Olio in crisi, scorte bloccate nei frantoi: Calabria e Puglia chiedono aiuto

L’olio d’oliva italiano arriva all’estate 2026 con oltre 200mila tonnellate della passata campagna ancora ferme tra frantoi e cooperative agricole, soprattutto in Puglia e Calabria, dove le Regioni hanno chiesto al ministero dell’Agricoltura lo stato di crisi per sbloccare sostegni e alleggerire una filiera schiacciata dal calo dei prezzi.

Olio d’oliva, scorte ferme nei frantoi e prezzi in discesa

Il nodo, raccontano gli operatori, si è stretto nei primi mesi del 2025, quando una parte consistente dell’olio extravergine prodotto nella campagna precedente è stata trattenuta nei silos in attesa di quotazioni migliori. La risalita, però, non è arrivata. Così le giacenze sono rimaste lì, nei depositi dei frantoi oleari, mentre il mercato continuava a raffreddarsi e le vendite non riprendevano il passo atteso.

Il dato che circola nella filiera parla di oltre 200mila tonnellate di olio invenduto, una quantità che pesa sui bilanci e, soprattutto, sulle prospettive della nuova raccolta. “Lo scorso anno il prezzo era tra 7 e 8 euro al chilo, oggi siamo attorno ai 4-4,5 euro”, ha spiegato il presidente di Unapol, Tommaso Loiodice, fotografando un arretramento che ha messo in difficoltà chi aveva acquistato o trasformato prodotto a valori più alti.

Puglia e Calabria chiedono lo stato di crisi

La richiesta più netta è arrivata da Puglia e Calabria, due regioni che insieme concentrano oltre la metà della produzione nazionale di olio d’oliva. Nei giorni scorsi le amministrazioni regionali hanno portato il dossier al Masaf, chiedendo il riconoscimento dello stato di crisi per un comparto che, senza interventi, rischia di arrivare alla prossima molitura con i magazzini ancora pieni. In quel momento il problema non sarebbe più solo commerciale.

Se le scorte non verranno assorbite, infatti, molti frantoi e operatori della trasformazione potrebbero avere difficoltà a ritirare la nuova produzione dagli olivicoltori. Il rischio, nelle campagne pugliesi e calabresi, è una crisi a catena: prima il prodotto fermo, poi la liquidità che manca, infine i conferimenti bloccati o pagati a prezzi non sostenibili. “Serve una risposta rapida”, è il ragionamento che filtra dagli ambienti agricoli, dove la preoccupazione riguarda anche i piccoli produttori, quelli con pochi ettari e margini già stretti.

Il nodo delle competenze tra Masaf e Mimit

La soluzione amministrativa, però, non è lineare. Gran parte dell’olio stoccato non si trova nelle mani delle aziende agricole, ma dei frantoi, che nella filiera fanno da ponte tra la produzione e l’industria. E qui nasce il punto più delicato: i frantoi non sono classificati come imprese agricole, bensì come imprese artigiane. Per questo, un eventuale intervento diretto non ricadrebbe solo nella competenza del ministero dell’Agricoltura, ma anche in quella del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Nei giorni scorsi il Masaf ha inviato una comunicazione al Mimit per chiarire proprio il tema delle competenze e individuare uno spazio di intervento comune. Secondo quanto emerso, il ministero guidato dalle Imprese ha dato disponibilità a trattare la crisi dei frantoi oleari nell’ambito del proprio tavolo agroindustriale. È un passaggio tecnico, certo. Ma decisivo, perché da quel tavolo potrebbero dipendere strumenti come moratorie sui debiti, facilitazioni finanziarie o misure di liquidità per chi ha immobilizzato capitale nelle scorte.

Bando per gli indigenti e moratoria sui debiti tra le ipotesi

Tra le misure allo studio c’è anche un bando per destinare olio extravergine agli indigenti, proposta avanzata da Coldiretti al Masaf. L’idea è acquistare una parte delle giacenze e indirizzarla ai circuiti di aiuto alimentare, riducendo la pressione sui magazzini e sostenendo allo stesso tempo le famiglie in difficoltà. “È una possibilità alla quale stiamo lavorando”, ha detto il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, aggiungendo che l’obiettivo è attivare la misura “nel minor tempo possibile”.

Sul tavolo restano anche le moratorie sui debiti, considerate da molti operatori uno strumento necessario per superare i mesi che separano la filiera dalla nuova campagna. Non basterebbero, da sole, a riequilibrare il mercato, ma darebbero ossigeno a imprese che oggi si trovano con prodotto invenduto, prezzi dimezzati rispetto ai picchi precedenti e costi di gestione ancora elevati. La partita, ora, si gioca tra ministeri, Regioni e associazioni di categoria. Con una scadenza concreta: arrivare alla raccolta senza trasformare le scorte ferme in una crisi più ampia dell’olio italiano.

Published by
Redazione