L'Austalia Occidentale abolisce le gabbie a prova di squali, troppo pericolose


Il Ministro per la pesca del governo dell'Australia Occidentale ha annunciato che il governo federale ha intenzione di vietare le immersioni subacquee collegate all'utilizzo delle shark cage, le gabbie a prova di squalo, così popolari in Sud Africa e nell'Australia del Sud, ma anche in altre parti del mondo, come testimonia questo video a Gudalupe in Messico. "Troppo pericolose" è la motivazione.

Troppo pericolose, non tanto per le persone immerse, protette dagli attacchi degli squali dalle gabbie(particolarmente ricercati i diving che promettono incontri ravvicinati con i grandi squali bianchi), quanto per i bagnanti in generale, perché le immersioni con le cage shark, possono modificare i comportamenti degli squali, attirandoli in zone, dove normalmente non è così facile osservarli.

Il Comitato scientifico del Commonwealth, in uno studio condotto in relazione ai siti dell'Australia Occidentale dove sono utilizzati le shak cage, ha scoperto che gli squali bianchi nell'area di studio, hanno cambiato la loro distribuzione per allinearsi con aree di adescamento.

Il Ministro, pur consapevole del fatto che questa attività ha effetti positivi per l'attività turistica, ha deciso di bandire questa pratica dall'Australia Occidentale, dove a settembre dello scorso anno, si sono registrati ben quattro attacchi mortali. Senza lanciare alcuna accusa precisa, citando la ricerca, ha sostenuto che gli operatori turistici, per soddisfare le aspettative turistiche, potrebbero utilizzare tecniche di adescamento degli squali, che possono avere conseguenze indesiderate.

In altre parole, l'attività di questi diving, potrebbe attirare gli squali in zone dove non sarebbero normalmente presenti. Il mese scorso, davanti alle coste di Perth, un turista irlandese, è stato attaccato da uno squalo, che ha troncato a metà il kayak. Il 62enne Marin è riuscito a mettersi in salvo, salendo sul kayak dell'amico, con cui con cui stava pagaiando.

Via The Telegraph.

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