Cipro Nord con Chatwin: dove le chiese diventano moschee


Non riesco davvero a comprendere come mai la maggior parte dei turisti si rechi a Cipro Nord solo per poche ore, evitando categoricamente di trascorrervi la notte. Io ci ho passato i 4 giorni più belli del mio viaggio, che ora, naturalmente, mi accingo a raccontare.

Ogni cosa, in questa parte di isola che i turchi chiamano Repubblica turca di Cipro Nord e i greci chiamano area occupata dall’esercito turco, ha due nomi, ma io, nello strenuo tentativo di rimanere imparziale, cercherò di indicare ogni luogo e ogni monumento visto con il nome con il quale è più comunemente conosciuto.

Famagosta, ad esempio, per i primi è Gazimağusa, per i secondi Amnochostos… per noi, sarà semplicemente Famagosta, nome che non nasconde troppo il suo passato romano (fama augusta). È il porto principale di Cipro Nord, centro turistico e commerciale di fondamentale importanza all’epoca dei fatti del 1974, secondo solo alla capitale Nicosia.

Foto | Roberta Barbi

Avventure a Cipro Nord
La targa sulla casa di Lawrence Durrell a Bellapais
Gli amari limoni di Cipro
Una sosta sotto l'albero dell'ozio

Quel che è storicamente certo è che nel 1571, quando era governata da greci e veneziani, la città subì un lunghissimo assedio da parte dei turchi, che dopo 10 mesi in cui persero uomini e mezzi, riuscirono a espugnarla. Il comandante veneziano Bragadin, che aveva già intavolato una complessa trattativa con gli ottomani, ottenne dal suo omologo turco, Lala Mustafa Paşa, la salvezza per la popolazione militare e per quella civile.

Ma quando i turchi scoprirono che ad aver dato loro filo da torcere per giorni e giorni era stato appena qualche migliaio di uomini, si rimangiarono tutti i termini dell’accordo. Ad avere la peggio fu proprio Bragadin, cui vennero tagliati naso e orecchie, fu legato a un colonna e scuoiato vivo. Non contenti, fecero sfilare la sua pelle per la città issata sul dorso di una mucca, prima di spedirla a Istanbul.

A ricordare l’assedio con la sua macabra conclusione, c’è la cittadella che delimita il centro storico, l’unica attrattiva della città che per il resto è un’accozzaglia di edifici tra il moderno e il fatiscente. Qui si dice vivesse Otello, anche se nella nota tragedia shakespeariana non si fa mai il nome di Famagosta, ma si parla solo di “un porto marittimo a Cipro”. Sembra, però, che in epoca veneziana qui vivesse un certo “Moro”, bandito dalla città nel 1544.

Com’è e come non è, le imponenti mura di fortificazioni vi accolgono con un grande leone di San Marco sopra il portale principale, dal quale si accede a cortili, mura e sistemi di torri da cui si gode anche una bella vista sul porto moderno.

Nella piazza centrale della città vecchia si erge la mole della Lala Mustafa Paşa Camii, illustre esempio di chiesa trasformata in moschea. Si tratta dell’ex cattedrale di San Nicola, voluta dai Lusignano sul modello di Notre Dame di Parigi o della cattedrale di Chartres, loro contemporanee. Il rosone, visto sia dall’esterno che dall’interno, è davvero stupendo, con la sua mirabile lavorazione.

In realtà non si tratta dell’unico esempio a Cipro, e in particolare a Famagosta, di architetture cristiane tramutate in luoghi di culto islamici, magari con l’aggiunta di una tipica cupola bassa o di un minareto. Altre chiese, invece, sono state lasciate all’incuria del tempo e oggi se ne vedono solo le rovine, come quella dell’abside di San Giorgio dei Greci.

A proposito di rovine, vale la pena salire sul Bastione Canbulat, dal quale si gode della vista migliore che riuscirete a ottenere legalmente dell’area di Varosha. Nel 1974, prima che la situazione tra greci e turchi precipitasse, questo quartiere era una enclave greca, un centro balneare con alberghi e strutture all’avanguardia, fiore all’occhiello del turismo dell’isola.

Il giorno di Ferragosto di quel fatidico anno, l’esercito turco avanzò velocemente fino a occupare questo quartiere, in risposta agli attacchi della guardia nazionale alla popolazione turca che risiedeva all’esterno delle mura veneziane. I greci scapparono in tutta fretta, lasciando oggetti preziosi nelle case e perfino tavole apparecchiate, nella convinzione che sarebbero tornati a mettere a posto o perlomeno a prendere tutto di lì a poco. Non sono mai più tornati.

L’area oggi è sotto l’egida della missione dei caschi blu dell’Onu a Cipro ed è uno dei nodi più spinosi da sciogliere ai fini dell’appianamento del conflitto tra greci e turchi. I giornalisti e i militari che sono stati a Varosha ne hanno riportato il ritratto spettrale di una città silenziosa, dove regnano indisturbati vegetazione incolta, serpenti e topi.

Per avere un assaggio di questa desolazione, alla quale neppure il piano Annan, approvato a Cipro Nord e bocciato dal sud, è riuscito a porre fine, potete recarvi di notte nei pressi del filo spinato che circonda l’area e sbirciare in queste strade mute, ma illuminate a giorno in cui ogni tanto passa un carro armato di ronda o nelle case con i vetri ormai rotti e le persiane diroccate.

Cipro Nord ci regala anche la perla archeologica di Salamina (non quella della famosa battaglia, però). L’area degli scavi è molto grande e comprende un gymnasium romano, palestre e due grandi basiliche, ma soprattutto molto interessanti sono le terme e l’anfiteatro.

Le prime sono molto ben conservate e potrete ammirare nel dettaglio le condutture e i rudimentali tubi che servivano per il trasporto dell’acqua calda nei vari ambienti; il secondo risale all’epoca di Augusto e poteva ospitare 14mila spettatori. L’acustica, manco a dirlo, è perfetta: provate a sedervi al limite delle gradinate mentre qualcuno, al centro della scena, parla sottovoce.

Un’altra bella città del Nord è Keryneia o Girne, che ha sostituito Famagosta come epicentro del turismo balneare. Il suo porto, di origine medievale, sul quale campeggia la coeva fortezza e dove si affacciano la maggior parte degli alberghi più caratteristici, rappresenta una passeggiata gradevole soprattutto di sera, quando la morsa della canicola estiva si allenta e ad accendersi sono solo le mille insegne colorate dei bar, dei ristoranti e dei locali.

Sulle alture che dominano Girne c’è il centro residenziale di Bellapais, dove abita la popolazione facoltosa, lontana dalla movida più becera e nascosta nel verde e nella pace del centro. Qui risiedeva anche il famoso scrittore inglese Lawrence Durrell, Nobel mancato, secondo alcuni, per la sua opera ‘Gli amari limoni di Cipro’, che chiunque abbia in mente un viaggio da queste parti dovrebbe proprio leggere.

I vicoli di Bellapais nascondono la casa che acquistò, evidenziata da una targa, mentre nella piazza principale della cittadina svetta quello che secondo le più accreditate teorie è il suo albero dell’ozio. Non dico altro: se volete saperne di più vi toccherà leggere il libro.

Dall’altro lato della piazza, la suggestiva abbazia: il più interessante monumento gotico del Medio Oriente, con un chiostro dal colpo d’occhio davvero eccezionale. Peccato, però, che ora sia per metà occupato da un ristorante panoramico.

Una veduta di Varosha dal Bastione Canbulat
La Lala Mustafa Paşa Camii a Famagosta
A Famagosta convivono antico e moderno
La bandiera di Cipro Nord
L'abside abbandonato di San Giorgio dei Greci
La Torre di Otello
Il leone di San Marco all'entrata della cittadella
L'abbazia di Bellapais
Il porto di Girne
Gli scavi di Salamina
Le terme di Salamina
Particolare delle condutture dell'acqua calda
L'anfiteatro

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