Il miglio d'oro alle falde del Vesuvio

Villa Campolieto
Siamo nel 1735, Carlo Sebastiano di Borbone, terzo nella linea di successione di una delle più importanti dinastie d'Europa, si trova a Napoli, in procinto di recarsi a Palermo per essere incoronato Re delle Due Sicilie. Ha sentito raccontare meraviglie di una villa fatta costruire sulla costa vesuviana dal duca d'Elboeuf, e decide di visitarla, approfittando delle prime belle giornate primaverili. L'aria e tersa, la campagna lussureggiante, la vista sul monte e sul mare stupenda; il futuro re ne rimane così entusiasta da commissionare qualche anno più tardi la costruzione della Reggia di Portici.

Da lì in poi, tra i nobili napoletani, nacque una moda, quella di frequentare le ville che i più facoltosi tra loro si erano fatti costruire lungo il miglio d'oro, che all'epoca andava dritto dalla villa Aprile in corso Resina ad Ercolano e il Gran Caffè Palumbo nei pressi della Villa Comunale di Torre del Greco, ma che poi si allungò per arrivare ai 24 chilometri che corrono dai quartieri napoletani di San Giovanni a Teduccio e Barra e Torre del Grego.

Irriconoscibile nella su toponomastica, stravolto dallo sviluppo di una delle zone più popolose del mondo, il Miglio d'Oro e le sue 122 ville, stanno tornando a nuova vita, grazie all'attività dell'Ente delle Ville Vesuviane, una fondazione che ha lo scopo di preservare e valorizzare questo grande patrimonio culturale, anche con iniziative come gli Itinerari Vesuviani, un evento che, giunto alla XXIII edizione, quest'anno si svolgerà tra il 29 aprile e il 5 giugno.

Foto | Lalupa.

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