I dannati di Schipol (non si tratta così un fumatore)

La saletta per fumatori di Schipol è più squallida del sesso a pagamento nelle vetrine con le tende rosse. A questo siamo ridotti, e se l'Italia segue al traino il Nord Europa, addio mio bello: è la fine di una cultura secolare. La sigaretta extraconiugale, piacere proibito che si consuma sottovetro come animali allo zoo, solo che qui la gente fuori non ti guarda nemmeno, sei solo un triste peccatore.

Compero al duty free un bel Numero 3, e vado a posare armi e bagagli per una mezz'oretta di sana contemplazione. Mordicchio la testa e accendo, mi hannno dato un pacchetto di fiammiferi lunghi da urlo. Porto dentro una sedia, e qui il primo segnale che il tabagista, culturalmente, non deve godere: si sta solo in piedi, tutti attorno al tavolo centrale. Cribbio, mancano anche i posacenere: e qui capisco anche le esigenze del design funzionale, ma santo Dio, il piacere di scenerare? 

Va bè, fumiamocelo così come viene. Consumazioni e servizio al tavolo nemmeno a parlarne: chi fuma non ha diritto al cameriere. Niente caffè con la sigaretta. Qui si viene ad assumere nicotina, mica si può pensare a divagare, a godersela.

La gente: nervosa. E sia chiaro, è proprio l'urgenza di tabaccare che rende nervosi. Ma per questo ci vuole un po' di decoro, di serenità, senso di gruppo - non quel leggero imbarazzo perchè qualcuno in sala, sotto sotto si vergogna. È una questione culturale, progettazione punitiva, o siamo tutti nella stessa barca - protestanti, calvinisti e cattolici?

È colpa del fumo lento, che ti lascia il tempo di osservare, dovrebbero vietarli i sigari alla saletta fumatori. Sollevano questioni troppo difficili, e poi il fastidio leggero di chi non si sente a posto, osservato dal professore di matematica. Ma poi, chissenefga, la rosicata è un'altra: che alla saletta business magari una cigar lounge loro ce l'hanno...

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: