Paese che vai, Pasqua che trovi: in Israele è גליקלעך יסטער


Nel giorno di Pasqua concludiamo il nostro viaggio approdando in Italia e in Israele, culle rispettivamente della tradizione cristiana e di quella ebraica, per raccontare brevemente quali sono le due peculiarità delle feste di Pasqua. Per gli ebrei, infatti, la Pasqua, Pesah, che significa passaggio, ricorda proprio l’esodo, durato 40 anni, degli ebrei dall’Egitto, guidati da Mosé attraverso il Mar Rosso.

Secondo le scritture, ogni ebreo prima di partire uccise un agnello di un anno di vita e consumò il pasto in piedi, con il bastone in mano, pronto ad andare, non senza aver prima segnato con il sangue dell’animale ogni casa, in modo che Dio risparmiasse così dalla strage tutti i primogeniti della stirpe.

Anche la Pasqua ebraica ha data variabile: ha inizio con il plenilunio di marzo e i festeggiamenti durano 8 giorni (in Israele 7). Precisamente l’inizio è segnato dal 14 del mese di nisan (ricordate che i mesi ebraici sono lunari) e cade più o meno sempre una settimana prima di quella cristiana.

La Pasqua coincide, inoltre, con la festa di ‘mazzot’, cioè gli azzimi, a ricordare che gli ebrei in procinto di partire mangiarono pane azzimo perché non avevano tempo di lasciarlo lievitare. Questo, infatti, è un precetto importantissimo per gli osservanti: mai mangiare pane lievitato; gli ebrei ortodossi, poi, addirittura utilizzano per cucinare in questo periodo stoviglie dedicate solo alla cucina pasquale.

Oggi le celebrazioni hanno inizio con la lettura dell’Haggadà, la leggenda, e poi si consuma insieme un pasto rituale composto, oltre che dall’agnello e dal pane azzimo, anche dalle erbe amare, che simboleggiano la sofferenza del popolo ebraico in viaggio, le erbe rosse, un uovo che simboleggia il lutto, e la salsa Charoseth, usata dagli schiavi durante la cattività in Egitto.

Foto | Flickr

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