
Undici giorni e dieci notti alla scoperta della Bolivia lungo la “Ruta del Che”, la strada percorsa da Ernesto Guevara durante la sua permanenza nel paese latinoamericano.
È la proposta di Squirrel Viaggi per una scoperta dello stato andino che ricalca le orme del guerrigliero: da Santa Cruz, dove iniziò l’avventura politico-militare del Che fino a Vallegrande, dove fu ucciso, passando per Lagunillas, El Vado del Yeso e la Higuera.
Un tour che tocca la fattoria dove visse e si rifugiò, le radure dove si scontrò con i ranger boliviani, i fiumi che guadò per sfuggirgli e la scuola dove venne ucciso dopo essere stato ferito in combattimento.
Le quote di partecipazione vanno da 1.695 a 1.895 euro per persona (variano a seconda del numero dei partecipanti), a cui vanno aggiunte le tasse aeroportuali, i supplementi delle tariffe aeree di alta stagione e le spese di iscrizione (52 euro).
Foto – Flickr

L’ispirazione, mai negata da Calatrava, viene dalla più famosa Opera House di Sidney, e il risultato è questo splendido centro congressi, noto come l’Auditorium di Santa Cruz di Tenerife, terminato nel 2003. L’edificio, il Tenerife Opera House sul lungo mare a Los Llanos, nelle intenzioni del suo ideatore, serve da ponte tra la città e l’oceano; di sicuro è diventato una delle principali attrazioni turistiche di Santa Cruz.
Sul sito di Calatrava, link Projects e poi Recent Projects, trovate una bella sezione dedicata all’auditorium.
La foto è di extranoise, ma dovete vedere anche quella di lotuyonotienenombre che vi soprenderà .
A Santa Cruz, capoluogo della regione più orientale della Bolivia (quella che confina con il Paraguay ed il Brasile per intenderci) , domenica si è svolto un referendum il cui fine era quello di rivendicare una maggior autonomia della regione dallo Stato centrale. In questo caso, le istanze autonomistiche sono amplificate dal contrasto tra il governo centrale di tendenze progressiste, sostenuto sopratutto dalle popolazioni indagine, e dal governo locale della regione, dove prevale una maggioranza conservatrice, sostenuta dai cruceños ovvero i discendenti dei colonizzatori spagnoli.
Santa Cruz de la Sierra, Santa Croce della Montagna, conta circa mezzo milione di abitanti, fino agli anni 60 era poco più di un villaggio, con molte strade non asfaltate dove non era difficile veder passare carri trainati da buoi che si dirigevano verso i campi. La vocazione agricola è rimasta, ma in forme più moderne, simili a quelle delle più evolute città occidentali. Accanto a queste attività, si sta sviluppando anche il settore turistico, grazie al clima tropicale e alla vicinanza a belle naturalistiche, ancora intatte, come il Parco Nazionale Noel Kempff dove, oltre alle spettacolari cascate del fiume Pauserna, è conservato uno dei boschi tropicali più estesi e meno battuti del Sud America.
La visita della città inizia dal casco viejo, l’anello cittadino più interno (una sorta di centro storico), dove si trovano la Plaza 24 de Septiembre, la Cattedrale di San Lorenzo oltre alla casa della cultura Raul Otero Reich, dove tra le altre cose si possono ammirare oggetti di artigianato locale. Fuori il caso viejo si può visitare il museo Arqueologico dove sono conservati reperti della cultura indigena come i chiriguanos e chiquitanos. Per riposarsi, senza arrivare al parco di Noel Kempff, si possono fare delle passeggiate al Parque Arenal, il più famoso di Santa Cruz, oppure lungo il Rio Pirai, magari fermandosi in una delle sue cabañas per gustare i piatti tipici locali all’aria aperta.
Le news sul referendum svoltosi domenica su La Repubblica, Peacereporter ed Euronews.
Santa Cruz de la Sierra sull’ottimo sito Bolivia.it.
La fotografia è di Dr Nex che ha postato su flickr un bellissimo set di fotografie sul parco.