Dublino con Terzani: in 'pellegrinaggio' sui luoghi degli U2


Ogni tanto anch’io smetto i panni del viaggiatore serio, sempre alla ricerca di curiosità, luoghi e tradizioni inesplorate e mi concedo una vera e propria vacanza, in cui la mente possa, appunto, vacare e magari indulgere a qualche mia piccola passione segreta…

… come la musica degli U2! È così che è nato il mio ultimo viaggio a Dublino, complice qualche giorno ritagliato tutto per me, la scusa di andare a trovare qualche vecchi amico e … un biglietto del concerto in mano.

La capitale d’Irlanda, i giorni intorno al concerto dei suoi beniamini, si trasforma in ‘Udduelandia’: gadget ovunque, facce di Bono e degli altri musicisti dipinte su muri, vetrine, striscioni e autobus; le loro note che riecheggiano a tutti gli angoli delle strade, all’interno di qualsiasi pub, in registrazioni originali o riproposte da sedicenti cover band.

Foto | Roberta Barbi, Eleonora Arceri, Mario Marcelli
Dublino curiosa
La sera del concerto
Un, dos, tres, catorce...
Il Croke Park si avvicina

Personaggi di ogni nazionalità che si aggirano nei mercati di memorabilia, riconoscibili tra mille perché indossano magliette, cappellini e sciarpe da veri appassionati, in genere di tour precedenti. Ma chi si considera un fan della prima ora, come me, non si accontenta dell’atmosfera da sagra paesana che attanaglia Temple Bar in queste sere d’estate, ma ha bisogno, sempre e comunque, di viaggiare.

Viaggiare nei luoghi che hanno visto nascere, crescere e maturare la band, da gruppetto formato al liceo per sbarcare il lunario e sentirsi ‘fighi’, alla più grande rock band del mondo. Un viaggio nell’interiorità altrui, nell’immaginario complesso di un frontman-paroliere come Bono, sempre in bilico tra persona e personaggio.

Viaggiare anche tra le persone che li hanno conosciuti e ammirati quando nessun altro li conosceva, che hanno creduto in loro nonostante le stonature, oppure che li odiano proprio perché li hanno conosciuti, alla scoperta di quanto può essere mutevole e caduco l’animo umano.

Perché nonostante i pregevoli sforzi, prima negli anni Ottanta con Sinead O’Connor e My Bloody Valentine, poi la rivoluzione dei Novanta con le boyband di cui qui baluardo sono i Boyzone, i rigurgiti rock-folk dei Cranberries e il genio di Enya, per citarne alcuni, gli U2 sono e restano il simbolo della musica irlandese. Anche se il popolo, poco incline alle lodi sperticate, si stringe nelle spalle.

A volte per riconoscersi bisogna viaggiare a ritroso, nel tempo come nello spazio, così iniziamo il nostro percorso musicale a Windmill Lane, che sono per gli U2 quello che a Londra è Abbey Road per i Beatles. Gli studi si trovano nel nord della città, oltre il Liffey, e li riconoscerete subito perché l’intera strada è colorata di graffiti e murales inneggianti alla band.

All’interno di questo anonimo edificio che da fuori ricorda un magazzino merci, Bono & co. hanno registrato i primi dischi, fino a ‘The unforgettable fire’. I fan lo sanno (e anche gli altri, visto che c’è una targa a forma di disco dell’ufficio turistico di Dublino) e prima timidamente, poi sempre più spudoratamente, si avvicinano, toccano il muro, danno il loro contributo con la frase e la dedica che da anni si portavano dentro.

Neppure io posso esimermi da questa specie di rito catartico, ma non vi lascerò la soddisfazione di sapere cosa ho scritto: quelle parole, però, sono bene impresse nel mio cuore, marchiate a fuoco nell’anima anche quando le intemperie o, ancora prima, altre scritte, le cancelleranno. In fondo scrivere su quel muro mi ha dato l’ennesima lezione: non si scrive mai per gli altri, ma per se stessi.

Non siano lontani dalla zona dei Docks, che su di me esercita sempre un certo fascino, in tutte le città che ho visitato. Forse perché in questi vicoli puzzolenti e malfamati, dove non arriva la mano lunga del decoro cittadino, i luoghi mettono a nudo la propria anima, offrendola senza orpelli a chiunque passi di lì.

Da lontano, sul lungo-Liffey, nel cielo grigio si disegnano le sagome di due torri industriali. Alla maggior parte di voi queste torri non dicono nulla, se fosse stati lì a passeggiare, probabilmente sarebbero passate inosservate, ma a me no: sono il leit motiv della Dublino dei lavoratori che appare nel video di Pride. “Free at last, they took your life, they could not take your pride…”.

Tornando verso il centro di Dublino il nostro pellegrinaggio si fa molto più prosaico, ma si sa, anche di pane vive l’uomo. Se avete un certo appetito, ma deve essere di una certa entità, altrimenti non ne vale la pena, provate il fish and chips tradizionale di Leo Burdock: è l’esercizio più antico della città e, come recita la targa commemorativa delle celebrità, annovera tra i clienti anche gli U2.

Per uno spuntino meno veloce, ma altrettanto d’atmosfera, invece, fate un salto all’Hard Rock Cafè. Mangerete le stesse ali di pollo, hamburger e french fries del resto del mondo, ma qui c’è una delle trabant originali utilizzate nello Zoo tv tour del 1993, dipinta dall’artista locale Katherine Owens.

Infine, se vi guardate attentamente in giro, potrete scovare piccoli pezzi unici, come i testi di alcune canzoni autografate da Bono e conservate in teche di cristallo. Dalle casse e dai maxischermi, non riuscirete a salvarvi, le note di ‘Where the streets have no name’.

Finalmente arriva la sera del concerto: vi aspettate una blindatura alla Fort knox, invece il Croke Park, il terzo stadio d’Europa per grandezza, è sì stracolmo, ma c’è anche un’atmosfera molto tranquilla. Sembra di stare più a una festa patronale che al concerto (casalingo, ok) della più grande rock band al mondo.

Mi viene il dubbio di aver sbagliato posto, o di aver sbagliato sera, ma quando raggiungo il mio seggiolino numerato vedo che il ‘ragno’, l’immensa, avveniristica copertura che fa da sfondo al 360° Tour è già lì che mi aspetta. “Un, dos, tres, catorce..”. Si comicia.

La wall of fame del fish and chips
Da Leo Burdock si fa la fila
L'ingresso degli studi di registrazione
L'affetto dei fan
il 'ragno' del 360° tour
Ognuno ha il suo messaggio...
... da scrivere sul muro
Windmill Lane
La targa dell'ufficio turistico di Dublino
Un testo autografato di Bono
Le torri industriali del video di Pride...
... inserite nel loro contesto oltre il Liffey
La trabant dello Zoo tv tour
Il rito catartico della scrittura sul muro
Windmill Lane come appare oggi

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