Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag ghetto

7 locali (ristoranti, trattorie e pizzerie) dove mangiare bene a Roma

pubblicato da debora

Mangiare a Roma
7 ristoranti romani consigliati da Frommers, ed anche se tra questi non c’è il Passetto, prima di ordinare è sempre bene dare un’occhiata al menu, anche solo per avere un’idea dei prezzi praticati, e solo dopo affidarsi al “cosa ci consiglia” rivolto al cameriere.

Si inizia dalla trattoria Al Moro, al Vicolo delle Bollette 131 (06-6783495), dietro Fontana di Trevi; una trattoria un po’ sciatta, a conduzione familiare, che è però riuscita ad attirare personaggi del calibro di Federico Fellini. Vale la pena di sopportare il burbero proprietario per assaggiare autentiche specialità come un croccante arrosto di capretto aromatizzato con rosmarino fresco, gli spaghetti Al Moro o l’agnello in umido con pomodoro fresco.

Su una piazza appartata nella storica zona del ghetto ebraico, gli amanti del carciofo fritto ( potete anche chiedere dei carciofi alla giudia), possono andare tranquillamente da Piperno (tra i più noti ed apprezzati dai romani) , una taverna nata intorno dal 1856. Insieme con i croccanti carciofi fritti e il fritto misto vegetariano, Piperno serve abbondanti specialità di pasta, i morbidi gnocchetti alla matriciana, frutti di mare e piatti di carne di vitello.

Continua a leggere: 7 locali (ristoranti, trattorie e pizzerie) dove mangiare bene a Roma

....
condividi 3 Commenti

Inaugurato a Roma il primo Kosher Wine Bar in Europa

pubblicato da debora

via Santa Maria del Pianto a Roma
E’ stato inaugurato a Roma, e più precisamente in via Santa Maria del Pianto 68 nel rione Sant’Angelo (in foto uno scorcio della via ripresi da zak mc), il primo Kosher Wine Bar in Europa, alla presenza di numerosi personaggi della politica, dello spettacolo e della moda.

Cos’è un bar Koscher (o cascher)? Un locale che serve cibi e bevande adatte, come lo sono quelle che seguono i precetti della Torah, i libri sacri della religione ebraica. Per esempio il vino, leggo da Il Tempo,

è kasher solo se la sua produzione viene effettuata da un ebreo osservante o comunque sotto la stretta osservanza del rabbinato. Non ci deve essere nessun minimo residuo di bucce, raspi o comunque tracce di altro vino.

Un mercato di nicchia? Mica tanto se in questo affare sono entrati l’ Algida, Mulino Bianco e la Pavesi (vedi l’Espresso), se la Regione Lazio ha promosso la produzione di prodotti come vino, oli e formaggi, tutti rigorosamente certificati kosher, se negli USA questo mercato, nonostante la crisi, cresce a ritmi del 15% annui. Un mercato solo per clienti di regioni ebraica? Mica vero neppure questo, visto che Madonna, Deami Moore e Paris Hilton, come l’80% degli acquirenti di cibo Kosher non è di fede ebraica.

....
condividi 0 Commenti

A Cracovia con le guide della Lonely Planet

pubblicato da debora


Anche se è difficile masticare l’inglese biascicato dal tipo della Lonely Planet, il video è un buon punto di partenza per capire cosa aspettarsi da un viaggio a Cracovia, sorta lungo la Vistola nel sud della Polonia, per lungo tempo capitale del paese e città polacca più visitata dai turisti.

Qui si viene per visitare il suo centro storico (stare miasto), tanto importante da essere protetto dall’Unesco, o il Kazimierz, il ghetto nato come città separata da Cracovia (qui Spielberg ha girato il film Schindler’s List), ma non solo, visto che la città è viva e piena di attività culturali anche grazie ai ragazzi che qui vengono a studiare. Tra le curiosità del video, il giro nella Casa comunista (Trabant compresa) e una via Ronalda Regana, che vi lascio indovinare a chi sia dedicata.

Il ghetto su Travelblog.

....
condividi 0 Commenti

La vera cucina romana, per i non romani, da Giggetto al Portico d'Ottavia al ghetto

pubblicato da debora

Via Portico d'Ottavia a RomaNoi romani non siamo famosi per essere gente fine (o fina come direbbimo noartri), e questo nostro carattere “genuino” (a volte troppo genuino) si riflette anche nella cucina, che se può vantare secoli di tradizioni, non è tra quelle più raffinate, ma soprattutto leggere, d’Italia. Ed è per questo motivo, la “pesantezza” della sua cucina che abbonda negli olii, fritti e sughi abbastanza grassi (retaggio di una civiltà nata sull’agricoltura e pastorizia), che sono restia a portare gli amici “non romani” in ristoranti dove si servono piatti della cucina romana.

Ultimamente mi sono concessa un giorno da turista, e sono andata a zonzo nel ghetto, partendo e tornando a via del Portico d’Ottavia, qui ripresa da antmoose, avendo l’accortezza di prenotare per tempo un tavolo da Gigetto al Portico d’Ottavia (leggete le recensioni sul sito Menu di Roma), con l’intenzione di farmi una bella mangiata a base di cucina romana. Dico subito che non sono rimasta del tutto soddisfatta, ma il perchè l’ho capito solo il giorno dopo. I piatti erano buoni, ma mancavano di quella profondità, ricchezza di sapori (altri direbbero pesantezza) che mi aspettavo dalla cucina romana, come se il cuoco non avesse voluto eccedere con i condimenti per venire incontro al gusto dei turisti.

Quindi se da romana non lo consiglieri ad altri romani, perchè un pò leggera come cucina, mi sento di consigliarla tranquillamente ai non romani che volessero avere un approccio più cauto e leggero alla cucina romana. Il ristorante sta proprio accanto al Portico, ha parecchi tavoli all’interno, è meglio prenotare e se andate di fretta, meglio arrivare prima dell’una. Il servizio è del genere amichevole, che se da un lato può far storcere la bocca a qualcuno, dall’altro ha il pregio di ottenere informazioni oneste su quanto vi possono servire. Carciofo alla giudia ( ne servono 1 e questo è un peccato) d’obbligo; io poi sono andata su 1/2 porzione di gricia e coda alla vaccinara: ottima anche se leggera e non abbondante.

Ovviamente scordatevi il pesce, e se vi chiedete il perchè vi rimando al testo de “La società dei magniaccioni” su Italian Folk Music, di cui qui riporto uno stornello.

Ce piacciono li polli, l’abbacchi e le galline,
perchè so senza spine,
nun so come er baccalà.
La società de li magnaccioni,
la società de la gioventù,
a noi ce piace de magna’ e beve,
e nun ce piace de lavora’.

....
condividi 6 Commenti