Maldive con Chatwin: tutti i mezzi di locomozione 'alternativi'


E così lo strano uccello rumoroso girò intorno a Embulufushi e sparì nel mare. Il giorno dopo tutti gli uomini presero le barche e per andare a vedere da vicino i ‘kaffaru’”. Così racconta, a 100 anni quasi suonati, il signor Mohammed Hassan di Biledhdhoo la comparsa del primo idrovolante nel’arcipelago delle Maldive, da cui uscirono due ‘kaffaru’, due uomini bianchi.

Quello “strano uccello” era un idrovolante chiamato Raven, apparteneva alla Royal Air Service di Sua Maestà la regina d’Inghilterra e a bordo c’erano il capitano Abbott Meade e il suo copilota Guy che a causa di una tempesta dovettero ammarare vicino all’isola di Filiteyo. Ma alla tranquilla popolazione maldiviana, fatta di donne, bambini e semplici pescatori, nel 1917 doveva sembrare qualcosa di davvero stravagante: una specie di incrocio tra un volatile e una macchina.

Chi l’avrebbe mai detto che poi sarebbe divenuto i modo più agevole per spostarsi da un atollo all’altro e per sbarcare ogni giorno flotte di turisti da tutto il mondo dall’aeroporto internazionale di Malé a ogni più sperduto angolo di queste isole di paradiso?

Foto | Roberta Barbi e Valerio Cittadini

Avventure alle Maldive
Il pulmino per spostarsi da un aeroporto all\'altro

La cabina dell\'idrovolante

Se venite alle Maldive non dovete perdere assolutamente questa esperienza, anche se costa qualche soldino in più della classica barca: oltre a farvi risparmiare tempo (cosa non trascurabile soprattutto al ritorno, quando voi vi sveglierete comodamente mentre i vostri vicini di ombrellone, che hanno preferito la barca, avranno la sveglia almeno 3 ore prima per il trasferimento allo scalo di Malé) è l’unico modo che avete per ammirare dall’alto gli atolli in tutto il loro splendore.

Sarete accolti da buffi uomini dell’equipaggio, con camicia d’ordinanza, pantaloni a pinocchietto e infradito (come biasimarli?!), che vi forniranno un paio di tappi per le orecchie perché il rumore durante il volo può risultare fastidioso. La cabina dell’idrovolante è proprio piccola, come potete vedere nella foto, quindi cercate il posto migliore per evitare l’ala nelle vostre foto.

Dall’aeroporto locale (un po’ discostato dall’altro, ci arriviamo a bordo di minibus colorati) decolliamo verso Ari sud e dopo circa 40 minuti ci abbassiamo lentamente, la nostra ombra sinuosa si disegna sull’oceano azzurro che in prossimità delle spiagge diventa verde e con un grande splash e altrettanti schizzi ovunque, l’idrovolante ammara.

Fuori c’è una piccola piattaforma galleggiante dove entrerete appena voi e i vostri bagagli, ma all’orizzonte si vede già il dhone che sta venendo a prendervi. I mas dhone sono i caratteristici pescherecci maldiviani, molti dei quali, con il boom turistico, sono stati trasformati in veri e propri mezzi di trasporto. Alcuni mantengono ancora la sagoma tradizionale con la prua allungata verso l’alto, altri sono più moderni.

Una volta erano semplici barche fatte di assi legate tra loro che sotto la linea galleggiante erano di legno di cocco (certamente una materia prima facilmente reperibile in queste isole) molto leggero e maneggevole. Lo scafo, poi, era spennellato di olio di pesce per l’impermeabilizzazione.

Un’altra imbarcazione tipica per spostarsi alle Maldive sono i catamarani: non pensiate, però di salire su uno dei mostri che hanno gareggiato all’ultima Coppa America, questi sono piccoli hobiecat che sfrecciano a pelo d’acqua e che in genere vengono usati per le escursioni che hanno come meta il mare aperto.

Un paio di consigli se non ci siete mai stati: non portatevi nulla di delicato. A bordo c’è una piccola cassa impermeabile in cui riporre ciò che non si deve bagnare (e comunque per la durata della visita il catamarano resterà ancorato ma incustodito), ma per il resto non fatevi illusioni, sarete fradici ancora prima di buttarvi in mare!

Uno spettacolo unico: le Maldive dall\'alto


Un dhone moderno

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