Lady Diana, 29 anni dopo: i luoghi che raccontano la vita e il mito della principessa più amata

A 29 anni dalla morte di Lady Diana, avvenuta il 31 agosto 1997 a Parigi in seguito all’incidente nel tunnel dell’Alma, il ricordo della principessa del Galles resta vivo nel Regno Unito e nei luoghi che hanno accompagnato la sua vita, perché la sua figura continua a parlare a chi vede in lei una reale diversa, più vicina alla gente comune. Da Kensington Palace alle isole dei Caraibi, passando per i parchi di Londra e la tenuta degli Spencer, la memoria di Diana si conserva in spazi pubblici, giardini, fotografie di famiglia e mete dove cercò, non sempre riuscendoci, un po’ di quiete.

Kensington Palace e Buckingham Palace, la Londra reale di Diana

Per molti londinesi, Kensington Palace resta prima di tutto la casa di Lady Diana. Qui visse dal matrimonio con Carlo, nel 1981, fino alla morte nel 1997; qui crebbero William e Harry, tra apparizioni ufficiali, uscite da scuola, compleanni e una quotidianità che spesso sfuggiva ai protocolli di corte. Gli appartamenti privati non fanno parte del percorso di visita, ma il palazzo ospita mostre legate alla famiglia reale britannica e ai suoi protagonisti.

Nel Sunken Garden dei Kensington Gardens si trova la statua ufficiale della principessa, inaugurata nel 2021 per i sessant’anni dalla nascita di Diana. La scultura la ritrae accanto a tre bambini, un richiamo diretto al suo impegno per l’infanzia e alla capacità, ricordata ancora oggi da chi la incontrò, di chinarsi, ascoltare, stringere mani senza distanza. Dopo la sua morte, davanti ai cancelli di Kensington furono deposti milioni di fiori, biglietti e fotografie. Un fiume lento, silenzioso. E inatteso.

Anche Buckingham Palace, cuore della monarchia, è legato agli anni pubblici della Principessa del Galles. Diana partecipò a ricevimenti di Stato, cerimonie e occasioni ufficiali in sale segnate da una formalità che lei, talvolta, sembrava attraversare con passo diverso. Nell’agosto del 1997 migliaia di persone arrivarono davanti al palazzo con candele e messaggi scritti a mano: “Non ti dimenticheremo”, si leggeva su molti cartoncini lasciati lungo le inferriate.

La Memorial Walk e la fontana di Hyde Park

Chi vuole ripercorrere la Londra di Diana può seguire la Diana Princess of Wales Memorial Walk, itinerario pedonale ad anello di circa 11 chilometri che attraversa quattro parchi reali: Kensington Gardens, Hyde Park, Green Park e St James’s Park. Il percorso, disegnato a forma di otto, fu inaugurato nel 2000 dal comitato presieduto da Gordon Brown, allora cancelliere dello Scacchiere, che lo descrisse come una delle passeggiate urbane più belle del mondo. Lungo la strada, 90 targhe in bronzo con una rosa araldica guidano i visitatori tra cinque luoghi legati alla vita della principessa: Kensington Palace, Spencer House, Buckingham Palace, St James’s Palace e Clarence House.

Dentro Hyde Park, la tappa più frequentata è la Diana Memorial Fountain, inaugurata nel 2004 dalla regina Elisabetta II. La fontana fu progettata come uno spazio aperto, accessibile, con l’acqua che scorre in due direzioni e poi si ricongiunge: un’immagine semplice della vita di Diana, tra momenti sereni e passaggi difficili. Nei giorni di sole, famiglie e turisti si siedono sul bordo di granito, qualcuno immerge i piedi, altri restano solo qualche minuto. Senza cerimonie.

Althorp House, la casa degli Spencer

Nel Northamptonshire, a circa un’ora e mezza da Londra, sorge Althorp House, la residenza storica della famiglia Spencer. Diana vi trascorse parte dell’infanzia, prima dell’ingresso nella vita pubblica, e qui oggi riposa, su una piccola isola al centro di un lago all’interno della tenuta. La scelta della famiglia fu spiegata come un modo per garantirle privacy anche dopo la morte, lontano dal passaggio continuo dei visitatori.

Durante i periodi di apertura, il pubblico può visitare il parco e alcune aree della proprietà, dove fotografie, documenti e oggetti personali raccontano la storia di Diana Spencer prima e dopo il matrimonio con l’erede al trono. Non è un luogo costruito per il clamore. Anzi, colpisce per una certa compostezza, quasi domestica, che molti visitatori descrivono come la parte più intensa del percorso. Qui il mito torna biografia: una ragazza cresciuta in una grande casa di campagna, poi diventata la donna più fotografata del suo tempo.

Dalle Baleari ai Caraibi, i rifugi lontani dai flash

Le Baleari furono per Diana uno dei luoghi delle estati reali. Tra il 1986 e il 1990, la principessa e Carlo furono più volte ospiti sullo yacht di re Juan Carlos, al largo del Marivent Palace di Maiorca, insieme alla famiglia reale spagnola. Le fotografie dell’epoca mostrano Diana con William e Harry, tra ponti di barche, costumi chiari e sorrisi che, riletti oggi, sembrano appartenere a una parentesi fragile. Il suo primo incontro con quel mare risaliva però al 1981, durante la luna di miele a bordo del Britannia.

Diana cercò spesso riparo anche nei Caraibi britannici. Nel 1990 soggiornò a Necker Island con la sorella Sarah, i figli e la madre; nel 1992 fu a Nevis con William e Harry, mentre la crisi con Carlo era ormai uscita dai salotti di corte. Necker, isola privata acquistata da Richard Branson nel 1979, è oggi un resort affittabile per intero a cifre molto alte; Nevis, più raccolta, conserva un ritmo diverso, con ex piantagioni di canna da zucchero trasformate in piccoli hotel e sentieri verso il Nevis Peak.

A Barbuda, infine, il nome di Diana è legato alla Princess Diana Beach, un tratto di sabbia rosata che in passato era conosciuto come Access Beach. Lì la principessa cercava distanza dai paparazzi e dalla vita di corte, in una normalità fatta di mare, bambini e poche persone intorno. Anche per questo, secondo la stampa britannica, William e Harry vi sono tornati negli anni: non per inseguire un’immagine pubblica, ma per ritrovare un pezzo privato della madre.

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