Maldive con Terzani: le meraviglie del mondo sommerso


La coerenza è la virtù degli stolti, diceva qualcuno, e in questo viaggio io, che sono colui che di Paese in Paese ha confermato le proprie ipotesi primigenie, stavolta ho dovuto crederci. In parole povere ho cambiato idea: io che avevo sempre rivolto il mio sguardo, viaggiando, a popoli e tradizioni, visitando questo arcipelago mi sono quasi commosso esplorando l’abisso.

E non parlo di un abisso metaforico, ma proprio delle profondità dell’Oceano Indiano, da cui emergono, piccole stelle su un firmamento verdazzurro, queste abbaglianti isolette conosciute come Maldive. Qui potete fare immersioni quasi ovunque, visto che l’acqua si mantiene tutto l’anno a 27-30°, partendo a bordo dei caratteristici dhoni, i pescherecci maldiviani, oppure organizzare un safari sommerso a bordo di imbarcazioni adatte alle lunghe percorrenze, piuttosto confortevoli.

E così sono salpato alla scoperta degli atolli, che qui cambiano nome a seconda della mappa consultata… tanto per rendere le cose semplici. La stessa parola, ‘atollo’, qui da noi ha un senso geologico e intende una tipica formazione corallina; l’originale in lingua dhiveni ne dà una lettura politica e significa, infatti, distretto amministrativo.

Foto | Valerio Cittadini

Maldive curiose
L\'interno di un\'imbarcazione per un safari subacqueo

Il primo che ‘tocco’ è quello di Malé nord, vicino all’aeroporto internazionale. Dieci km al largo da qui, per i più esperti, sono sommersi i relitti di diverse navi che si sono arrischiate troppo a sud nel canale di Kaashidhoo: sono almeno 6 i naufragi in queste acque storicamente documentati e 3 i relitti identificati con certezza.

Io, però, preferisco le mante e imparo che alle Maldive se ne avvistano di 2 specie: una grande e spesso solitaria, una più piccola e più rara, che si sposta, ‘vola’ nell’acqua in branchi. Non è descrivibile l’eleganza di questi animali anche a scarsa profondità, se non si sono mai visti prima. È davvero un’esperienza unica, che comunica pace e un’idea di perfezione quasi soprannaturale.

Non possiamo dimenticare il re dei reef, il loro ingrediente principale. Sotto un tot di metri i coralli, divenuti bianchi al passaggio dello tsunami, riprendono colore e vita, accendendo il blu del mare di tutte le sfumature del rosso, del giallo, del verde e dell’arancione.

E poi i pesci tipici delle acque tropicali, talmente tanti che sembra di essere all’interno di un documentario sulla vita subacquea, i pesci leone dalle lunghe pinne flessuose, i pesci pappagallo (landaa) che vengono anche pescati e cucinati, o le tartarughe, una volta uniche abitanti di alcuni isolotti sperduti, che oggi capita sempre più raramente di incontrare, anche sott’acqua.

Mi sposto a Malé sud, dove c’è la famosa isola di Mahaana elhi huraa, nota come ‘isola della tomba’ a causa della leggenda dei 3 pescatori avidi che sotterrarono un ceppo di mogano senza dividere i soldi con il loro giovane amico che si vendicò facendoli imprigionare. Qui sotto si avvistano facilmente gorgonie a ventaglio e, se siete fortunati, anche murene di varie dimensioni che escono da piccole grotte o anfratti dove si arrotolano per riposare. Ce ne sono con la pelle in tinta unita o a fantasie anche bizzarre. Attenti a non farvi mordere!

Ad Ari nord non perdetevi i trigoni e le razze, parenti stretti delle mante, che come loro scivolano via nel blu quasi schiudendo le ali. E poi, un capitolo a parte meritano gli squali. Ce ne sono di varie specie, tutte più o meno innocue per l’uomo, salvo attirarli con cibo o dar loro fastidio. Nuotarvi in mezzo è un’esperienza a dir poco emozionante, ma nella maggior parte dei casi si vedono adagiati sul fondo sabbioso per un riposino. Sperando che presto la pesca di questi splendidi abitanti marini sia definitivamente vietata, cercate di non cedere alla tentazione di acquistare macabri souvenir come pinne o denti di squalo.

Ad Ari sud, in profondità e al largo, è possibile, almeno teoricamente, avvistare capodogli. Questi grossi cetacei popolano la fantasia dei maldiviani e anche le storie che si tramandano di generazione in generazione: in lingua dhiveni sono chiamati odi kaan bodu, cioè ‘pesci che mangiano le barche’. Dalla loro pesca si ricava un olio utilizzato come impermeabilizzante per gli scafi.

Nell’atollo di Felidhe, a proposito di capodogli, vi capiterà di veder galleggiare dei sassi rotondi e striati. Non ignorateli: sono noci di ambra grigia, una sostanza della consistenza della cera che viene prodotta nell’intestino dei capodoglio per permettere loro di digerire il becco dei pellicani. Stranezze della catena alimentare. Alle Maldive sono considerati più preziosi delle pepite d’oro.

A Faadhippolhu, interessanti sono i relitti: c’è quello incagliato in verticale della Skipjack, che affiora a pelo d’acqua tutta arrugginita, ma sotto, dove è molto più interessante, arriva a 30 metri, e, curiosità delle curiosità, il relitto di un idrovolante. In un punto non meglio precisato tra Felivaru e Madivaru, nel 1987 questo mezzo adibito ad aeroambulanza, precipitò durante un ammaraggio con mare agitato. Per fortuna non ci furono vittime.

Riemergiamo dal nostro viaggio a Nilandhe nord, dove c’è la cosiddetta tomba di Ismail, un personaggio importante che nessuno sa chi sia con certezza, ma la cui pietra tombale pare porti fortuna. Poco lontano c’è anche l’isola di Himithi, famosa per la maestria dei suoi marinai, particolarmente esperti di matematica e scienza del mare.








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