Maiorca: gita a Cabrera per l'ultimo bagno dell'anno, o per il primo diving con la muta


Di ritorno dal press tour Vueling per l'apertura delle nuove rotte su Maiorca con volo diretto da Roma, dopo aver girato come una trottola per due giorni, mi trovo a programmare un ipotetico ritorno in loco con programma di viaggio alternativo, per fare tutto quello per cui non c'è stato tempo. Del resto, mica ci si può arrendere con una sola taperia in carniere... un'esplorazione più approfondita è assolutamente necessaria.

Ecco come vorrei organizzare un break lungo con i bambini, possibilmente rompendo il transfer da Milano con una sosta di una mezza giornata a Barcellona. Per far felici tutti, check in al Catalonia Ramblas di Calle Pelayo, dove la Spa è gratuita e aperta fino alle dieci di sera (i pischelli possono sguazzare fino a mezzanotte nella piscina all'aperto del primo piano).

Il primo giorno mi vorrei subito togliere la curiosità e filare dall'aeroporto a San Jordi, magari in un agriturismo. Lì ci si imbarca per l'isola clone, che da diversi anni è parco naturale marino. A giudicare dalle foto, potrebbe benissimo essere la nostra, e invece no: anche le Baleari hanno una loro Caprera, misteri del Creato, pure qui le capre le mandavano a stare in un'isolotto tutto per loro. La Cabrera spagnola si raggiunge con un battello turistico per veder la spiaggia e il castello, la flora e la fauna protette, e poi per andare nelle magiche calette dove il fondale di roccia e sabbia bianca ci lasciano nuotare nel blu puro. Per fare il bagno bisogna arrivarci prima di ottobre (si prenota fino a fine mese a Colonia Sant Jordi tel. 971 64 90 34, Palma tel. 971 71 71 90 e Porto Petro tel. 971 65 70 12 - ma le immersioni guidate si possono prenotare tutto l'anno per diver esperti.


Alla sera, giro d'obbligo alla Fondazione Mirò, aperta fino alle otto, e poi tapas nella zona della Lonja.

Il giorno dopo, sveglia dinamica con sessione di shopping all'outlet di Camper, che si tova ad Inca, nel centro dell'isola. Si torna in città per mangiare al ristorante del Bastione, che mi dicono ottimo ma leggermente costoso (non ho controllato di preciso quanto leggero o salato sia il conto). Dopo pranzo, visita al Museo di arte moderna del Bastione e passeggiata digestiva nel centro. Probabili compere di altre masserizie assolutamente essenziali ma inutili, tra le quali la famosa torta a tamburo che fa tanto chic quando ve la tirate dietro per aeroporti e navette varie.

Imbarco e triste epilogo col ritorno verso la landa padana. Cosa ci abbiamo rimediato? Facciamo i conti: ultimo week end di mare nel silenzio del mare, uno o due paia di scarpe casual trendy con lo sfizio del prezzo da outlet, qualche acquistino raffinato alla libreria del museo CCCP di Barcellona, un catalogo di Mirò pesante all'incirca come un tonnetto rosso, una scomodissima torta a tamburo al seguito di una tipica ensaimada, la torta ripiena di marmellata di zucca.

Costosetto come week end, mi direte voi. Ok scusate, torno subito alla realtà: ma prima che arrivino le nevicate, non è normale sognare ancora qualche viaggio in vacanza?

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