
Non tutti coloro che vanno sulla neve si dedicano allo sci, vuoi perché non si sa sciare (caso che mi riguarda), vuoi perché sulla neve si può fare anche altro. In quest’ottica si collocano le proposte sulla neve dell’Associazione Turistica San Vigilio di Marebbe, che offre un ventaglio variegato di iniziative.
Per respirare l’aria pura di montagna e rilassarsi senza stancarsi sono stati organizzati quindici percorsi di passeggiate invernali di varia difficoltà e durata (si va da quelle di un’ora fino al massimo di sei ore, con il percorso San Vigilio-Tamersc-Pederü). Previa prenotazione, poi, è possibile farsi accompagnare dalle guide alpine per compiere facili passeggiate dedicate a tutta la famiglia oppure percorsi più impegnativi.
Se invece siete interessati a conoscere le tradizioni e i sapori ladini, potete approfittare della passeggiata del mercoledì che vi permetterà di conoscere la storia e le particolarità culinarie ed artigianali delle valli con la possibilità di un mini corso di cucina ladina (costo 20/25 euro - il prezzo comprende l’iscrizione, il taxi e il pranzo bevande escluse).
Infine, per chi volesse avventurarsi nella magia della neve, sono possibili escursioni con lo slittone trainato dai cavalli nei dintorni del paese (adulti euro 13,00 - bambini fino ai 6 anni euro 7,50).
Il Rifugio Fanes si trova nell’omonimo Parco naturale di Fanes-Senes-Braies al centro delle Dolomiti altoatesine, sulla vecchia strada militare che collega Pederü a Cortina d’Ampezzo. L’edificio compare improvvisamente dopo una delle innumerevoli curve della strada che sale fino ai 2060 metri dove sorge, appunto, il rifugio.
La potenza della montagna è percepibile distintamente e induce serenità e profondo rispetto. La montagna, si legge spesso, è severa e austera, ma non per questo gelosa della propria bellezza. L’aria è tersa e dal bianco assoluto della neve emergono i colori strepitosi delle Dolomiti. In questo luogo si sono fronteggiati italiani e austriaci nel corso della Grande Guerra e non è raro che emergano ancora testimonianze dei combattimenti di guerra che non di rado hanno conosciuto inattesi slanci di umanità. Max Mutschlechner, il proprietario del Rifugio, racconta di come austriaci e italiani, di qua e di là dal fronte, si augurassero “Buon Natale”. Una storia tutta da ascoltare, quella di Max. E non ci si stupisca per la presenza, solo in apparenza incongrua, di un totem indiano e di bandiere delle preghiere tibetane; tutto trova senso e significato. Chiedetegli di mostrarvi le foto di famiglia e stupitevi!
I piatti della tradizione altoatesina vengono gustati e commentati in una girandola di lingue che accomuna invece che creare distanza. Petra, moglie di Max, accoglie gli ospiti con un calore e un’attenzione fuori dal comune. Consiglia antipasti, primi e presenta il formaggio grigio dal gusto deciso e dalle risonanze olfattive dei ricchi alpeggi locali.




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