Il santuario che seguiva Sole e Luna mille anni prima di Stonehenge

In Repubblica Ceca, vicino al villaggio di Chleby, un gruppo di archeologi dell’Università della Boemia Occidentale ha studiato un recinto preistorico di circa 6.500 anni fa, interpretato come possibile spazio rituale e astronomico perché orientato verso i cicli di Sole e Luna.

Il recinto preistorico di Chleby e la scoperta degli archeologi

Il sito individuato nei pressi di Chleby, nella Boemia centrale, ha un diametro di circa 230 metri ed era delimitato da un fossato profondo oltre 2,5 metri. Non si tratta, secondo gli studiosi, di una semplice fortificazione o di un insediamento agricolo: la forma quasi circolare, le dimensioni e soprattutto la disposizione degli accessi suggeriscono una funzione diversa, legata a pratiche collettive e forse a osservazioni del cielo.

A colpire gli archeologi sono stati i dodici ingressi distribuiti lungo il perimetro. Non sono collocati a distanze regolari, e proprio questa apparente anomalia ha aperto la strada a una lettura più complessa del monumento. Il gruppo di ricerca, guidato dall’Università della Boemia Occidentale, ha analizzato la geometria del complesso e ha ipotizzato che alcuni varchi fossero orientati verso punti precisi dell’orizzonte. “La disposizione non sembra casuale”, hanno spiegato gli studiosi nelle ricostruzioni preliminari. Una frase prudente, ma significativa.

Sole, Luna e solstizi: cosa indicano gli orientamenti

Secondo le analisi archeoastronomiche, il santuario preistorico di Chleby potrebbe essere stato progettato per seguire alcuni passaggi chiave dei cicli celesti. Gli archeologi hanno individuato almeno due possibili aree di osservazione: una collegata alle posizioni estreme della Luna sull’orizzonte, l’altra riferibile al rapporto tra l’alba del solstizio d’estate e il tramonto del solstizio d’inverno.

Il ciclo lunare richiamato dagli studiosi è quello che si sviluppa nell’arco di circa 18 anni, durante il quale la Luna raggiunge punti massimi e minimi nel suo sorgere e tramontare. Per comunità agricole prive di strumenti moderni, osservare con continuità questi fenomeni significava accumulare conoscenze pratiche, trasmesse nel tempo. Non solo culto, dunque. Anche calendario, memoria stagionale, organizzazione del lavoro nei campi.

Il confronto con Stonehenge viene quasi spontaneo, perché anche il monumento inglese è legato agli assi solstiziali. Eppure la distanza cronologica è rilevante: i materiali organici analizzati a Chleby indicano una datazione anteriore di oltre un millennio rispetto alla grande fase monumentale del sito britannico. Questo non prova un legame diretto tra le due comunità, precisano gli studiosi, ma mostra che nell’Europa preistorica l’osservazione del cielo era già radicata molto prima delle grandi architetture in pietra dell’Atlantico.

Resti animali, sepolture e il possibile significato rituale

Il valore del sito non si esaurisce negli allineamenti astronomici. Nei fossati, soprattutto vicino agli ingressi, sono stati trovati crani e corna di bovini, elementi che gli archeologi interpretano come possibili offerte o segni collocati in punti visibili della struttura. Alcuni resti, secondo le ipotesi di scavo, potrebbero essere stati sistemati originariamente sulle strutture d’accesso, quasi a marcare il passaggio verso uno spazio separato dalla vita quotidiana.

Il toro, in molte comunità agricole preistoriche, aveva un forte peso simbolico: forza, fertilità, ricchezza del bestiame, continuità del gruppo. A Chleby, la sua presenza nei fossati rafforza l’idea di un luogo destinato a cerimonie, incontri stagionali e pratiche legate al ciclo della natura. Non una fortezza, non un villaggio. Qualcosa di più vicino a un centro rituale.

Nel complesso sono emersi anche resti umani. In campagne precedenti era stata individuata una sepoltura più tarda, attribuita alla cultura di Únětice, nell’Età del Bronzo, con ossa riferibili a circa 18 individui. I corpi, in base alle ricostruzioni disponibili, non sarebbero stati deposti nello stesso momento. Questo dettaglio, apparentemente tecnico, suggerisce una frequentazione prolungata dell’area, forse per generazioni, quando il significato originario del recinto era già cambiato ma il luogo conservava ancora una sua forza nella memoria collettiva.

Perché il sito ceco cambia la lettura dell’Europa preistorica

La scoperta di Chleby è rilevante perché amplia il quadro delle conoscenze sulle prime comunità agricole dell’Europa centrale. Circa 6.500 anni fa, gruppi umani che vivevano di coltivazioni e allevamento erano in grado di riconoscere schemi celesti complessi, trasformandoli in architettura, orientamenti e rituali condivisi. Non servivano calcoli scritti. Servivano osservazione, continuità, esperienza.

Il rapporto tra astronomia preistorica e vita quotidiana, del resto, aveva conseguenze concrete. Sapere quando cambiavano le stagioni aiutava a programmare semine, raccolti, spostamenti degli animali e momenti collettivi della comunità. La dimensione religiosa e quella pratica, in contesti simili, non erano separate come lo sono oggi: il cielo regolava il tempo, e il tempo regolava la vita.

Gli studiosi invitano comunque alla cautela. Il paragone con Stonehenge è utile per comprendere la portata del sito, ma non dimostra contatti diretti tra i costruttori dei due monumenti. Più probabilmente, diverse comunità europee svilupparono in modo autonomo sistemi per leggere il movimento di Sole e Luna. A Chleby, quel sapere ha lasciato una traccia nel terreno: fossati, ingressi, ossa, orientamenti. Segni antichi, ma ancora leggibili.

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