Linea di confezionamento di sughi e salse in uno stabilimento alimentare, tra automazione e controlli degli addetti.
Formec Biffi celebra nel 2026 i 60 anni di attività a San Rocco al Porto, nel Lodigiano, con l’apertura dello Spazio Biffi 3.0 venerdì 11 settembre e con nuovi investimenti industriali, spinta dalla crescita dei sughi freschi in un mercato che, secondo l’azienda, resta sostanzialmente fermo. Il gruppo guidato da Pietro Casella, fondatore novantenne ancora presente nelle scelte strategiche, guarda così al prossimo passaggio produttivo: una nuova linea da 10 milioni di euro, dopo un investimento analogo destinato a logistica ed efficientamento energetico.
Lo Spazio Biffi 3.0 nascerà dentro la sede di San Rocco al Porto, in provincia di Lodi, a pochi chilometri da Piacenza, dove l’azienda ha costruito negli anni una parte rilevante della propria identità industriale. Non sarà soltanto un’esposizione di confezioni, ricette e immagini d’archivio: nelle intenzioni del gruppo, il museo d’impresa dovrà raccontare il percorso che ha portato Formec, fondata nel 1966, a diventare uno dei nomi riconoscibili nel comparto italiano di salse, maionesi e sughi pronti.
Il filo, dicono in azienda, è quello dell’innovazione applicata a prodotti di uso quotidiano. Un esempio spesso citato è la maionese in tubetto, introdotta quando il vetro era ancora considerato quasi l’unico contenitore accettabile per certe categorie alimentari. Poi venne il lavoro sul pesto alla genovese, stabilizzato in vasetto a lunga scadenza, una soluzione tecnica e commerciale che contribuì ad allargare il consumo domestico di un prodotto fino ad allora legato soprattutto alla preparazione fresca. Piccoli passaggi, a guardarli oggi. Ma decisivi.
Nel 2025 Formec Biffi ha registrato un fatturato di 154 milioni di euro, con una composizione che racconta bene il cambio di passo degli ultimi anni: circa il 60% dei ricavi arriva dai prodotti a marchio Biffi, mentre il restante 40% riguarda le produzioni per la grande distribuzione, le cosiddette private label. Dieci anni fa, spiegano fonti aziendali, il rapporto era più che invertito: il 70% del giro d’affari dipendeva dai marchi del distributore.
La trasformazione non ha cancellato quella radice. Anzi, Formec Biffi è stata tra le aziende che hanno anticipato la crescita delle etichette della Gdo, oggi presenti in una quota molto rilevante del carrello degli italiani. In questo segmento il gruppo resta forte, in particolare nella maionese, dove detiene una quota del 27% considerando insieme private label e marchio Biffi: la prima area segna un calo del 2,3%, mentre il brand aziendale cresce del 9%. È un equilibrio delicato, tra produzione per terzi e identità di marca. Casella, secondo chi lo conosce, lo ha sempre trattato come un doppio binario, non come un’alternativa.
La spinta più recente arriva dai sughi freschi, categoria nella quale Biffi dichiara un aumento dei volumi del 9,5% su base annua e del 18% nelle ultime 12 settimane, a fronte di un segmento che, dopo anni di espansione, mostra ora segnali di stabilità. Il mercato dei freschi vale circa 200 milioni di euro e vede Biffi al secondo posto tra i brand, con una quota del 12%, dietro a Giovanni Rana. Proprio Rana, anni fa, si rivolse a Formec Biffi per testare la produzione di sughi pronti: un dettaglio che oggi, riletto a distanza, spiega bene il ruolo industriale del gruppo.
La crescita, secondo l’azienda, non nasce da una sola ricetta, ma da una combinazione di fattori: formati differenziati, maggiore contenuto di servizio, velocità nel rispondere ai gusti dei consumatori e alle richieste delle catene distributive. In pratica, vaschette e grammature pensate per famiglie, single, pasti veloci, scaffali refrigerati con rotazioni sempre più ravvicinate. «Il consumatore cambia spesso idea, noi dobbiamo arrivare prima sul banco frigo», è il ragionamento che filtra dagli uffici commerciali. Una frase semplice, quasi da riunione interna. Però dice molto.
Per sostenere questa fase, Formec Biffi prepara un investimento da 10 milioni di euro destinato a una nuova linea di produzione, dopo altri 10 milioni già impiegati per il centro logistico e per interventi di efficientamento energetico. L’obiettivo dichiarato è accompagnare un secondo semestre 2026 atteso in crescita del 10%, soprattutto grazie ai prodotti freschi e alle ricette a maggiore rotazione. Numeri che arrivano mentre il comparto dei sughi e delle salse a lunga conservazione resta comunque più grande: vale circa 400 milioni di euro, il doppio del fresco.
Anche nel conservato, però, Biffi indica una progressione tra l’8% e il 10%, segno che la domanda non si è spostata in blocco verso il banco frigo. Piuttosto, si è frammentata. C’è chi cerca praticità, chi guarda alla scadenza lunga, chi vuole una ricetta diversa ogni settimana. In mezzo a queste abitudini, l’azienda prova a tenere insieme memoria e industria: il brand milanese Biffi, acquisito negli anni Novanta, la sede produttiva nel Lodigiano, la galleria d’arte aperta dieci anni fa nel centro di Piacenza e ora il nuovo museo aziendale. Un modo, anche questo, per dire che la crescita passa dalle linee produttive, certo, ma pure dal racconto di ciò che si è stati.