Santiago de Compostela con Chatwin: cammino a piedi e riposo in ostello

“Non camminare davanti a me, non posso seguirti. Non camminare dietro, non sono la tua guida. Cammina al mio fianco e sarai mio amico”.

È curioso come, a volte, il destino… sono qui con voi a ricordare la mia esperienza personale sul Cammino di Santiago de Compostela proprio il giorno dopo in cui si celebra la festa di San Giacomo (25 luglio) e proprio in un Anno Santo Compostelano, cioè ogni anno in cui la ricorrenza capita di domenica.

L’ultimo giorno dell’anno scorso, infatti, il 31 dicembre 2009, l’arcivescovo di Santiago ha celebrato una solenne cerimonia in cui è stata aperta la porta santa della cattedrale, che verrà richiusa dopo un anno esatto. La prossima volta tutto questo accadrà nel 2021.

Erano molti anni che studiavo e mi documentavo per compiere, un giorno, il Cammino di Santiago, 840 km da Roncisvalle, alle pendici dei Pirenei, fino al luogo della sepoltura del Santo. Sì, perché documentarsi è fondamentale, prima di partire, ma non troppo, per non togliere tutta la magia al cammino…

Vi basterà sapere che il San Giacomo in questione era il figlio di Zebedeo e uno dei 12 Apostoli di Gesù, che per lungo tempo da Gerusalemme si spostò in Spagna per annunciare la Parola di Cristo. Tornato in patria, venne ucciso da re Erode, preoccupato del crescente potere dei cristiani, e il suo corpo, grazie ad alcuni discepoli, fu portato in Galizia e sepolto in un luogo sconosciuto per sicurezza.

Anni dopo, l’anacoreta Pelagio ebbe una visione luminosa: una pioggia di stelle che scoprì in sogno volevano indicargli il luogo di sepoltura del corpo decapitato di San Giacomo. Avvisato il vescovo locale, ne furono realmente trovati i resti e sul luogo venne eretta una chiesa, intorno alla quale sorse, poi, la cittadina di Santiago (abbreviazione di San Giacomo) de Compostela (campo delle stelle, in omaggio alla visione), fin da subito meta di pellegrinaggi.

In realtà, per raggiungere Santiago, ci sono più cammini, sviluppatisi nei secoli: quello tradizionale, il cosiddetto ‘Camino Francés’, da Saint Jean Pied de Port; la ‘via turonese’ che prende le mosse da Parigi attraverso Tours e Bordeaux; la ‘via lemovicense’, che parte dall’abbazia della Madeleine di Vezelay per fare tappa a Limoges e Perigueux; la ‘via podense’ da Notre Dame du Puy a Conque e Moissac e la ‘via tolosana’ da Arles a Tolosa, per i pellegrini provenienti dall’est europeo.

Tra le altre cose che ci sono da sapere in anticipo, un suggerimento: lasciate stare biciclette e cavalli, intraprendete questo viaggio a piedi, lasciando senza paura che la fatica e la stanchezza entrino dentro di voi, svuotandovi della fretta, dei pensieri, delle distrazioni della vostra vita quotidiana in città: vedrete che anche lo zaino sarà improvvisamente più leggero.

E poi i consigli pratici: fate in modo che il bagaglio non pesi più di 10 kg, comperate il cibo volta per volta, negli spacci locali. Siate essenziali, dormite nelle palestre o negli ostelli, condividendo la cena e la notte con gli altri pellegrini (spenderete intorno ai 3 euro a volta), percorrete tappe da massimo 25-30 km: se partirete intorno alle 5 del mattino, per evitare il caldo, di buon passo, sarete a destinazione entro l’ora di pranzo. Fatto questo, sarete pronti a partire.

Come avrete capito non vi scriverò nulla sul mio Cammino: è un’esperienza troppo personale e impossibile da raccontare. Va vissuta passo per passo, momento dopo momento, vento, pioggia o sole, con il cuore illuminato dalla propria motivazione, sia essa spirituale, religiosa, desiderio di solitudine o bisogno di ritrovare se stessi.

Una volta ho letto da qualche parte che fare il Cammino di Santiago è un gesto di assoluta inutilità, nel senso che non serve ad altro che a se stesso. In sé, però, racchiude una promessa non piccola che si fa a se stessi: la promessa di una sfida tutta da vincere. Un gesto inutile, insomma, ma necessario. Buen Camino.

Foto | Roberta Barbi

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