Il crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei e la presidenza del UNWTO


Nata e cresciuta nel litorale romano, da quando ho avuto l'animo di decidere del fare e del non fare, passando davanti agli scavi di Ostia Antica, ho sempre pensato che "la prossima primavera, mi prendo un giorno di ferie, e mi faccio una passeggiata per gli scavi. Sono stupendi, vicini e il prossimo anno lo farò". E così, perchè tra Roma e Napoli in fondo ci sono poco più di due ore, quelle che nel tempo dell'università giustificavano una "passeggiata" per gustare un caffè come si deve, ho applicato lo stesso pensiero agli scavi di Pompei.

Ed è stato così, con il sedere comodamente appoggiato su queste certezze, "Pompei è vicina, il prossimo anno ci vado", che sgomenta ho appreso la notizia del crollo della Casa dei Gladiatori. "Archaeologists, commentators and opposition politicians accused Italy’s government of neglect and mismanagement on Sunday over the collapse of the 2,000-year-old House of the Gladiators in the ruins of ancient Pompeii". TorontoSun, per esempio.

L'ennesimo pezzo di storia, di cultura, di archeologia che frana e scivola via, non più storia ma solo fango. Ed in fondo alla lista delle conseguenze, forse il punto di vista più prosaico ma anche quello più tangibile dell'economia, l'ennesimo sfregio al turismo made in Italy, quel marchio che ha fatto dichiarare al ministro Brambilla, quando è stato annunciato che l'Italia avrebbe avuto la presidenza del UNWTO, "l’Italia deve non solo ricoprire il ruolo che le spetta sullo scenario internazionale in ragione della sua natura di potenza turistica mondiale, ma deve anche confrontare conoscenze e best practices con i paesi che oggi determinano, a livello globale, l’andamento del mercato". Nessuna responsabilità della Brambilla, solo speriamo di acquisire queste best practise prima che venga giù un altro pezzo di storia.

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