Champignon e campioni in laboratorio, immagine simbolica di una ricerca sul possibile ruolo dei funghi nel tumore alla prostata.
L’infettivologo Matteo Bassetti è intervenuto oggi, 23 agosto 2026, su Instagram per commentare una sperimentazione clinica di fase 2 in corso sull’uso di un integratore a base di funghi champignon, o prataioli bianchi, nel trattamento dell’adenocarcinoma prostatico, invitando però i cittadini a non acquistare prodotti online non approvati e a attendere dati scientifici più solidi.
I funghi champignon, noti anche come Agaricus bisporus o prataioli bianchi, sono tra i funghi commestibili più diffusi e coltivati al mondo. Il loro consumo, ha ricordato Matteo Bassetti nel post pubblicato sul suo profilo Instagram, è stato associato nel tempo a diversi possibili effetti favorevoli sulla salute, con un interesse crescente da parte della ricerca oncologica.
Il punto, però, resta scientifico e non commerciale. Secondo l’infettivologo e divulgatore, alcune evidenze hanno suggerito un possibile ruolo dei prataioli bianchi nella prevenzione dei tumori, in modo più marcato per il tumore alla prostata, ma finora non era stato chiarito con precisione quale fosse il meccanismo alla base di questa azione. “I ricercatori non avevano completamente compreso il preciso meccanismo anti-cancro”, ha spiegato Bassetti, richiamando i dati preclinici e i primi risultati dello studio in corso.
La ricerca citata riguarda una sperimentazione di fase 2, quindi una fase ancora intermedia, nella quale si valuta l’efficacia e la sicurezza di un trattamento su un numero limitato di pazienti. Non si tratta, insomma, di una terapia disponibile nella pratica clinica quotidiana. E questo passaggio, nel messaggio del medico, pesa più di altri.
Al centro dell’attenzione c’è un integratore a base di funghi prataioli bianchi studiato nel contesto dell’adenocarcinoma prostatico, la forma più comune di tumore della prostata. Bassetti ha riferito che un gruppo di ricercatori ha esaminato dati preclinici e prime evidenze provenienti da una sperimentazione clinica di fase 2, tuttora in corso, con l’obiettivo di capire se alcuni composti presenti nei funghi possano contribuire a rallentare la progressione della malattia.
Nel linguaggio della ricerca, i dati preclinici arrivano da studi di laboratorio o su modelli sperimentali, mentre le fasi cliniche coinvolgono pazienti e richiedono tempi più lunghi, controlli e verifiche indipendenti. È qui che il messaggio diventa prudente: il possibile effetto dei funghi champignon non equivale a una cura già validata contro il cancro alla prostata. Serve capire dosi, formulazioni, sicurezza e risultati nel tempo.
“Queste sostanze sono in grado di regolare la risposta immunitaria nei confronti delle cellule cancerose”, ha scritto Bassetti, parlando di un effetto immunomodulatore. In altre parole, alcuni composti potrebbero aiutare il sistema immunitario a riconoscere o contrastare meglio le cellule tumorali. Ma il condizionale, in questa fase, resta necessario.
Secondo gli studiosi citati da Bassetti, tra le sostanze candidate ad avere un ruolo nell’attività dei funghi champignon ci sarebbe il beta-glucano, indicato anche come ß-glucano, un polisaccaride presente nella parete cellulare dei funghi. Si tratta di molecole già studiate in diversi ambiti della nutrizione e dell’immunologia, perché capaci di interagire con alcuni meccanismi della risposta immunitaria.
Il medico ha chiarito, però, che non è stata ancora condotta un’analisi definitiva per identificare quali specifici composti naturali siano responsabili dell’eventuale effetto osservato. Questo significa che non basta mangiare prataioli bianchi, né assumere estratti generici, per ottenere un beneficio terapeutico contro il tumore alla prostata. La distanza tra un’ipotesi biologica e un trattamento approvato è spesso lunga, fatta di verifiche, controlli e risultati riproducibili.
L’ipotesi più discussa è che questi composti possano “sfruttare le risposte del sistema immunitario per contrastare la crescita dei tumori”, come ha sintetizzato Bassetti. Ma una formulazione sperimentale, usata in uno studio clinico, non coincide con i molti prodotti venduti liberamente su internet. Sono due piani diversi. E confonderli può diventare rischioso.
La parte più netta del messaggio riguarda l’acquisto di integratori a base di funghi o di estratti di champignon online. “Al momento non esistono prodotti adeguati”, ha avvertito Matteo Bassetti, invitando a evitare acquisti su siti e piattaforme che propongono preparati non approvati dalle agenzie competenti in materia di prodotti alimentari e farmaceutici.
Il richiamo è rivolto soprattutto ai pazienti oncologici e ai familiari, spesso esposti a promesse facili nei momenti di maggiore fragilità. Gli integratori non approvati possono avere composizioni non verificate, dosaggi incerti o interazioni con terapie in corso, dalle cure ormonali alla chemioterapia, fino ai farmaci assunti per altre patologie. Prima di introdurre qualsiasi prodotto, la valutazione va fatta con l’oncologo o con il medico curante.
Bassetti ha concluso auspicando l’arrivo di nuovi dati e, se le evidenze saranno confermate, la possibilità di disporre in futuro di integratori adeguati e regolati. Per ora, il messaggio resta doppio: la ricerca sui funghi champignon e sull’adenocarcinoma prostatico merita attenzione, ma non autorizza scorciatoie. La scienza procede per prove, non per annunci.