Se tutto va bene siamo rovinati

Sul BosforoDal paese che ha stregato le mie antenne di blogger, Andy ha scovato una storia di mandarini in affari sullo stretto dei Dardanelli.


Qualche anno fa, l’Ucraina si è sbarazzata di una vecchia portaerei vendendola alla Cina, che ha sbandierato ai quattro venti il progetto di farne un mega casinò galleggiante in acque internazionali. Un’idea a cui pensa tanta gente, dagli autori di pagine personali come Oscar Moroni fino agli imprenditori dietro a progetti faraonici come Freedom Ship.


Ma l’ammiraglio cinese non aveva fatto i conti con i reporter di Mosnews: la portaerei è già stata ridipinta con i colori della marina nazionale. Del resto, che ci fosse qualcosa di strano lo si intuiva già all’epoca dell’acquisto: leggete nella prosecuzione cosa diceva il bollettino di Turchia Oggi nel 2001.


PORTAEREI CINESE PASSA IL BOSFORO


(Turchia Oggi) – 6 nov – Nemmeno era uscita dai Dardanelli che l’ex portaerei , già vanto della marina militare sovietica, poi passata all’Ucraina, è diventata subito una zattera di metallo fuori controllo ed in balia del mare avendo una forte tempesta spezzato i cavi dei sei rimorchiatori che avrebbero dovuto trasportarla in Cina. I sette uomini che erano a bordo – 3 russi, 3 ucraini e 1 filippino – sono stati recuperati dagli elicotteri della guardia costiera greca che poi hanno osservato la superare senza danni Skyros, l’isola delle Sporadi, mentre un rimorchiatore turco la inseguiva tentando di riagganciarla. Cosa non semplice. Come non era stato semplice far attraversare la grossa unità attraverso il Bosforo. Nei giorni scorsi, infatti, il traffico marittimo nello stretto era stato completamente bloccato per cinque ore per consentire il passaggio della gigantesca ex portaerei acquistata da una società turistica cinese per ospitare, come nave di intrattenimento, sciami di turisti nei mari della Cina.”La nave è un mostro di 306 metri e di 55 mila tonnellate. E’ stato perciò necessario fermare tutto il traffico nello stretto ma, grazie all’assenza di correnti e al tempo favorevole, i rischi del passaggio sono risultati ridotti”, aveva dichiarato alla Cahit Istikal, segretario generale dell’Associazione turca dei comandanti di navi. Poiché l’ex unità, che fu il vanto dell’ingegneria navale e della marina sovietica, non ha più i motori, ci sono voluti dodici grossi rimorchiatori e l’impiego di 250 uomini, inclusi 16 capitani di nave. A causa dei rischi per i due ponti sul Bosforo e per le stesse abitazioni della città di Istanbul, il governo turco aveva esitato 19 mesi prima di dare la sua autorizzazione al passaggio della gigantesca nave nello stretto e si è deciso a concederla solo dopo che Pechino aveva accettato di garantire il passaggio con una polizza di assicurazione di un miliardo di dollari Usa e – secondo fonti diplomatiche – anche concessioni commerciali alla Turchia. In quest’ultimo anno e mezzo l’ex portaerei era stata portata in giro nel Mar Nero da un rimorchiatore olandese al quale peraltro la società cinese - che ha acquistato la nave (per 20 milioni di dollari) - aveva smesso di pagare il compenso pattuito. Delegazioni turche e cinesi avevano fatto per mesi la spola tra Ankara e Pechino per sbloccare la questione, cosa che è avvenuta solo di recente, con l’accordo turco-cinese per il passaggio e con il pagamento delle spese del rimorchiatore cinese. Se tutto andrà bene, l’ex portaerei – che fu, come accennato, la gloria della marina sovietica e che era destinata a portare 2.500 uomini e 35 aerei da combattimento - finirà con l’ospitare alberghi, ristoranti, sale gioco e casinò per il pacifico intrattenimenti dei turisti della Cina neocapitalista.

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