Momenti di crisi a Parigi: ecco le soluzioni, partiamo con il caffè...


Settimana scorsa son stato a Parigi e ho scientificamente identificato tre momenti in cui la spensierata vita del turista si può fare tetra e problematica. Cerchiamo insieme la soluzione. Ma prima vediamo i punti critici sempre in agguato tra boulevard e baguettes:

  • Calo di zuccheri
  • Compulsione al web
  • Urgenza di far pipì

Il primo problema sembra il più facile da risolvere, anzi diciamo che la tendenza dell'uomo globalizzato è quella di risolverli tutti e tre in un colpo, con il semplice gesto di spingere la porta di uno dei tanti Starbucks presenti in città. Errore! Grosso errore culturale oltre che pratico. Primo: il caffè fa tanta scena ma è come acquistare la frutta al supermercato, quindi una cosa poco goduriosa e dettata da scarsa pianificazione e conoscenza del mondo. Vi trovereste in mezzo a tanti turisti, soli col vostro Frammuccino o Cappaccello o come cavolo pensano di chiamare quei beveroni infiniti che propinano a prezzi da boutique d'alta gamma. Secondo: i bagni non sono niente di speciale, quindi una pipì che scivolerà via senza lasciar traccia nella vostra personale cronologia diuretica, un vero peccato in una Ville Lumière dove tutto è magnifico e solo il turista rischia ad ogni piè sospinto di non lasciare un segno durevole. Terzo, il wi-fi non è gratuito - e qui va sottolineato che la globalizzazione tradisce: Starbucks, famoso in tutto il mondo per la generosa connessione gratuita, a Parigi vi chiederà il login e la carta di credito, oppure saprà deludervi con un cameriere supponente e il segnale in panne.

Quindi ricapitoliamo: sì Starbucks ma solo se non avete una delle tre esigenze base viste più sopra - pipì, wi-fi, cafè.

Procediamo verso la soluzione, è tutto molto semplice: FNAC. Qui ci trovate del caffè accettabilissimo e le salette per la lettura con wi-fi gratis. Eh sì, i francesi sono un popolo civile, che ama i divanetti dove sfogliare i libri e fare una scelta prima dell'acquisto. La rete vi chiederà la password, e voi la chiederete alla simpatica barista spagnola: Bienvenue, non potevano scegliere password migliore alla stazione di St. Lazare.

Competere con FNAC è impossibile, sono dappertutto e hanno cameriere spagnole. Però, se vi trovate in centro tra Ile de la Cité e Ile St. Louis, e amate il sudamerica, gusterete questa speciale torrefazione (che è poi il vero obiettivo di ogni turista italiano che si rispetti). Seguitemi presso la Caféothèque, il regno della ex ambasciatrice del Guatemala a Parigi. Qui avrete ogni giorno una qualità diversa di caffè proposta per la degustazione, oltre che un espresso fatto con la macchina giusta e un cappuccino rispettabile. Se il barista medio a Parigi fa il ristretto come fosse pasta in brodo, qui avrete uno spiraglio di senno: vi confermo soddisfatto che gusto e caffeina non vi faranno rimpiangere Peck.

Ora, l'unico buco di questo minimo manuale di sopravvivenza è: il turista timido, sempre il più difficile da aiutare nel godersi la grande capitale europea. Quello che non arrischia l'uscita in francese per chiedere il fatidico "Où sont les toilettes, s'il vous plait?". In questo caso, procediamo in centro verso il Pompidou, per conoscere grazie a La Stampa, il caffè torinese della Signora Miroglio:

Dal dicembre scorso c’è: il «Miroglio Caffè - Un caffè torinese a Parigi, in 88, Rue Saint-Martin 75004 vicino al Beaubourg, al metrò Châtelet. «Nella zona - spiega Mirogliò - c’è un’alta concentrazione di italiani: gli stranieri sono il 25 per cento della popolazione, e noi siamo la metà». Arredamento torinese, prodotti piemontesi, dalle pasticche ai gianduiotti, al vermut, dalla miscela alla macchina del caffè, tutto italiano, vassoi carichi di tramezzini, plin, brioche, «in un allestimento che si rifà ai nostri locali più rinomati: accoglienti, dove si può conversare gustando prelibatezze», spiega Marina, con orgoglio subalpino.

Di piemontese, c'è a Parigi anche Vergnano, con due caffè al 40 di rue de Cler nel settimo e poi nel diciassettesimo al 36 di rue de Levis. Qui vicino potete scegliere anche il caffè napoletano di Kimbo, nel diciassettesimo al 5 place des Ternes.

Non ci resta, per spirito di completismo, che segnalare il caffè triestino per eccellenza: si serve in tutta la città ma l'originale è al 13 di rue Aubert - ha hotspot aperto e si trova a due isolati dalle Galeries Lafayette di Boulevard Hausmann). Detto questo, se volete scendere a patti con Starbucks, non opporremo alcuna resistenza, la Carta dei Diritti del Turista è nata anche per questo...

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