Dato il continuo successo delle liste “10 cose da fare…” per i viaggiatori, utili e meravigliosamente concise, oggi ho deciso di proporre la lista delle “10 cose da NON fare in India”, ovviamente basandomi sulla mia esperienza personale. Quelli che hanno già viaggiato nel paese molto probabilmente riconosceranno alcuni consigli, rivivranno alcuni momenti divertenti del viaggio e sapranno anche che ci sono mille cose da NON fare in India: tra tutte, questo decalogo mi è sembrato il più adatto. Comunque, la regola d’eccellenza per i viaggiatori è il buonsenso e la consapevolezza di essere in un paese straniero che ha una storia, una cultura e delle tradizioni totalmente diverse dalle vostre. Detto ciò, riempite la valigia, aprite i vostri orizzonti e preparatevi per l’India.
1. Non dimenticare un medicinale contro i problemi intestinali a effetto immediato. Per quanto possiate stare attenti al cibo che mettete sotto i denti, il rischio è comunque alto, soprattutto se decidete di essere impavidi e di assaggiare la piccantissima cucina indiana (che consiglio vivamente). Preparatevi a qualche giorno di crampi allo stomaco e disturbi vari.
2. Non cambiare i soldi all’aeroporto, il cambio è davvero svantaggioso. Quello che vi consiglio di fare è lasciare l’Italia con già alcune rupie indiane per eventuali spostamenti in taxi appena arrivati, poi cercate subito un cambio locale.
3. Non dare denaro ai bambini che mendicano. Se sentite davvero il bisogno di un intervento immediato, comprate cibo preferibilmente locale (EVITATE SNACKS E BIBITE GASSATE).
4. Non entrare nei templi e nei luoghi sacri con vestiti succinti. In chiesa ci entrate scosciate, in costume o in pareo? Il buonsenso è universale!

La fotografia di Maria Lladó riprende il tempio di Karni Mata a Deshnoke, nel Rajasthan indiano; se ci fate caso il cortile è protetto da una rete metallica che deve proteggere il prezioso abitante di questo luogo, sacro agli Hindu. In effetti la rete non è stata stesa per prevenire intrusioni umane, quanto animali, almeno di quelli che predano quello sacro che qui viene venerato: il topo.
Il tempio, nella sua struttura portante, risale al XV secolo, anche se le bellissime porte, scolpite in argento, e la facciata in marmo bianco, risalgono solo al XX secolo.
Leggo dal blog Vicino e Lontano che:
Un giorno Karni mata chiese al Dio della morte, Yama, di far resuscitare un bambino, figlio di un cantastorie. Il Dio le rispose che non poteva farlo, perchè il bambino si era già reincarnato. Karni Mata si infuriò e proclamò che ogni cantastorie, dopo la morte, avrebbe abitato temporaneamente in un topo prima di reincarnarsi, privando così il Dio della morte di molte anime umane. Secondo un’altra versione, invece, Karni Mata proclamò che le anime dei bambini avrebbero avuto questa sorte.
I ratti sono venerati ancora oggi da centinaia di fedeli che li nutrono con latte, cerali e cocco, tutti speranzosi di incrociare il passo con un topo bianco, segno sicuro di buona sorte. Foto | zz77.