“C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza
c’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e sulla piazza
perché il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare sulla strada, sulla strada per conoscere chi siamo…”. (G.Gaber)
Ho scelto di vivere la mia Cuba camminando, ho scelto di utilizzare tutti i mezzi di locomozione possibili: l’auto, certo, un bene raro ed esclusivo qui tanto da diventare un’icona, ma anche i taxi, vecchissimi e multiformi, quelli con il profilo di cocco, fino ai semplici risciò. Ho scelto il cavallo, ho scelto il nuoto, ho scelto il volo, ho scelto la strada, perché solo guardando cosa c’è intorno, solo sfiorando gli occhi di chi si incontra, si può sperare di penetrare, almeno un pochino, l’anima di quest’isola.
A Cuba ci sono 1200 km di strade e una sola ‘autopista nacional’ che però ha le stesse caratteristiche delle altre: asfalto scrostato, buche che sembrano crateri lunari, viadotti pericolanti, corsie che a volte finiscono nel nulla, spartitraffico in erba sistematicamente ignorato, indicazioni inesistenti, e un vasto microcosmo animale che la popola, mucche, capre, maiali, stambecchi, fenicotteri, granchi, avvoltoi, venditori di frutta e formaggi, autostoppisti, carri trainati da cavalli, trattori, pedoni e camion tendati strapieni di persone. Mancano solo i distributori di carburante.
Possedere un’auto è un lusso, i trasporti pubblici sono scarsi e malfunzionanti, e allora i cubani adottano il sistema del mutuo soccorso: chi passa di lì e può, dà un passaggio a quante più persone possibile, che abbia un carretto aperto o un tir chiuso a portellone. Farlo per gli autoctoni è la regola, per i turisti è un’eccezione, ma questo a Cuba si fa fatica a capirlo.
Foto | Roberta Barbi
Continua a leggere: Cuba con Terzani: dove la strada è maestra
“Non sarebbe bello riprendere Berlino, non sarebbe strano prenderla senza eroi… non sarebbe bello venire ad incontrarti senza aver paura di non ritrovarci mai…”, cantavano gli Afterhours un paio di anni fa, calandosi nei panni di una coppia di sognatori intrappolati nella parte della città dove essere tutti uguali era un bene pagato con la moneta della libertà.
Di Berlino est e della Ddr si è sempre parlato e scritto molto, ma è anche uno di quegli argomenti dei quali non si sa mai abbastanza, anche se probabilmente, molti che c’erano e l’hanno vissuta, non ne parlano più e vogliono solo dimenticare. Una cosa è, poi, studiarla sui libri, un’altra è ripercorrere la storia a piedi, visitandone i luoghi, annusandone l’aria, immaginandone i volti, i vestiti, i colori.
Infatti, se pochissimi di noi ormai possono ricordare quella ‘profezia’ di Churchill che nel 1946 indicava Berlino tra le altre città che giacevano dietro una “cortina di ferro”, qualcuno in più ricorderà i momenti salienti della guerra fredda e quell’aggravarsi della spaccatura del mondo che portò alla costruzione di un muro non più solo metaforico all’interno di una delle città più belle, in una calda notte d’estate, e di lì a poco il discorso di Jfk “Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole ‘Ich bin ein Berliner!’”.
Foto | Paolo Corsi
Continua a leggere: Berlino con Terzani: tutto quello che c’era al di là del muro

Hanno un che di misterioso e di arcano, queste imbarcazioni tradizionali dell’arcipelago di Malta, i luzzu, barche di pescatori dagli scafi coloratissimi: rossi, blu o gialli, che sula prua portano dipinti un paio d’occhi verdi o azzurri. Sono gli occhi di Osiride, decorazioni beneaugurali che si trovavano già sulle barche di greci e fenici. Venivano pitturati per allontanare le tempeste e scongiurare una pesca infruttuosa.
Se volete vedere tanti luzzu e passare una serata a decidere qual è il più bello, fate un passeggiata al porto di Marsaxlokk, cittadina il cui nome significa ‘porto di scirocco’, proprio perché è posizionata a sudest. Qui, nel profumo degli oleandri, resterete per ore a guardare i pescatori seduti sulle banchine che riparano le reti o lucidano le barche.
Poco lontano i luzzu dondolano sulle onde, con la loro pigra indolenza, aspettando solo di essere messi in moto e di partire alla ricerca di pesce. Sì, perché una volta, ovviamente, queste imbarcazioni erano esclusivamente a vela; oggi se ne trovano per lo più a motore. Se capitate su questo lungomare la domenica, inoltre, avrete la possibilità di comperare ottimo pesce a prezzi vantaggiosissimi.
Foto | Flickr e Roberta Barbi
Continua a leggere: Malta con Terzani: una buona pesca grazie agli occhi di Osiride

Londra è una città magica, dove non mi stanco mai di tornare, anche se è arcinota la mia predilezione per i luoghi esotici e l’Oriente, mentre la capitale inglese… beh, è quanto di occidentale e cosmopolita ci sia di più al mondo, seconda forse solo a New York.
Una chiave di lettura molto interessante della città è visitarla ripercorrendo i luoghi più importanti che hanno caratterizzato la vita e le gesta di molti personaggi, londinesi doc, del presente e del passato.
“ …And in the end the love you take is equal to the love you make… “. La sentite anche voi? È proprio lei: ‘The End’ dei Beatles, che fa parte dello storico album Abbey Road. Ormai tutti sanno che questo prende il nome dai mitici studios, probabilmente i più famosi al mondo, creati dalla Emi nel 1931 nell’omonima strada.
Foto | Roberta Barbi, Dano272, m-bahareth, bortecristian

In genere i viaggiatori ‘normali’ che vanno in Egitto, per lo più coppiette in viaggio di nozze, si fermano ad Assuan, punto d’arrivo (o partenza, a seconda del pacchetto acquistato) delle romantiche crociere sul Nilo. Al massimo si fa una puntatina ad Abu Simbel, e poi, indossati pinne, fucile ed occhiali, si vola via verso il Mar Rosso.
Ma a un viaggiatore accorto basterà un’occhiata per capire che ad Assuan il deserto sembra volersi rinserrare sul Nilo: cambiano i colori, le suggestioni, la vegetazione… al di là della grande diga l’atmosfera si fa più africana, perché si è oltrepassata la cosiddetta ‘porta della Nubia’.
La diga di Assuan, o, come la chiamano gli egiziani, Diga Alta, iniziò a essere costruita nel 1952 con ghiaia, terra e roccia. Larga 1.5 km alla base e lunga 4, si erge per 114 metri sopra il livello dell’acqua.
Foto | Giansilvio Barbi
Continua a leggere: Egitto con Terzani: Abu Simbel, la porta della Nubia

L’investitura e i simboli che venivano consegnati ai pellegrini all’inizio del cammino verso Santiago de Compostela sono sempre stati la parte per me più affascinante di questo pellegrinaggio: per questo ho deciso di vestirmi come loro per affrontare gli 840 km che mi trovo davanti.
In questo modo, con una veste corta che mi permette il cammino, un cappello a falde larghe per ripararmi dalla pioggia, ma anche dal sole e dal vento, una cappa per proteggermi dal freddo, mi sento davvero ‘l’homo viator’ del Medioevo, quello che viaggiava a piedi perché era il modo più virtuoso di viaggiare.
“Ricevi questa bisaccia, attributo del tuo pellegrinaggio affinché, purificato ed emendato, ti affretti ad arrivare ai piedi di San Giacomo dove hai desiderio di arrivare e, compiuto il tuo viaggio, torni a noi sano e salvo con grande gioia, se così vorrà Dio che vive e regna nei secoli dei secoli”.
Foto | Roberta Barbi e Flickr

Ogni tanto anch’io smetto i panni del viaggiatore serio, sempre alla ricerca di curiosità, luoghi e tradizioni inesplorate e mi concedo una vera e propria vacanza, in cui la mente possa, appunto, vacare e magari indulgere a qualche mia piccola passione segreta…
… come la musica degli U2! È così che è nato il mio ultimo viaggio a Dublino, complice qualche giorno ritagliato tutto per me, la scusa di andare a trovare qualche vecchi amico e … un biglietto del concerto in mano.
La capitale d’Irlanda, i giorni intorno al concerto dei suoi beniamini, si trasforma in ‘Udduelandia’: gadget ovunque, facce di Bono e degli altri musicisti dipinte su muri, vetrine, striscioni e autobus; le loro note che riecheggiano a tutti gli angoli delle strade, all’interno di qualsiasi pub, in registrazioni originali o riproposte da sedicenti cover band.
Foto | Roberta Barbi, Eleonora Arceri, Mario Marcelli
Dublino curiosa

![]()

Continua a leggere: Dublino con Terzani: in 'pellegrinaggio' sui luoghi degli U2

Non posso che parlarvi di spiritualità, per raccontavi i miei viaggi in Turchia, una Paese che, nonostante oggi sia uno Stato laico ma profondamente islamizzato, considero una specie di seconda Terra Santa, che racchiude in sé testimonianze importantissime per la storia della religione cristiana.
Tutto questo appare già evidente appena si arriva a Istanbul e si può ammirare la maestosità di Aya Sofia, con quell’inconfondibile sagoma fatta di cupola imponente e quattro minareti che si stagliano contro il cielo. Nel 325 Costantino decise che sarebbe diventata la prima basilica dedicata alla Divina Sapienza.
Poi, passata attraverso incendi e terremoti, giunse l’invasione di Costantinopoli da parte dei Turchi e nel 1453 fu trasformata in moschea. Dal 1935, però, per volere del padre della patria Atatürk, è un museo che mostra al mondo i suoi incantevoli mosaici bizantini.
Foto | Roberta Barbi
Continua a leggere: Turchia con Terzani: tutti i luoghi della spiritualità cristiana... e non

So che non è da me lasciarmi andare alle smancerie, ma credo davvero che passare la notte sotto, o meglio, ‘attraverso’ i ponti di San Pietroburgo sia una delle esperienze più romantiche e delle emozioni più incredibili che questa città mi abbia regalato.
Già, perché di notte, uno dopo l’altro, i ponti si sollevano e separano le loro due metà, per far passare i cargo merci che dal mare arrivano in città e viceversa. E non sono l’unico ad essere conquistato da questo spettacolo: non è inusuale, infatti, vedere coppiette locali che passeggiano abbracciate sul lungoneva, strette ad ammirare un rituale che si ripete in silenzio ogni notte.
Certo, le troverete quando la stagione lo permette (cioè praticamente mai, ad agosto pioveva e si moriva di freddo), complice anche il suggestivo fenomeno delle notti bianche, grazie al quale, soprattutto dall’11 giugno al 2 agosto, la Grande città del Nord viene illuminata da sotto l’orizzonte per molte ore.
Foto | Roberta Barbi
Continua a leggere: San Pietroburgo con Terzani: com'è romantica la notte 'sotto i ponti'

Quando è stato coniato il termine ‘underground’ riferito all’arte, non credo proprio si pensasse letteralmente, alla metropolitana, ma quella di Mosca è certamente la più bella del mondo, oltre a essere una delle più grandi. Inoltre è il modo migliore per girare la città e non lo dico solo io che, come sapete, amo i mezzi di trasporto ‘altenativi’, ma i fatti: i treni si rincorrono uno ogni 90 secondi alla velocità media di oltre 40 km all’ora.
Oltre 11 linee circolari e radiali, centinaia di stazioni una diversa dall’altra che ripercorrono la storia e le mode in fatto di arte di questo grande Paese, tanto che da quella di Sportivnaja è accessibile il Museo della storia della metropolitana, che offre un’esaustiva panoramica sulla ferrovia sotterranea.
Il primo tratto fu solennemente inaugurato nel 1935 e collega ancora oggi Sokol’niki con Komsomol’skaja, che fu presentata all’Esposizione universale di Bruxelles nel 52, in piena epoca staliniana. Questa stazione è un ottimo esempio del gigantismo russo, con mosaici che raffigurano vecchi condottieri e decorazioni per capitelli e soffitti che uniscono le falci e martello alle spighe di grano, simbolo del lavoro del popolo.
Foto | Roberta Barbi
Continua a leggere: Mosca con Terzani: su e giù sulla metropolitana... quasi un museo!