Cipro con Terzani: sui Monti Troodos alla ricerca di freschetto e arte


Se siete a Cipro già da qualche giorno e non ne potete più di boccheggiare sdraiati sulla sabbia bollente o passeggiando sull’asfalto rovente delle città, sappiate che una gita sui Monti Troodos, pur arrivando a 1600-1700 metri d’altezza, non vi risparmierà abbondanti sudate.

Questa splendida isola bruciata, letteralmente, dal sole, infatti, non dà tregua a chi non è abituato alle alte temperature e, soprattutto, agli elevati tassi di umidità, ma una giornata sui Monti Troodos, l’unica vera catena montuosa che c’è, è comunque un’esperienza piacevole, anche per vedere Cipro da un punto di vista diverso dal solito, che, quasi per tutti, è quello del connubio mare-sole-spiaggia.

E poi è anche un’esperienza alla riscoperta dell’arte, quella bizantina, che tra queste poco fresche frasche ha seminato piccoli capolavori nelle tante chiesette affrescate che si trovano di villaggio in villaggio, veri e propri tesori ricompresi nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Foto | Roberta Barbi

Cipro curiosa
Il Monastero di Kykkos
Il souvla che sfrigola...
La nichia nella facciata di Archangelos Michail

Incoraggiati da tutto questo, il giorno di Ferragosto, solennità dell’Assunta, molto venerata anche nel mondo ortodosso, c’incamminiamo fregandoci le mani e con in bocca l’acquolina che ti fa pregustare quando stai per vivere qualcosa di bello.

Arriviamo a Galata, un paesino davvero minuscolo, dove, a un paio di km dal centro, sorgono le due chiesette affiancate di Archangelos Michail e di Panagia tis Podythou. Per raggiungerle percorriamo un grazioso sentiero che si apre su uno spiazzo circondato da olivi (su questi monti è pieno!) e da piante dai fiori multicolori.

Le chiese, purtroppo, sono chiuse, e quando chiamiamo il numero del custode, affisso su un cartello fuori dalla porta, ci risponde che oggi è festa! Anche questa è Cipro. Peccato, perché avevamo letto che all’interno della seconda, mai completamente dipinta, c’era un interessante ciclo di affreschi sulla Crocifissione e sulla Vergine in trono. La scena della Comunione degli apostoli, poi, trova d’accordo gli storici sul fatto che si tratti di uno dei migliori esempi al mondo di pittura italo bizantina.

All’improvviso ci assale un orrendo sospetto: che siano tutte chiuse? Cerchiamo di non pensarci e ci dirigiamo a Kakopetria, dove ci attende il monastero di Agios Nikolaos tis Stegis. Per fortuna è aperto, con tanto di custode baffuto che non ci perde di vista un minuto (forse ha paura che sradichiamo una colonna affrescata?).

Per essere un monastero che conobbe gloria all’epoca dei Lusignano, è davvero molto piccolo, ma al suo interno nasconde delle vere e proprie chicche, come le immagini della Trasfigurazione e della Resurrezione di Lazzaro, o della Natività nella volta sud: i tratti sono schematici e i colori limitati, ma sono gli affreschi più antichi d Cipro.

A Pedoulas, la chiesetta dedicata all’Archangelos Michail, che doveva essere la più bella di tutto l’itinerario, è chiusa, e nessuno sa che fine abbia fatto e neppure chi sia il custode con le chiavi. Pazienza. Per dovere di cronaca vi dirò che questa chiesetta è il capolavoro del maestro Minas, di stile bizantino classico. Di fronte c’è anche un museo con una preziosa collezione di icone… ovviamente se lo trovate aperto.

Il paese, che non è tanto piccino, arrampicato sul versante di una montagna, oggi fa impressione: non vedrete persone in giro nel raggio di un km, ma solo terrazze di case private dove sfrigolano i souvla, ben infilzati nei loro girarrosti che sembrano ruotare per una forza in comunicazione con l’universo. Sorvolando sul fatto che ho avuto in almeno un paio di occasioni (documentate nella gallery fotografica) la tentazione di impadronirmi del succulento malloppo e di scappare, questa ricetta è il piatto tradizionale che riunisce le famiglie cipriote intorno alla tavola del 15 agosto.

Diverso dal greco souvlaki, è una pietanza di carne, in genere di maiale o di agnello, cotta al barbecue molto lentamente, girando sempre dalla stessa parte. La carne viene aromatizzata con sale e origano, al massimo un filo d’olio o un goccio di vino e particolarmente apprezzati sono i tagli del collo e della spalla.

La chiesa di Panagia tou Moutoullas, che sorge in una posizione sopraelevata rispetto all’omonimo abitato, è un esempio tra i più tipici dell’architettura religiosa del tempo a Cipro. Almeno all’esterno: anche questa, infatti, era solidamente chiusa. La facciata di blocchi di pietra chiara regolare sulla quale poggia il tetto spiovente di tegole rese scure dal tempo, pare nasconda una serie di affreschi di ‘pittura crociata’, cioè ispirata alle opere degli artisti occidentali in Palestina.

Nel vecchio centro di Kalopanagiotis, una bella passeggiata in discesa vi condurrà ad attraversare un ponte sul fiume (secco) fino al monastero di Agios Ioannis Lampadistis, molto suggestivo e isolato. Il Giovanni a cui è dedicato non è il classico evangelista ma, pare, un Santo locale, eremita in questi boschi.

Non si sa di preciso quando sia stato costruito: secondo alcuni esisteva già nell’XI secolo, quando fu edificata la cappella di S. Hirakleidios, la prima delle tre che poi unificate costituiscono il monastero come lo vediamo oggi. Nel sito c’è anche un museo d’arte religiosa.

Ancora più isolato dal mondo per una perfetta e assoluta contemplazione della natura, il Monastero di Kykkos, dove, finalmente, abbiamo trovato un gran fermento per le celebrazioni dell’Assunzione della Vergine. Qui sono molto severi sull’abbigliamento, ma se passerete l’esame senza dover indossare la palandrana viola gentilmente fornita dai monaci, potrete ammirare l’edificio, più volte ricostruito.

Meta fondamentale dei fedeli ortodossi, qui troverete un museo di icone e un belvedere con uno splendido panorama vicino alla tomba dell’arcivescovo Makarios III, primo presidente di Cipro, sorvegliata dal picchetto d’onore, e il Throni, il santuario moderno dove l’8 settembre, festa della Natività della Madonna, viene portata in trionfo l’immagine della sacra icona che interruppe una terribile siccità… e qui ci vuole giusto un miracolo.

Peccato che le chiassose bancarelle di souvenir di dubbio gusto all’esterno rovinino un po’ l’atmosfera, ma voi non ci badate e acquistate, piuttosto, una bottiglia di vino a edizione limitata o di grappa Zivania prodotta dai monaci o, se siete astemi, una bella scatola di tisana alle erbe.

Panagia tou Moutoullas
Il monastero di Agios Ioannis Lampadistis
La chiesetta Archangelos Michail
La stradina che da Galata conduce alle chiesette affrescate
Olivi e fiori sono la natura dei Monti Troodos
La campana di Panagia tis Podythou
Il monastero di Agios Nikolaos tis Stegis
La chiesetta dell’Archangelos Michail a Pedoulas
... un atentato alla linea!

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