E’ capitato a un mio amico a Manhattan, New York, alla ricerca di un locale dove riscaldarsi ed asciugarsi durante una piovosa domenica autunnale.
“Meno male che questo ristorante era aperto; ma perché non costruiscono un pò di portici qui visto che piove sempre?”
“Ti sei accorto che ci sono solo grattacieli qui intorno?”
“Can I take your orders?”
“Oh yes. Giustaminute, madame. Perchè non fai tu l’ordinazione visto parli bene l’inglese?”
“No, no. E’ più divertente così.”
“Questa me la paghi. Well, ail tache a steac with frenchfriese”
“Pardon, I haven’t catch your order. Could you please repeat it?”
“I vuant a steac, cau, muuu, this one” indicando la voce sul menu.
“Oh, fine. And how do you want it?”
“E ora che vuole la singora? Mica ho capito”
“Dille come la vuoi cotta. Tu la prendi stracotta mi pare. Dille well done”
“Capito. Uelledane, madame”
“And after, do you like any dessert?”
“Questa l’ho capita. Yes, Ai vud laiche en aisecreame”
A questo punto la cameriera, un’anziana piccola donna, di almeno settant’anni portati con cura e dignità, si avvicina al mio amico, gli fa un buffetto sulla guancia e un pò sottovoce gli fa: “Guagliò, non accattarti l’ice cream; qui non è buono. Siente a me.”
Qualche volta è bello sentirsi italiani all’estero.
Di seguito la classifica dei 10 posti per scoprire l’Italia in America, secondo USAToday. La fotografia, Little Italy a Manhattan, è di 416style.
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