Guerra ai graffiti negli States, soprattutto se di marca

graffiti
Siamo lungo una strada di San Francisco, non lontano dal molo 38, ed anche se il graffito non riporta esplicitamente alcuna marca, l'associazione è spontanea ed immediata. Un tentativo di ricreare un'icona pop sul tipo delle più celebri scatole di fagioli degli anni '60? Forse, ma forse potrebbe trattarsi di guerilla marketing, cioè di "una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l'utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull'immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali" (Wikipedia).

In pratica i graffiti sarebbero commissionati da aziende, The Wall Strett Journal cita tra queste anche la Microsoft, che avrebbero così trovato un canale promozionale alternativo, altamente economico. Ma se le Big Company hanno deciso di scendere per le strade, per "combattere" con armi non convenzionali, le maggiori città degli States stanno passando al contrattacco.

Il problema oltre che di sostanza, compagnie che induco a comportamenti generalmente considerati illeciti (un illecito minore, spesso tollerato, ma generalmente condannato), è anche economico, visto che oltre alle spese sostenute per ripulire la città dai graffiti, in questi casi si deve conteggiare anche il mancato guadagno, che si avrebbe se fossero utilizzati i normali canali pubblicitari. Per cui le città hanno iniziato a contrattaccare con le multe, come quella di 10.000 dollari all'IBM accusata di avere fatto graffitare "Peace, Love, Linux" in giro per S.F. e Chicago.

Foto | Ross.

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