Dopo aver parlato dei ristoranti storici di New York, ora è la volta dei bar più antichi - e dei quali gli stessi newyorchesi a volte ignorano la storia - della metropoli statunitense.
Cominciamo con il Campbell Apartment, cocktail bar situato all’interno del complesso della Grand Central Station, nel cuore di Manhattan, come potete vedere grazie a google maps. Una volta (negli anni 20) sala privata di John W. Campbell, ufficiale delle ferrovie, è ora un cocktail bar raffinato ed elegantissimo per architettura e arredamento degli interni. Se vi piace il jazz, andateci di sabato, quando dalle 9 a mezzanotte si esibiscono band dal vivo.
C’è poi il King Cole Bar, dove nel 1934 è stato servito il primo Bloody Mary, all’epoca chiamato “Red Snapper”, e dove fa bella mostra di se una opera del pittore Maxfield Parrish. Il bar si trova all’interno del St. Regis hotel, al numero 2 della East 55th Street, a due passi da Central Park South.
Vicino alla centralissima e storica Union Square c’è invece l’ Old Town Bar and Grill, che probabilmente non attirerà la vostra curiosità dall’esterno. Ma una volta dentro, scoprirete che il bar è lì fin dal 1892, e apprezzerete l’arredamento e l’ atmosfera retrò, che si mescola con la frenesia della gente di New York, magari lì per una veloce pausa pranzo. Si perchè, oltre a poter bere qualcosa, il bar ha una sala da pranzo al piano superiore, dove potrete gustare, magari, un buon hamburger. L’ Old Town Bar si trova al 45 della East 18th Street.
Poco distante sulla stessa strada (129 East 18th St) c’è, sin dal 1864, la Pete’s Tavern, fiera di non aver mai interrotto l’attività e di essere stata protagonista in numerosi set cinematografici, come - cito il sito - quello di Sex and the City e di Law And Order. Specialità della casa la cucina Italo-Americana e la loro birra fatta “in casa”, oggi così come accadeva nel 1864.

Oltre diecimila le strutture ricettizie che si sono rimesse al giudizio dei clienti, per concorrere al Premio Ospitalità Italiana organizzato da dall’I.S.N.A.R.T (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche) in collaborazione con Unioncamere. Il concorso nazionale per hotel, agriturismi e ristoranti certificati dal marchio di qualità, ha i vincitori dell’anno appena trascorso.
Nella categoria Hotel (per due, tre, quattro e cinque stelle) conquistano il podio l’Hotel Lucerna di Taggia, presso Imperia, la Masseria Panareo di Otranto (nella foto), il Sangallo Palace Hotel di Perugia (nel 2008 l’unica struttura della regione Umbria ad essere entrata nelle finali) e il lussuoso Hotel Parco dei Principi di Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria.
Nella categoria Ristoranti (Gourmet, Tipico Regionale, Internazionale e Classico) guadagnano la prima posizione la Trattoria La Romantica di Ferrara, il Ristorante La Maison des Alpes di Frabosa Sottana (Cuneo), il New Savio di Cesena, a ragione dell’aspetto signorile ma informale e la scelta di birre. Infine, per il Classico, si contraddistingue La Stradella di Lagonegro (Potenza).
Continua a leggere: Premio Ospitalità Italiana 2008: i vincitori
Gli abitanti di New York amano mangiare bene, e di sicuro gli mancano le alternative, visto che ci sono circa 4.000 ristoranti in tutta la città. Se tra questi cercate qualcosa di ottimo livello, almeno stando alla critica internazionale, ecco due buone scelte.
Le Bernardin, 155 W. 51st Street (cliccate qui per la mappa): Al primo posto per Zagat, quattro stelle (il massimo) riconosciute dal New York Times, e tre stelle dalla Guida Michelin. Con questo curriculum si presenta il Le Bernardin, ristorante storico nei pressi di Times Square che da 20 anni offre cucina francese e specialità a base di pesce.
I prezzi, vista la nomea, non sono esosi: per chi sceglie i menu di tre portate, si parte da 66 $ a testa. Attenzione però all’abbigliamento, per gli uomini la giacca è d’obbligo. Sul sito del ristorante, potrete ammirare una bella gallery, i menu, e…prenotare un tavolo!
Se preferite il sushi e la cucina giapponese non potete perdervi il Masa, nell’ Upper West Side, più precisamente all’interno del Time Warner Center, a due passi da Central Park (ecco la mappa). Anche qui sono tre le stelle dalla Guida Michelin, vi dico subito, però, che questa volta i prezzi sono decisamente alti: per il menu a prezzo fisso, sono richiesti ben 400 $, bevande escluse ovviamente.
Se il costo non vi spaventa, entrate e godetevi la preparazione del cibo, magari ad opera dello chef - proprietario del ristorante, Masa Takayama, preparazione che, si dice, valga da solo il prezzo pagato. E ricordatevi di prenotare almeno un mese prima, altrimenti difficilmente troverete posto.
Se l’esperienza vi sembra proibitiva, potete sempre provare qualcosa al “Bar Masa”, adiacente il ristorante e più economico, con prezzi a partire da 20$ a piatto. In entrambi i casi, se volete maggiori informazioni, Masanyc.com è il sito da visitare.
Freno al consumismo e per molti il capodanno sarà a casa o sotto casa. Ma al posto del cenone in famiglia, realizzato previo scontrino d’oro al supermercato, si può pensare a trascorrere fuori un paio di giorni per Natale, senza spendere troppo e andare in giro per mostre curiose? Dall’Umbria e dal Piemonte alcuni suggerimenti a portata di tasche.
Vicino a Perugia si trova alloggio per 35 euro a persona (minimo due notti e dalla terza si paga 30 euro) e stesso prezzo per il pranzo di Natale. Si dorme nel B&B Fra gli Olivi a 12 kilometri dal capoluogo umbro e si mangia a Villa Talicchi (questo il menu), un ristorante in un edificio di origini medievali a Ponte Pattoli, a 16 chilometri dal capoluogo. A Perugia, sino all’11 gennaio a Palazzo della Penna, è allestita la mostra fotografica “Viva l’Italia. L’arte italiana racconta le città”. Un amarcord per capire chi eravamo e chi siamo, tramite un percorso dagli anni Sessanta al Duemila nelle tante municipalità che hanno fatto il Belpaese.
35 euro anche per il pranzo del 25 dicembre in Piemonte. A cinque chilometri da Carmagnola, l’agriturismo bio La piccola Fattoria propone pranzo e gioco a fine pasto. Si può dormire sempre a Carmagnola, nel b&b Binot, dove la doppia costa 59 euro. A parte il buon vino, è un must la visita alla mostra sul cioccolato ad Alba. Ideale per golosi in età 2-99 anni.
Foto | Flickr

Secondo la prestigiosa Guida Michelin Tokyo è la nuova mecca per la cucina di qualità. Infatti, per il secondo anno di seguito, la capitale del Paese del Sol Levante supera la rinomata Parigi, e ottiene complessivamente ben 227 stelle, superando nell’ordine Parigi, Londra e New York.
Le stelle Michelin, che si sono affermate negli anni come il criterio di valutazione più autorevole per i ristoranti di tutto il mondo, vengono assegnate da critici Michelin (che ovviamente visitano il ristorante in incognito) e si basano esclusivamente sulla qualità del cibo (non su estetica, servizio, etc).
A Tokyo, ben 9 ristoranti sono stati insigniti del prestigioso riconoscimento di tre stelle (come Parigi), 36 esercizi hanno invece ottenuto due stelle, e 128 una stella.
L’ascesa della città in questo senso è stata molto rapida: dopo le proteste di numerosi ristoratori della città, “discriminati” dai critici europei che “non erano in grado di apprezzare la cucina orientale”, nello scorso anno, Michelin ha deciso di cominciare a “classificare” anche la cucina del Giappone. Il risultato, già lo scorso anno, fu di tutto rilievo: 191 stelle, più di Parigi, che per la prima volta venne superata. Nel 2008, la riconferma.
Un motivo in più per visitare la capitale nipponica!
Foto | Flickr

Festeggia dieci anni l’effervescente Fiera Natalizia di Budapest, manifestazione che conta circa 600mila visitatori ogni anno nella romantica “Parigi dell’Est”, ma molto meno cara della capitale francese. Il mercato si tiene in piazza Vörösmarty (linea 1 della metropolitana), dal 21 novembre al 29 dicembre.
Tra le meraviglie dell’artigianato portatevi via alcuni pezzi della porcellana di Herend, fabbrica che le produce e dipinge a mano da duecento anni. Oppure le decorazioni natalizie per la casa o un sacchetto di lino contenente la piros paprika, la paprika rossa indispensabile per la cucina ungherese. E a proposito di gastronomia, in giro per le bancarelle si possono gustare il pan dolce o lo strudel, accompagnato dall’aszú, vino della regione Tokaj o il pan dolce. Poi a cena gulash e pollo - ovviamente - alla paprika, che trovate nello stand dei rosticcieri.
La città è meravigliosa per le sue architetture. Non si deve perdere una visita al complesso di edifici detto castello di Vajdahunyad, né il panorama sulla città dal castello di Buda e, per un po’ di relax, i bagni termali. Per avere sconti nei musei e nei mezzi pubblici esiste una Budapest Card. Ora, dove alloggiare?
Continua a leggere: Budapest, mercato di Natale nella Parigi dell'est

Ecco alcune offerte per coloro che intendono farsi tentare dall’idea di concludere il 2008 e salutare il 2009 scorrazzando per la Grande Mela. La Akita Tour di Torino propone il suo programma intitolato XploreNewYork: una festa di Capodanno al ristorante girevole di Times Square The View, una serata Pop Art, cene di San Silvestro in due ristoranti italiani, due crociere per brindare osservando i fuochi dal mare.
Al The View, un ristorante con una vista a 360° su Manhattan, verrà servito un menù speciale da 5 portate, da degustare dopo aver passeggiato nel lounge bar situato al 57° piano su Times Square (393 euro a persona, bevande alcoliche escluse). La serata a tema sarà dedicata agli anni ‘60 ‘70 e alla Pop Art: previsto il conto alla rovescia con vista su Times Square, open bar, dj Set, cena a buffet con cucina da tutto il mondo, cocktails, danze e festeggiamenti dalle 20 alle 2 di notte. (Tavoli da 921 a 3257 euro a persona).
I cenoni nei ristoranti italiani saranno ospitati da Bricco, dove ci sarà musica dal vivo, spettacoli e festa dalle 21 alle 1 (130 euro per persona, bevande alcoliche escluse) e da Alfredo di Roma (180 euro a testa). Due le crociere tra cui scegliere: il World Yacht partirà alle 21 per sbarcare gli ospiti alle 1 sul molo dove la festa continuerà ad oltranza (menu da 5 portate, brindisi di mezzanotte con champagne, musica, balli e fuochi di artificio dalla Statua della Libertà, 329 euro a persona); il Bateaux, lascerà gli ormeggi alle 21 ed offrirà una cena da 4 portate, live cabaret, champagne e fuochi di mezzanotte (380 euro a testa).
Qui trovate altre offerte per scoprire New York in un click.

Circa 8 anni fa lo chef Alain Passard ha completamente rivisto il menù del suo ristorante, l’Arpège di Parigi, voltando le spalle ai piatti che prevedevano l’utilizzo della carne (un vero precursore dei tempi…) per proporre ai suoi clienti preparazioni basate sulla lavorazione di frutta e verdure da lui stesso coltivate. In questo locale, considerato uno dei migliori di Francia e collocato proprio di fronte allo stupendo museo Rodin, Passard ha scelto di superare il blocco creativo legato alle pietanze animali dedicandosi ad esaltare i prodotti del suo “orto”: le tenute di Gros Chesnay, a Fillé sur Sarthe.
Il parco dell’ottocentesco castello, di circa 4 ettari, è stato riportato all’originale splendore. Dopo una prima semina sperimentale del 2001 e una primo modesto raccolto, ci sono voluti tre anni affinché il terreno potesse garantire l’autosufficienza della cucina dell’Arpège. L’orto – giardino del castello ha conservato il vecchio impianto (essendo anche classificato come patrimonio storico) e 5 persone di occupano a tempo pieno della sua cura.
Le varietà messe a dimora e poi proposte ai clienti sono selezionate tra quelle rare o dimenticate e vengono coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica, senza pesticidi e fertilizzanti chimici. Può succedere anche che vengano piantate 10 diverse specie di patate per poi verificare quale è quella più adatta alle creazioni dello chef, l’ultima delle quali è la torta di mele a bouquet di rose: talmente speciale da essere addirittura coperta da copyright.
Tutto questo aiuta a comprendere il motivo per cui il conto, all’Arpège, può oscillare tra 140 e 340 euro.
Foto | Flickr

Quale periodo migliore dell’anno per visitare le due città principe dello shopping, se non Dicembre? Ecco una piccola “guida” sulle cose da non perdere…
New York, nonostante il cambio sia oggi un po’ meno favorevole rispetto a quest’estate, da sicuramente il meglio di se nel periodo natalizio.
La via dello shopping per eccellenza è la Fifth Avenue, dove troverete davvero di tutto, dai negozi di souvenirs alle boutique dei maggiori stilisti di tutto il mondo (con un pizzico di orgoglio, visto che sono presenti tutte le maggiori firme italiane).
Se vi piacciono i centri commerciali, non possiamo non citare, tra i tanti, Macy’s, il Manhattan Mall, il South Street Seaport, e il Takashimaya, tutti situati a Manhattan.
Se volete fare shopping come fanno le star, non mancate la visita in questi tre negozi: Darling, 1st Horatio Street ( abiti ed accessori di giovani stilisti) , Eugenia Kim, 347 West 36th Street (cappelli e scarpe), e Ashley Tyler, 112 Green Street (abbigliamento sportivo e di tendenza). Questi negozi sono famosi, oltre che ovviamente per l’alta qualità della loro merce, per i loro clienti, tra i quali citiamo Sarah Jessica Parker, Jennifer Lopez, Madonna, Cameron Diaz e tanti altri…
Se non volete spingervi oltreoceano, c’è sempre Londra, che offre ai suoi visitatori oltre 30.000 negozi e 26 mercatini. Non si puo’ non iniziare da Oxford Street, che nel periodo Natalizio è una gioia per gli occhi. Qui si trovano i grandi magazzini Debenhams, Marks & Spencer e John Lewis. Da non perdere anche la zona attorno a St Christopher’s Place, e il mercato di Covent Garden, che pero’, vi avverto, è molto “turistico” e…caro! I negozi dei maggiori stilisti sono invece situati prevalentemente a Knightsbridge e Sloane Square.
Per chi ama i gioielli, imperdibile è l’area di Clerkenwell, mentre gli appassionati di musica troveranno veramente di tutto a Hanway Street e tra le stradine e il mercato di Portobello Road a Notting Hill. Per l’antiquariato, invece, dirigetevi senza indugio nei quartieri di Chelsea, Kensington e Islington.
Nella foto, il Covent Garden Market di Londra fotografato da mistress_f.

Un’insolita vista della statua della libertà … per un’insolita guida su New York che ho trovato navigando alcuni blog: “consumare cocaina a New York”. Penserete alla classica iniziativa di un qualche ente pubblico che consiglia come evitare problemi, dove trovare supporto medico in caso di dipendenza … Ma non è nulla di tutto questo.
Inizialmente pubblicata in marzo, ricompare su Gridskipper la mappa dei luoghi dove si consuma cocaina nella grande mela. Sono una quindicina di posti, descritti con indirizzo e localizzati su una mappa. I commenti sono espliciti: alberghi con consumo libero, addirittura nei bagni di uno si dice che alcuni divi del cinema siano stati visti; locali e pub che vengono descritti come “coke friendly” o semplicemente dove la gente nei bagni consuma senza essere disturbata.
La parte divertente è che ci sono le descrizioni delle tipologie di persone che frequentano un posto piuttosto che l’altro, così da orientare sulla scelta migliore: gruppi di giovani liceali, divi del cinema, appassionati di musica e così via. Insomma, un vademecum completo, aperto anche ai suggerimenti dei lettori … La domanda sorge spontanea: ma non era illegale? La foto è di Lori
Se non vado errata qualche anno fa si sfiorò l’incidente diplomatico tra l’Italia e la Finlandia a causa di una battuta poco felice del nostro Presidente del Consiglio circa le abitudini alimentari dei finlandesi (si parlava di renne se non ricordo male).
Al di là dei fatti di colore in effetti non è che si conosca molto di questa cucina, forse per ignoranza o perché, vista la grande varietà della nostra cucina, non siamo molto incentivati a provare le specialità degli altri paesi. Per i più curiosi che si recano in viaggio ad Helsinki, segnalo che esiste la possibilità di provare i piatti della cucina locale, preparati con ingredienti genuini di quella terra, senza il pericolo di incorrere nelle fregature dei soliti locali per turisti.
L’iniziativa si chiama l’Helsinki Menu e coinvolge una ventina di ristoratori che presentano i piatti tipici finlandesi, utilizzando unicamente i migliori ingredienti stagionali (quindi il menu cambia con le stagioni), qualche volta rivisitandoli secondo il gusto dei nostri giorni.
Il Helsinki Menu su Visit Finland.
In fotografia una cattedrale luterana ripresa da joshuaone6to9.

Nemesis81, nel sondaggio per votare la città più bella degli USA, ha votato per San Francisco obtorto collo. Manca infatti dalla lista delle città per cui si può dare la propria preferenza la città che a suo parere è la più bella di tutte, San Diego in California.
Davanti a San Diego si trova l’isola di Coronado, una volta raggiungibile solo con i traghetti, oggi unita alla terraferma grazie ad un ponte. L’isola, oltre ad ospitare una base navale della marina statunitense (se zoomate gon google map si può vedere una porta aerei ancorata alle sue banchine), e nota come luogo di villeggiatura, una volta frequentato soprattutto dal jet set che amava soggiornare al Hotel del Coronado, qui in fotografia, interamente costruito in legno, in puro stile vittoriano nel 1885. Per queste sue caratteristiche compare nella lista degli edifici storici degli USA.
Il Los Angeles Times consiglia consiglia un soggiorno in quest’isola a chi è in cerca di relax. Oltre all’Hotel del Coronado, l’altra struttura recensita e consigliate e il Glorietta Bay Inn; per entrambe i prezzi partono da circa 250 dollari a giorno per stanza. Anche l’offerta di ristoranti e pizzerie è notevole da queste parti, ma il quotidiano ci consiglia Brigantine Seafood Restaurant, dove il proprietario (Bob, chi altri se no?) prepara per pranzo e cena, specialità a base di pesce, con prezzi che partono da 10 dollari per il pranzo e 15 per la cena.
Un’ultima curiosità che mi ha lasciato molto interdetta. Sull’isola, che come già detto ospita una base navale, sono presenti anche diversi edifici adibiti ad uffici. Beh, uno di questi, visto dall’alto, ha la forma di una svastica nazista. Caso o volontà?
L’articolo del Los Angeles Times sull’isola di Coronado.
L’hotel Coronado sulla wikipedia inglese.
Google maps zoomato sull’edificio a forma di svastica.
Il sondaggio sulla città più bella degli USA.
La fotografia è di ISU_79.