San Pietroburgo con Becky: a spasso nella città salotto e un giro all'Ermitage


Non mi aspettavo davvero, giungendo a San Pietroburgo, di trovare una città così elegante, europea, cosmopolita e trendy. Il tempo sempre cupo contrasta con i colori accesi dei suoi edifici, che la fanno somigliare a un’immensa quinta teatrale. E poi, come nella storia ha assunto tanti nomi (Leningrado, Pietrogrado, Pietroburgo, addirittura il familiare Piter), così nel mondo è conosciuta con tanti soprannomi: Venezia del Nord, Città dell’acqua, dei ponti, delle cupole…

L’eleganza, in fondo, non doveva stupire, se si pensa che l’intera città è opera di architetti italiani che l’hanno creata a tavolino nel Settecento: Domenico Trezzini prima, Bartolomeo Carlo Rastrelli poi, e Antonio Rinaldi, Giacomo Trombara, Giacomo Quarenghi fino a Carlo Rossi, che l’hanno resa un trionfo del Classicismo e del Liberty. Spero di non aver dimenticato nessuno.

In effetti quello che colpisce subito è la grandiosità e la scenograficità dei palazzi: senza scomodare il Palazzo d’Inverno, di cui parlerò alla fine, voglio citare il Palazzo di Marmo, che sorge su un’ansa del fiume Neva e che era dedicato a Caterina La Grande.

Foto | Roberta Barbi

San Pietroburgo trendy
Il Palazzo di Marmo
Un vestito \'patriottico\'
La Prospettiva Nevskij

Mi è rimasto impresso perché è tutto rosa e perché all’aperto, davanti all’ingresso, c’è una buffa statua equestre di Alessandro III inizialmente sistemata fuori dalla stazione di Mosca, dove però tutti la schernivano. Il figlio dello zar, Nicola II, vergognandosene, voleva spedirla a Irkutsk, ma quando si seppe che voleva mandare il padre in Siberia dovette lasciar perdere. Lo scultore, comunque, si difendeva dicendo che non aveva fatto altro che mettere un animale sopra l’altro!

A parte qualche episodio di rara ironia, non è difficile immaginare il lusso e lo sfarzo che doveva animare questi palazzi, pur alla periferia dell’impero, all’interno dei cui saloni, giovani donne in sontuosi abiti da sera e scintillanti gioielli si aggiravano in cerca di attenzione. Per un ballo di corte oggi indosserei un vestito lungo con i colori della bandiera russa, in omaggio al Paese.

Per fare shopping oggi a San Pietroburgo è necessario andare sulla Nevskij prospekt (prospettiva Nevskij), autentico fulcro della vita cittadina. Io non vi ho incontrato Igor Stravinsky (vedi 'Prospettiva Nevski di Franco Battiato), ma passeggiando non perdetevi la pasticceria migliore della città, al civico 44, o i grandi magazzini Passaž e il Gostinyj dvor o Casa dei Mercanti.

La strada, lunga 4.5 km, è proprio la stessa dove quasi due secoli fa andava a spasso un importante naso nella famosissima novella di Gogol. D’altronde a San Pietroburgo la letteratura è di casa e proprio in senso stretto: si possono visitare la casa-museo di Aleksandr Puškin (“Compiaciti di te stessa, o città di Pietro, e sta incrollabile come la Russia…”), e quella del musicista Nikolaj Alekseevič Nekrasov.

E ancora: la casa di Fëdor Dostoevskij, che oltre a essere un museo, oggi è anche un importante centro di studi culturali, quella del compositore Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov e del poeta Blok. Infine, ma non certo per ultima, l’abitazione dove Vladimir Nabokov visse la sua gioventù.

Poi si arriva all’Èrmitaž. Uno dei più grandi musei al mondo, sparpagliato tra gli splendidi edifici, Palazzo d’Inverno in testa, che circondano la Dvorcovaja ploščad, il centro simbolico dell’impero voluto da Pietro il Grande quando ne spostò qui la capitale. E sempre qui, in questa piazza, nel 1917, iniziò quella Rivoluzione d’ottobre che avrebbe cambiato il mondo per sempre.

Le sale all’interno sono incredibili, vere opere d’arte a se stanti, oltre quelle che vengono esposte in maniera, peraltro, un po’ confusa e con un serio rischio di ‘affastellamento’. Ma questo avviene perché ne hanno troppe. C’è di tutto e per goderselo in pieno avrete bisogno di molte ore: io ho adorato sopra tutto la galleria con le sculture del Canova: Amore e Psiche sono l’emblema dell’amore romantico.

Impedibili, secondo il mio gusto, la Madonna detta ‘Benois’ di Leonardo nella pinacoteca degli italiani, e, in ordine sparso, La donna che tiene i frutti di Gauguin, le sculture di Picasso, le composizioni del grande maestro russo Kandinsky. E poi Rembrandt, Matisse, Caravaggio, Michelangelo, i pittori spagnoli, i fiamminghi...

Prima di uscire fate un giro al piccolo Ermitage, nella sala dove è sistemato il gigantesco orologio d’oro con il Pavone che un paio di volte, allo scoccare dell’ora, spiega la traboccante a ventaglio, gira la testa di qua e di là e canta per la gioia del suo padrone.

Entriamo all\'Ermitage
Canova: Amore e Psiche
Leonardo: Madonna detta \'Benois\'
Gauguin: La donna che tiene il frutto
Picasso: scultura
Kandinsky: Composizione
L\'interno del Palazzo d\'Inverno

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