No al bikini: il Kuwait annuncia dura battaglia contro i costumi da bagno succinti

Mostrarsi con un abbigliamento scollato andrebbe contro i precetti dell’Islam, per cui il Kuwait annuncia la sua proposta di legge shock.

Guerra dichiarata al due pezzi meglio noto come bikini. In Kuwait, le donne con un costume da bagno ritenuto volgare e in grado di coprire a stento parti del corpo da non mostrare in pubblico, non sono affatto considerate serie ed è pronta una bozza di legge per trasformare quello che oggi è un invito fin troppo chiaro, in divieto assoluto.

L’emirato famoso soprattutto per la ricchezza di petrolio, è stato sempre considerato più aperto nei confronti del sesso femminile, rispetto ad altri Paesi dove l’Islam è la religione principale, eppure il limite sembra essere raggiunto. La commissione parlamentare per i comportamenti anti-sociali propone di vietarlo assolutamente nelle spiagge e persino negli hotel. Un no assoluto che, quindi, rischia di interessare pure le turiste straniere che di solito non hanno problemi a lasciare scoperto qualche centimetro in più di pelle.

Se negli anni scorsi qualche passo in avanti era stato fatto nei confronti dei diritti delle donne, dunque, adesso il Kuwait ci tiene a precisare che la cultura locale, bandisce i costumi da bagno soprattutto se succinti. Questo rende necessaria una legge che sancisce la necessità di non accettarli e non tollerarli. Il motivo è presto spiegato: andrebbero in totale conflitto con i precetti dell’Islam.

Adeguarsi al modo di vestire occidentale, da queste parti, è un vero e proprio attacco al pudore, per questo inaccettabile. Non è possibile optare per la libertà personale, quando si tenta di screditare i valori locali e il senso della decenza. Queste le motivazione per le quali è stata avanzata la proposta di legge. Una vicenda che riguarda il noto e amato indumento estivo, era già balzata agli onori della cronaca di recente, quando una donna kuwaitiana aveva perso la custodia del figlio, dopo aver indossato un bikini.

All’avvocato dell’ex compagno era bastato mostrare una foto scattata alla ragazza all’estero, per farle perdere tutti i suoi diritti. La proposta della Commissione dei comportamenti anti-sociali sarà vagliata dal Consiglio dei Ministri, i quali se dovessero ritenerla idonea potrebbero trasformarla in legge. Se il governo l’accetterà, tutte coloro che non rispetteranno il divieto, rischieranno fino ad un anno di carcere, ma c’è ancora una possibilità. Già tre anni fa, una proposta di legge del genere era stata avanzata, ma non aveva avuto un buon fine, perché l’Emirato riteneva la decisione un alto rischio per la fiorente industria del turismo locale.
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