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I nuovi prezzi per il trasporto dei bagagli con Ryanair. Meglio puntare sul bagaglio a mano

pubblicato da debora

Imbarco su Ryanair
Dal primo di ottobre entreranno in vigore i nuovi prezzi per il trasporto dei bagagli di Ryanair. Sintetizzando, meglio puntare sul bagaglio a mano, lo si capisce confrontando il prima ed il dopo primo ottobre, ma lo dichiara esplicitamente anche Stephen McNamara, il portavoce della compagnia: “Per convincere i passeggeri a viaggiare solo con il bagaglio a mano e sostenere il costo di alcune di queste tariffe ridotte stiamo aumentando il limite dei bagagli e le tariffe a partire dal primo ottobre. Tuttavia più del 70 per cento dei passeggeri Ryanair non sarà toccato da questi cambiamenti dal momento che viaggia già con un solo bagaglio a mano, che rimane gratuito”.

Vediamo allora cosa accadrà dal primo ottobre di quest’anno: oggi possono essere trasportati (in stiva) fino a 3 bagagli per passeggero, entro i 15 chilogrammi di franchigia complessivi, oltre i quali si paga un supplemento di 15 euro al chilo, mentre in futuro potranno essere due bagagli per passeggero, con lo stesso limite di 15 chilogrammi , oltre i quali si pagano 20 euro al chilo.

I costi; oggi per il primo collo si pagano 10 euro, se si prenota il trasporto con la procedura on-line, 20 euro quando si presenta il collo direttamente al check-in (sempre entro i 15 chili della franchigia). Per il secondo e terzo collo, attualmente non c’è distinzione tra procedura on-line e presentazione al check-in, e si pagano 20 euro. Da ottobre, con la procedura on-line, si pagheranno 15 euro per il primo collo e 35 per il secondo, presentando invece i bagagli direttamente in aeroporto, i costi passano a 30 e 70 euro.

EDIT-La franchigia di 15 chili è complessiva, grazie Asdrubale!
Via FlyBolognAirport e Excite.
Vedi anche la procedura di check in online di Ryanair.

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Il Bhutan, l'ultimo possibile Shangri-La

pubblicato da debora

Non è facile ne economico viaggiare in Bhutan; infatti oltre a richiedere il visto (20 dollari), occorre rivolgersi ad un Tour Operator riconosciuto. Il visto costa 200 dollari statunitensi al giorno, comprensivo di alloggio, pasti, trasporti interni, guide locali ed eventuali manifestazioni artistiche, culturali e folkloristiche. In bassa stagione (dicembre-febbraio / giugno-agosto) il versamento è ridotto a 165 dollari al giorno. Infine all’arrivo nel Paese viene inoltre richiesto il pagamento di 20 dollari USA ed è necessaria 1 fotografia. Tutto questo non è contrattabile o modificabile, in quanto stabilito dall’autorità centrale.

L’unica alternativa è riceve un invito da un cittadino o da una organizzazione per il volontariato, il che presuppone che anche voi siate dei volontari. Occhio al fumo, perchè il commercio è vietato in tutto il paese e ne potete portare solo per il vostro consumo. Ne vale la pena? Guardate il video e decidete da soli.

Video | popcatepetl2.

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999 nudi, ai Jubilee Gardens, a Londra

pubblicato da debora

Cosa ci fanno 999 persone nude (fino ad un certo punto…) ai Jubilee Gardens, a Londra? Partecipano ad una grande operazione commerciale della Aer Lingus, per pubblicizzare una serie di nuove tratte con Londra, offerte al prezzo promozionale di 9,99 sterline.

E che c’entrano i nudi? Beh, lo slogan potrebbe essere No Hidden Cost, (Niente costi nascosti), e da nudi si hanno pochi posti dove nascondere le cose. Secondo me si tratta anche di una grande presa in giro, e a qualcuno dalle parti di Ryan Air fischieranno le orecchie. Per la cronaca, il meeting si è tenuto lo scorso 15 marzo.

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Falsi miti: Dubai non è solo il lusso del Burj Al Arab

pubblicato da debora

Suq delle spezie a Dubai

Dici Dubai e pensi subito al Burj El Arab, al costruendo Palazzo Versace, all’Hotel Atlantis o al Fairmont Dubai, tutti accomunati dal marchio del lusso. Ma Dubai non è anche molte altre cose ancora, hotel dai prezzi accessibili, ottime cene a prezzi “normali”, taxi economici con cui muoversi per la città, tutto questo ci racconta su Cool Travel Guide, Lara Dunston una “travel writer” professionista.

E Lara va subito al sodo, spiegando come un soggiorno a Dubai (se si esclude gli hotel di cui sopra) può costare molto meno che un analogo soggiorno a Londra, New York o Parigi, e lo fa partendo dagli hotel.

Consideriamo per esempio una catena tra le più vantaggiose, come la Express by Holiday Inn: in questo momento (settembre 2008) a New York costa 397 dollari, a Londra intorno 290, mentre a Dubai si aggira intorno ai 113.

E Lara fa lo stesso ragionamento anche per i pasti, dove, sempre evitando i locali di prima fascia, si possono trovare ottime cucine a prezzi tra i 12 e 15 dollari, come anche l’immancabile Kebab a meno di 1 dollaro. Solo non aspettatevi di trovare birra o vino come da noi; per quello dovete cercare i locali autorizzati come il Noodle House. Foto del suq delle spezie di imkjgallery.com.

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Dal 22 settembre la Torre Eiffel splenderà di meno

pubblicato da debora


Dal prossimo 22 settembre Parigi avrà la sua celebre torre in versione ecologica, questo almeno nelle intenzioni dell’amministrazione, che ha deciso di attuare una politica più attenta ai temi dell’ambiente (e a quelli dei budget finanziari dico io) dimezzando il tempo di illuminazione notturna della Torre Eiffel. Infatti si passerà dagli attuali 10 minuti di accensione, a 5 minuti, durante i quali resteranno accese le 20.000 lampadine che illuminano la celebre torre.

Si può salire ai vari livelli della Torre Eiffel con un ascensore, con i prezzi che variano a seconda del livello cui ci si ferma. Si parte dai 4,80 euro del 1° livello, per passare ai 7,80 euro del 2° livello, e arrivare ai 12 euro del 3° livello. Salire con le scale, non è comunque gratuito, visto che si pagano 4,00 euro. Solo i minori di 3 anni entrano gratis.

La news via Ecoblog.
Le foto della gallery La Torre Eiffel a Parigi grazie alle foto di Al Ianni, booleansplit, Gimli_36, ekl1_pse, gadl, david.nikonvscanon, Matthew Oliphant, Damien Roué, Justin Marty, scjody, laurenatclemson, _Gene_.

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Conviene veramente volare con i voli low cost della Myair?

pubblicato da debora

Aereo Myair
Ieri, lunedì 1 settembre, ho letto un articolo su Dnews dal titolo “Voli low cost, ma inesistenti: un giochino firmato Myair”, dove tra le altre cose leggo di un sistema (brutta parola):

Il sistema è sempre lo stesso e si basa su aerei più o meno “fantasma”, che esistono al momento della prenotazione, ma scompaiono quindici giorni prima della partenza, costringendo chi ha il biglietto ad accettare altre destinazioni, o altre date, oppure a chiedere un rimborso che non sempre, denunciano ancora i blog, arriva.

Dal punto di vista legale le compagnie aeree possono cancellare un volo fino a 15 giorni prima della partenza, rimborsando il biglietto del volo ai clienti. Tralasciando il problema del rimborso, che dovrebbe essere, se non immediato, almeno tempestivo (e non a “babbo morto”), quello che spesso accade e che ai passeggeri viene offerto di partire da un altro aeroporto (Venezia invece di Bergamo o Bologna), magari con qualche sovra-prezzo, e questi , qualche volta, sono costretti ad accettare perché i voli delle altre compagnie o sono pieni o non hanno più disponibilità di posti a costi economici.

Barabba non ha accettato il cambio propostogli, come ci racconta sul gruppo di google it.hobby.viaggi.

Il sito web della Myair.
Le segnalazioni di Barabba su google, Zakkkingo su Travelblog, stefano su Zingarate.
Il sito web di Dnews (cercate nell’archivio con data 1.9.2008 edizione Roma).
Foto | wicho.

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I dubbi della Ryanair: meglio eliminare i giubbotti salvagente o il carburante?

pubblicato da debora

Flotta Ryanar
Avevamo raccontato della Air Canada Jazz che ha deciso di non caricare più a bordo i giubbotti salvagente, perché non obbligatori secondo la legislazione canadese, e quindi peso inutile (e costoso) da portare in giro per i cieli. Come al solito la Ryanair si spinge più in là dei concorrenti, anche sul fronte dell’alleggerimento del velivolo e l’idea è di quelle “geniali”.

“Come risparmiare sul peso dell’aereo per risparmiare sul carburante?”, mi immagino sarà stata questa la domanda che sarà stata rivolta ai dipendenti della compagnia durante una sessione routinaria di brainstorming. E mi immagino che, in una di quelle riunioni, ci sarà stato il solito pierino che, perché interrogato senza essersi preparato, o per far colpo sulla collega, abbia voluto fare lo spiritoso lanciando l’idea: “Semplice. Per consumare meno carburante, imbarchiamo meno carburante!”.

Il problema è che gli psicologi della compagnia non si sono accorti che la sua era una battuta e hanno preso per buona l’idea, ed ora ci troviamo con alcuni piloti della Ryanair nei guai, perché si sono lasciati sfuggire che la compagnia carica poca benzina sui propri velivoli e fa pressioni su di loro perché non richiedano l’extra fuel.

La compagnia ha seccamente respinto queste accuse, definendole clownesche, resta il fatto però che per la Civil Aviation Authority, l’Ente britannico per la sicurezza del volo, il numero di atterraggi di emergenza perché l’aereo era rimasto a secco è passato dagli 11 del 2003 ai 27 del 2007, più del doppio quindi.

News via Quotidiano.net.
La Air Canada Jazz elimina i giubbotti salvagente dai propri voli.
Foto| paolo margari.

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La Air Canada Jazz elimina i giubbotti salvagente dai propri voli

pubblicato da debora

Air Jazz
La storia è semplice: il petrolio costa sempre di più, per cui le compagnie aeree, per rimanere in attivo, devono decidere di aumentare i prezzi dei biglietti o diminuire i costi di gestione. In un mercato così frazionato (forse ancora per poco tempo vista la corsa alle fusioni tra compagnie) aumentare i prezzi, spesso, significa perdere quote di mercato, uno dei parametri fondamentali che occorre invece preservare se si vuole resistere sul mercato. Rimane allora l’opzione di abbassare i costi.

Quali costi? Innanzitutto quelli legati al carburante. Così mentre si moltiplicano le voci (per ora solo voci) di aerei che volano con il quantitativo giusto di carburante, senza avere la riserva per le emergenze, o aerei che sostano sulla pista di rullaggio il minimo indispensabile (un pò come noi automobilisti che fermi in coda spegniamo il motore), di sicuro c’è che si cerca di far volare gli aerei sempre più leggeri, eliminando i pesi inutili, in modo da risparmiare sul carburante.

Per cui abbiamo compagnie che passano dalle normali stoviglie a quelle di plastica, e non per questioni di sicurezza ma per questioni di peso, ed altre che eliminano i giubbotti di sicurezza, perché tanto sono inutili. E’ questo infatti il ragionamento che hanno fatto quelli della Air Canada Jazz, visto che tutte le loro rotte di volo distano oltre 90 chilometri dalle coste marine ( e quelle poche che non rientravano in questi limiti sono state modificate), per cui le compagnie aeree, secondo la legislazione canadese, sono autorizzate a mantenere a bordo unicamente i gommoncini gonfiabili, e non anche i i giubbotti di sicurezza. Unica concessione è quella prevista per gli infanti (mi sa che io non rientro più tra questi), per i quali è previsto il mantenimento a bordo della dotazione di giubbotti salvagente.

Ok, il discorso fila liscio, molto razionale, anche se poi, quando salgo a bordo di un aereo, non mi sento poi tanto sapiens sapiens, quanto piuttosto homo, e magari mi inquieto un pò di più per notizie di questo genere.

News via Canada.com.
Il sito della Air Canada Jazz, dove però non ho trovato traccia di questa novità.
Foto di Drewski2112.

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Nuovi self services all'aeroporto: check in self service per i bagagli ad Amsterdam

pubblicato da debora

BagagliSe l’esperimento che stanno conducendo all’aeroporto di Schiphol, Amsterdam, avrà successo una foto del genere potrebbe diventare un reperto storico, qualcosa che documenta i bei tempi andati. Scherzi a parte, ad Amsterdam, per un mese, sarà possibile (per chi lo vorrà) fare il check in dei bagagli via self service, immettendo tutta quella serie di informazioni, che diventano un codice a barre adesivo da attaccare alle nostre valigie, grazie ad un pc con touch screen (Record! Ho finito il limite di termini inglesi concessoci da Travelblog per un post già al primo periodo!).

L’esperimento, il primo del genere al mondo, durerà 6 mesi ma quelli dell’aeroporto devono già conoscerne l’esito se hanno già pronti molti di questi self service da installare in futuro. Tutto per favorire i desideri dei viaggiatori dicono loro; tutto per diminuire i costi (e dare a noi la colpa se il bagaglio arriva ad Hong Kong invece che a New York) dico io.

News via msnbc.
Fotografia di jeremyfoo.

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Barzellette di viaggio: nuovi extra in vista per i voli aerei

pubblicato da debora

Costi in aereo
Ogni tanto qui su travelblog vi raccontiamo di quanto avviene negli States, con la nascosta intenzione di prepararvi al prossimo futuro (della serie, quello che accade là, prima o poi ci torna qua), anche per quanto riguarda gli extra, sempre più vari e fantasiosi, che si stanno moltiplicando su strategy planning dei marketing director delle compagnie aeree. Da ultimo la notizia che la US Airways da agosto farà pagare 2 dollari per una Coke.

Arrabbiati? Si? Allora provo a tirarvi su con questa vignetta che ho trovato sul Web, che si potrebbe tradurre più o meno così: “..nel caso di un improvviso abbassamento della pressione in cabina, una maschera per l’ossigeno cadrà automaticamente dal suo alloggiamento sopra le vostre teste. Per 15 dollari la potete attivare…”.

La vignetta è di Steve Benson e il sito su cui l’ho trovata è il Creators.com.
I nuovi extra della US Airways su travelblog.

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Un toscano in moto da due anni in giro per il mondo

pubblicato da Elena

in giro per il mondo Pochi giorni fa ci chiedevamo come si mantengono “on the road” per anni e anni i viaggiatori “di lungo corso”. Oggi, grazie alla segnalazione di freez267, abbiamo scoperto il sito di partireper.it: “partire per viaggiare, non per arrivare” è il motto di Gionata Nencini, fotografo, scrittore, viaggiatore, motociclista ventiquattrenne di Fiesole che ha cominciato il suo giro del mondo in moto nel 2005, folgorato sulla via metaforica di Damasco dalla lettura di “sulla strada” di Kerouac.

Il viaggio è descritto in varie sezioni: dall’Italia al Giappone nel 2005, dal Giappone all’Australia nel 2006 e, nel corso del 2007, il percorso all’interno del grande continente rosso, dove attualmente si trova Gionata (le news di maggio lo davano a Brisbane).

Inoltre il nostro motociclista toscano pubblica sul suo sito il resoconto dettagliato delle spese con i costi ottimizzati. E qui troviamo la risposta alla nostra domanda: stando ai suoi conti, la spesa media mensile si aggira attorno ai 733 €, tutto incluso (anche l’acquisto del dominio web da cui leggiamo da casa i suoi resoconti e possiamo guardare le sue foto e i suoi filmati). Insomma una cosa abbordabile se si ha qualche soldino da parte, o se si trova uno sponsor. Ma c’è un’ultima opzione: se si decide di non viaggiare in moto, si rischia di scendere addirittura fino a 300 € al mese! Be’, ora però sorge spontanea un’altra domanda: ma in questo caso il globo ci tocca percorrerlo proprio tutto a piedi o in autostop, vero?

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