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Tutti gli articoli con tag metropolitan museum of art

Big Bambù. Arrampicarsi come panda, al MET di New York

pubblicato da Fabio Parri

Avreste mai pensato che un giorno, sarebbe stato possibile visitare il Metropolitan Art Museum di New York arrampicandovi al suo interno e non? Be’, sinceramente io no, e sono rimasto dunque assolutamente stupito dall’esposizione curata dai due artisti, i gemelli Doug e Mike Starn.

Chiamatà, formalmente, Big Bambú: You Can’t, You Don’t, and You Won’t Stop, ma conosciuta sul sito del MET anche con il nome Doug + Mike Starn on the Roof: Big Bambú, il progetto artistico consiste in una costruzione in continua evoluzione nella quale convivono scultura, architettura e arti sceniche, che raggiungerà, a fine autunno, le dimensione di 100 piedi in lunghezza, e 60 in larghezza ed altezza. Ma la cosa più interessante è… ci si può arrampicare!

Normalmente, infatti, i visitatori del museo potranno ammirare la costruzione dal piano del Roof Garden, e camminare tra la foresta di canne di bambù che fanno da base all’opera, meteo permettendo. Ma è durante le visite guidate che viene il bello, dal momento che le guide del museo porteranno con sé piccoli gruppi di visitatori all’interno delle complesse arterie di percorsi che compongono l’opera, a svariati metri di altezza dal Roof Garden.

Non male, eh? Arrampicarsi al MET. E chi lo avrebbe mai pensato?

Big Bambù. MET, di New York Big Bambù. MET, di New York Big Bambù. MET, di New York Big Bambù. MET, di New York Big Bambù. MET, di New York Big Bambù. MET, di New York

Via Jaunted
Foto | Flickr
Video | New York Times

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La biga etrusca contesa tra l'Umbria e New York

pubblicato da Elena

Metropolitan Museum of art, New York

Mi è capitato, un paio di settimane fa, di tornare a visitare quell’immensa esposizione di opere d’arte che è il Metropolitan Museum of Art di New York. C’ero stata più di un anno prima e ai tempi non avevo alcuna idea della disputa che sarebbe sorta proprio tra il Met e un piccolo comune umbro. Una disputa che dura tuttora e ha come oggetto una delle più splendide testimonianze della civiltà etrusca: la biga di Monteleone di Spoleto. “The Golden Chariot”, come è stata ribattezzata la biga, è custodita appunto nel museo statunitense ed è stata esposta al pubblico dall’aprile di quest’anno, dopo un lavoro di restauro. Il carro è stato portato negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo in maniera più o meno avventurosa e oggi il comune in cui è stato rinvenuto nel lontano 1902 ne rivendica la proprietà.

Complice il libro la biga rapita, pubblicato da Stampa Alternativa, che ne racconta la storia avventurosa, mi sono ritrovata in una delle nuove sale del museo ad ammirare, incantata, questo capolavoro e a sperare che, prima o poi, possa tornare nella sua terra. Vi confesso che, malgrado la sezione dedicata all’arte etrusca non sia certo tra le più visitate del Met (e, credetemi, è un vero peccato: a volte sembra che i visitatori si concentrino in alcuni punti più pubblicizzati senza accorgersi delle cose straordinarie che ci sono a solo pochi passi), la biga è davvero di una bellezza sorprendente. Un consiglio, se vi capita l’occasione di visitare la Grande Mela, non vi perdete questa sala, vale l’intera visita!

Nella foto l’ingresso del Metropolitan tratto dal book fotografico di Nate Steiner.

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Roof bar a New York: il baretto sopra il Metropolitan Museum of Art

pubblicato da Marco

Scultura al Metropolitan Museum of ArtCerto sfruttare la notorietà di uno dei più importanti musei di New York, il Metropolitan Museum of Art, per descriverne un bar, piuttosto che le opere esposte o un evento particolarmente importante in programma, è criticabile, ma quando si visita la Grande Mela d’estate, quando le temperature squagliano l’asfalto e spingono al massimo tutti i condizionatori, rifugiarsi in un roof garden, può essere considerato anche materia di sopravvivenza.

Il bar in questione, non è dei più elevati e quindi più freschi, ma sicuramente offre una vista straordinaria su Central Park, senza contare che può essere preso come punto di partenza per visitare il roof garden. In effetti è poco più di un baretto, ma offre sia bevande alcooliche (dal daiquiri, al margarita o un mojitos,) che analcoliche come anche sandwich e dessert; i prezzi sono un pò più alti che da altre parti, ma d’altra parte la location lo giustifica.

L’unico modo per accedere a questo baretto, sull’ Iris e B. Gerald Cantor Roof Garden, è tramite l’ascensore al piano terra dell’edificio, all’ala sud-ovest, appena fuori la galleria del XX secolo. La fotografia è di ricardo.martins.

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