
Se siete dei turisti-fai-da-te e state pensando di regalarvi una bella vacanza in Brasile, magari sulla costa, vi sconsiglio di noleggiare il dvd del film Turistas.
Io l’ho visto e per un attimo sono stato tentato di rimettere in discussione alcune certezze su quale sia il modo migliore di organizzare un viaggio, se preferire un tour operator o affidarsi alla propria buona sorte.
Il film, di cui trovate una scheda accurata su cineblog, racconta le avventure e soprattuto le disavventure di un gruppo di ragazzi in vacanza in Brasile che hanno la sventura di imbattersi in un autista di autobus poco accorto… Il resto non ve lo racconto per non rovinarvi del tutto l’eventuale visione.
Sappiate comunque che la stupenda spiaggia, le intricate foreste e le cascate che vedrete esistono davvero: si trovano a Ubatuba e Lencois.
Famosa tra i praticanti degli sport nautici, sommozzatori e surfisti di tutto il mondo, Ubatuba possiede le spiagge con le migliori onde del litorale paulista, adatte ad ogni preferenza, dalle forti onde a Itamambuca alle acque calme della spiaggia di Lázaro. Ci sono anche quelle disabitate raggiungibili solo con i sentieri, come Brava, dell’Almada e Cedro.
La storia di Lencois inizia nel 1845, durante il Ciclo del Diamante, quando esploratori alla ricerca di ricchezze fondarono un villaggio modesto nell’area della Chapada Diamantina.
In questa zona ci sono moltissime grotte, anche attraversate da fiumi: il Pozzo Incantato comprende un lago profondo 61 metri e dalle acque blu scure. Per vederlo è necessario addentrarsi per 80 metri nella caverna seguendo una ripida discesa; il Pozzo del Diavolo; la Lapa Dolce, una grotta con 850 metri sotterranei pieni di stalattiti e stalagmiti; l’Azzurro, una grande parete inclinata con lago sul fondo dove il sole entra soltanto fra le 14:30 e le 15:30….

Non so voi, ma io ho sempre avuto difficoltà a viaggiare in gruppi organizzati, a dovermi adeguare ai ritmi e alle esigenze altrui in viaggio. Questo è uno dei motivi principali per cui preferisco organizzarmi i viaggi da sola, spesso in modo più spartano di quanto accadrebbe se mi rivolgessi a qualche noto tour operator, ma sicuramente con maggiore indipendenza e in modo più aderente ai miei interessi. Lungi da essere la mia una crociata anti-viaggi organizzati (del resto tutti i gusti sono gusti, è sempre esistito il viaggiatore che cerca la tranquillità o il lusso in vacanza e quello più “into the wild” - a proposito, l’omonimo film di Sean Penn di cui vi abbiamo parlato tempo fa è uscito da una decina di giorni nelle sale ed è davvero da vedere, per la storia soprattutto, ma anche per lo scorcio di natura selvaggia che ci regala-) prendo invece lo spunto per segnalarvi un sito che, almeno sulla carta, sembra proporre una via di mezzo tra il gruppone organizzato e l’elasticità di un viaggio personalizzato (senza il rischio solitudine).
Il motto di Quiltour è “il piacere di viaggiare con persone simili a te”. Incuriosita da questa dichiarazione d’intenti ho dato un’occhiata alla presentazione sul sito web (a cui avevamo accennato già tempo fa per le proposte di capodanno) e ho scoperto come funziona il meccanismo: in pratica se ci si registra (gratis) al sito si ha la possibilità di ricevere la newsletter e di selezionare bookmarks dei viaggi a cui si è interessati; in alternativa ci si può iscrivere (a pagamento: 120 euro all’anno) e compilare un questionario con i propri interessi e i propri dati personali che verranno inseriti in un database per permettere al sistema di elaborare le affinità con i potenziali compagni di viaggio. In seguito poi sarà possibile richiedere la prenotazione di viaggi e servizi direttamente attraverso il sito che selezionerà il gruppo più adatto alle vostre esigenze. Insomma, una specie di agenzia matrimoniale (anche se è ben specificato che la filosofia del progetto non è quella di un sito di incontri) che, al posto di cercare l’anima gemella, si preoccupa di procurarvi i compagni di viaggio ideali.

Probabilmente chi ha intenzione di fare un viaggio in New Mexico è qualcuno che ha già visitato molte parti del “globo terracqueo” ed è alla ricerca di posti molto particolari. Oppure ha appena letto qualche libro dello scrittore americano recente vincitore del Pulitzer, Cormac McCarthy. Questo grande scrittore ancora non conosciutissimo in Italia ha ambientato al confine tra Stati Uniti e Messico, dalle parti di El Paso lungo quella strada che corre in mezzo al deserto e alle cattedrali di roccia verso la mitica città messicana di Chihuahua, una indimenticabile trilogia che racconta la storia del West dall”800 su, su fino agli anni ‘50 del secolo scorso.
Il New Mexico e il Texas, come migiaia di km di pellicola cinemtografica ci hanno ormai insegnato, sono terre lunari dove la natura è immensa e l’uomo piccolo. Sono le terre dei cowboy e della storia di Billy the Kid, il leggendario pistolero con la faccia da bambino e degli indiani Comanches. Sono le terre delle antichissime e affascinanti pitture rupestri. Le terre di film bellissimi come The Milagro Beanfield War di Redford, Billy the Kid, Butch Cassidy and the Sundance Kid e di tantissimi vecchi western. Il nostro grande Sergio Leone poco o nulla girò da queste parti, ma le case di adobe e quese piane desolate erano l’ossessione che produsse i suoi capolavori.
Per me saranno sempre le terre dove il buon Mccarthy ha fatto meravigliosamente vivere e morire “il cowboy tutto americano” John Grady Cole.
Qui trovate il sito del Dipartimento del turismo del NM e qui il sito della NM Film Commission con l’infinita filmografia girata da queste parti… hasta la vista gringos!
Ricordate il film The Terminal con Tom Hanks, tratto dalla storia, vera, dell’iraniano Merhan Nasseri, che per quasi due anni ha vissuto all’interno dell’aeroporto Charles De Gaulle a Parigi? Beh pare che qualcosa di simile sia capitato nell’aeroporto statunitense di Milwaukee nel Wisconsin.
Secondo quanto riportato dal Today’s TMJ4 una famiglia originaria della Bosnia, composta da tre persone, ha vissuto per alcuni giorni nell’area ritiro bagagli dell’aeroporto, senza che questo fosse notato dalle autorità aeroportuali o da quelle addette alla sicurezza. Questa volta non si è trattato però di motivi politici, ma più banalmente di motivi economici. La famiglia infatti, aveva smarrito i biglietti per continuare il viaggio per Kansas City e non era in grado di comprarne di nuovi.
Alcuni però dubitano di questa spiegazione visto che, improvvisamente come è apparsa, la famiglia è poi scomparsa, senza ringraziare il personale aeroportuale che li stava “accudendo”, fornendogli cibo, bevande e altro materiale di prima necessità. Foto| otakuchick.
E’ stata presentata ieri alla Festa del cinema di Roma la pellicola di Sean Penn “Into the wild” che ripercorre la storia (vera) del poco più che ventenne Christopher McCandless originario dell’East Coast che scelse, agli inizi degli anni novanta, di lasciare tutto per viaggiare a contatto con la natura dal South Dakota fino ai boschi incontaminati dell’Alaska, dove morì a 24 anni nel 1992.
Sul quotidiano on line Sun-Sentinel ho trovato questo articolo che mette in evidenza un fenomeno che sembra stia nascendo negli Stati Uniti. Dopo il pienone sui voli diretti in Madagascar, qualche anno fa, sull’onda del successo dell’omonimo cartoon targato Disney, pare infatti che stia per scatenarsi un’orda di emuli del protagonista del film di Sean Penn, nonché del libro di Jon Krakauer (l’autore stesso, tra l’altro, è uno che l’avventura l’ha vissuta sulla propria pelle, essendo uno dei superstiti di una spedizione sull’Everest in cui morirono 9 alpinisti nel 1996). La meta principale di tutti questi aspiranti avventurieri è la piccola cittadina di Fairbanks, in Alaska appunto.
E in Alaska si corre ai ripari: è infatti stato appena pubblicato un opuscolo dal titolo “Into the Wild [and back again safely],” e l’Alaska Travel Industry Association sta promuovendo una serie di escursioni in cui dare al turista in cerca di emozioni un assaggio di avventura ma “con l’assicurazione di sopravvivere”. Insomma pare che si cerchi di vendere l’invendibile, evidentemente andando nella direzione opposta rispetto allo spirito della storia.
Alcuni di questi pacchetti ripercorrono la strada di McCandless da Denali al Katmai National Park alla ricerca degli orsi, e comprendono trekking su ghiacciaio nel Wrangell-St. Elias National Park e una visita all’Arctic National Park. Un’altra possibilità è offerta dal tour operator Travcoa con un viaggio di 8 giorni lungo il percorso della Iditarod Trail, ovvero l’ultima frontiera del Nord America, una corsa in slitta trainata da cani: quasi 1700 chilometri di percorso sul ghiaccio per entrare a far parte dell’ “ultima grande corsa sulla terra”. Il tutto al costo di 5995 dollari, con partenza il 28 febbraio 2008.
Per ora, non avendo ancora visto il film, (di cui potete leggere la recensione in anteprima su cineblog) io mi accontendo dell’ottima colonna sonora composta da Eddie Vedder.
Qualcuno le utilizza ormai abitualmente come strumento di lavoro e nella vita di tutti i giorni. Per qualcuno costruire Google Maps è diventato invece una specie di hobby. Qualcun altro ne ha fatto una specie di genere editoriale fatto di mappe che descrivono percorsi turistici con tanto di foto, testi e video, mappe che segnalano attrazioni e recensiscono ristoranti e alberghi in determinate città.
Ne vorrei segnalare una in particolare che mi sembra interessante relativa alla famosa Route 66, ovvero quella strada che attraversa agli Stati Uniti e sulla quale sono passati centinaia di film, romanzi e racconti.
A partire da un loro viaggio del 2002 Jay Crim e Shekar Davarya hanno pubblicato questa affascinante mappa ricca di foto di luoghi leggendari e interviste alla gente incontrata On the road. Insomma una testimonianza e un documento su un luogo reale ma anche fantastico situato nell’immaginario di molti di noi.
Spartacus, Lolita, Il dottor Stranamore, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Shining, Full Metal Jacket,
Eyes Wide Shut sono gli ultimi 9 film diretti da Stanley Kubrik, il geniale regista britannico, morto nel 1999.
Per gli amanti del cinema, l’appuntamento con la la mostra “Stanley Kubrick”, che si terrà al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 6 ottobre al 6 gennaio del 2008, sarà l’occasione, imperdibile, per cercare di capire come il grande regista (ma anche scenografo) preparasse e poi realizzasse le sue opere, tra le quali non solo quelle poi effettivamente realizzate, ma anche alcune tra quelle che poi non hanno passato la fase progettuale.
La mostra permetterà di visionare:
documenti inediti, copioni, appunti di regia, fotografie, testimonianze e filmati dal backstage, plastici, costumi e ricostruzioni di alcune delle più suggestive ambientazioni sceniche.
Inoltre sarà possibile vedere come sono state realizzate alcune tra le più famose scene di 2001: Odissea nello spazio, tra le quali quella della centrifuga della navicella spaziale o quella del computer Hal.
Foto|DISC0STU.