dal ritrovamento di documenti attestanti la presenza dell'acqua almeno fino al XVII secolo. Dopo pochi metri di scavo gli speleologi si trovarono di fronte ad una piccola galleria (ad oltre 35 metri di profondità!), occlusa dopo una quindicina di metri da una grande quantità di argilla che impedì la prosecuzione dell'esplorazione, disegnando un nuovo grande punto interrogativo nella mappa delle ricerche sotterranee orvietane.

  • shares
  • Mail