Il bilancio della prima stagione di Rainbow MagicLand

Rainbow MagicLand panorama

Il parco di Roma - Valmontone Rainbow MagicLand ha appena concluso la sua prima stagione, visto che non ci saranno aperture natalizie. Tempo quindi di un primo bilancio su un’annata che probabilmente può essere divisa in due fasi: un inizio stentato con le molte aspettative deluse dalle attrazioni chiuse e da un generale clima di “non finito”, e dopo una progressiva entrata a regime.

Dal punto di vista degli accessi non ci sono ancora dati ufficiali, ma a fine agosto si parlava di circa 600.000 ingressi, quindi dovrebbe essere stata toccata quota 900.000, guest più guest meno. Risultato buono, considerando il primo anno e le problematiche iniziali.

In realtà però proprio questo dato ha un rovescio della medaglia. Sui grandi numeri, intesi come picchi di accesso in una giornata, il parco mostra notevoli difficoltà organizzative. La recente serata di Halloween ne è stato un esempio. Si parla di file per le attrazioni arrivate anche a più di due ore, cibo finito nei punti di ristoro, bagni sporchi, e il risultato è una pagina su Facebook che ribolle di commenti inferociti. Di certo, se il passaparola è l’anima dei parchi occorrerà rivedere qualcosa per cercare di recuperare il terreno perduto.

A sua volta, il problema dell’affluenza si lega con un altro, quello dell’inciviltà dei guest, che ugualmente nei giorni più caldi emerge con più evidenza. Nessuno vuole un nuovo Luneur alle porte di Roma, ma il problema va preso di petto, altrimenti si rischia un effetto-valanga, con il risultato di allontanare progressivamente fette sempre più ampie di persone, dando una brutta fama al parco e mettendo in cattiva luce le sue potenzialità, che come già detto più volte sono invece di tutto rispetto.

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