Un laboratorio di procreazione assistita vuoto e in ordine, simbolo di controlli e verifiche dopo l’errore ammesso dall’ospedale.
L’Irccs ospedale San Raffaele di Milano ha confermato oggi, 8 agosto 2026, che durante una procedura nel Laboratorio di Procreazione medicalmente assistita di via Olgettina si è verificato l’errato impianto di un embrione, episodio che ha portato l’Ats Città Metropolitana di Milano a sospendere temporaneamente l’attività del laboratorio per consentire verifiche e interventi correttivi.
L’ospedale, in una nota diffusa per fare chiarezza sulla vicenda, ha espresso “profondo rammarico” per quanto accaduto e ha spiegato di avere attivato, fin dal momento della rilevazione dell’evento, tutte le procedure previste per ricostruire con precisione le circostanze. La struttura sanitaria parla di un episodio già riconosciuto, sulla base degli elementi disponibili, come conseguenza di un errore umano avvenuto nell’ambito dell’applicazione delle procedure interne.
Il caso riguarda un percorso di procreazione medicalmente assistita, materia nella quale ogni passaggio — identificazione, tracciabilità, controllo dei campioni — è regolato da protocolli stringenti. Proprio per questo, ha riferito l’Irccs San Raffaele, l’evento è stato considerato “con la massima serietà” e sono state coinvolte le autorità competenti. Non sono stati diffusi dettagli sulle coppie interessate, né sul momento esatto in cui l’errore è stato individuato, per ragioni di riservatezza.
Il provvedimento di sospensione dell’attività del Laboratorio di embriologia è in vigore dal 6 agosto e avrà una durata minima di 15 giorni. Potrà però essere prorogato fino al completamento degli interventi correttivi e preventivi prescritti, dopo le non conformità riscontrate nel corso di alcune ispezioni, una delle quali condotta congiuntamente con il ministero della Salute.
La sospensione, decisa dall’Ats Città Metropolitana di Milano, riguarda l’attività del laboratorio collegato al Centro di Medicina della riproduzione. L’ospedale ha precisato che continuerà a collaborare con le autorità e a fornire gli aggiornamenti necessari, nel rispetto della privacy delle coppie coinvolte e delle verifiche ancora in corso. In via Olgettina, intanto, il lavoro si concentra sulla revisione dei passaggi più delicati: identificazione dei materiali biologici, controlli incrociati, procedure di tracciamento. Solo al termine di questa fase potrà essere valutata la piena ripresa dell’attività.
Il San Raffaele ha spiegato di stare garantendo alle coppie direttamente coinvolte “la massima assistenza e disponibilità”, con incontri già avvenuti nei giorni scorsi e ulteriori comunicazioni previste in base all’evoluzione degli accertamenti. La struttura ha assicurato di voler fornire informazioni “con trasparenza e tempestività”, mantenendo però un profilo prudente per non esporre le persone interessate.
Secondo quanto riferito dall’ospedale, subito dopo la rilevazione dell’impianto errato sono state avviate verifiche interne e sono stati informati gli organismi competenti. In casi di questo tipo, il punto centrale è ricostruire l’intera catena del processo: dalla preparazione del campione alla sua identificazione, dal passaggio in laboratorio fino al momento del transfer. Un lavoro minuzioso, spesso fatto su registri, sistemi digitali e controlli firmati dagli operatori. L’obiettivo dichiarato è capire dove si sia verificata la falla e quali misure possano impedire che accada di nuovo.
Nella stessa nota, l’Irccs ospedale San Raffaele ha ricordato che un rischio di questa natura è riportato in letteratura con una frequenza stimata di 1 caso ogni 10.000-12.000 cicli di Pma. Le analisi in corso, ha precisato la struttura, serviranno anche a valutare ulteriori misure per rafforzare le procedure di identificazione, controllo e tracciabilità lungo tutto il percorso della procreazione assistita.
Il Centro di Medicina della riproduzione del San Raffaele segue ogni anno oltre 1.000 coppie nei percorsi di fecondazione in vitro omologa e quasi 200 coppie nei percorsi di fecondazione eterologa. Complessivamente vengono effettuati circa 1.200 prelievi ovocitari e oltre 1.500 transfer embrionali all’anno, considerando sia i cicli a fresco sia quelli con embrioni crioconservati. A questi si aggiungono circa 200 cicli legati alla preservazione della fertilità, rivolti a pazienti oncologiche e a persone che scelgono il cosiddetto social freezing. Numeri rilevanti, che l’ospedale richiama per sottolineare l’esperienza del Centro, ma che oggi restano sullo sfondo di una vicenda su cui le verifiche istituzionali dovranno dare risposte puntuali.